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Un prodotto eccellente che racchiude, nei suoi sapori e nei suoi profumi, una lunga storia che ha origine molti anni fa. Un' attenta e rigida lavorazione per far sė che il risultato sia ottimo. L'aceto balsamico, oggi sempre pių spesso sulle nostre tavole, č davvero un prodotto come pochi. Storia dell'aceto balsamicoLa storia delle origini dell’aceto balsamico è controversa, ma si è sempre adottata, come prima ipotesi, una genesi casuale del prodotto. Ciò sarebbe avvenuto dal quantitativo di mosto cotto d'uva, dal nome Seba, tipico della cucina modenese, e ritrovato ormai “vecchio” in un vasetto quando ormai presentava un’avviata acetificazione. Una prima testimonianza scritta risale all’undicesimo secolo, per mano del monaco benedettino Donizone. Sembra infatti che, in una lettera dal re e futuro imperatore Enrico II di Franconia al marchese Bonifacio di Canossa, l’uomo chiedesse di quell'aceto che gli era stato lodato e che si produceva nella rocca di Canossa. Lo sviluppo dell’aceto balsamico si ebbe probabilmente poco prima del 1600. I Duchi d'Este, che lasciarono Ferrara e resero Modena capitale del Ducato, diedero grande importanza e risalto a questo prodotto che solitamente veniva consumato in ambito familiare o riservato in dono a importanti personaggi dell’epoca. Produzione dell'aceto balsamicoLa produzione dell’aceto balsamico avviene attraverso un processo lungo, affascinante e complesso. E’ importante non saltare alcun passaggio ma procedere in ordine al fine di ottenere un prodotto originale. L'ingrediente di base dell’aceto balsamico è il mosto d'uva cotto. Le uve che solitamente si utilizzano sono i trebbiani di Spagna o di Castelvetro e i Lambruschi. La fase di cottura avviene a fuoco diretto e a vaso aperto. E’ qui che si ha una prima riduzione del volume del 70%. Gli zuccheri si concentrano e il prodotto diventa di un colore scuro. A questo punto si procede con il travaso nella prima botte che è la più grande della "Batteria". Inizia così il processo chimico di "maturazione" del prodotto, grazie agli acetobatteri. Le botti non vengono mai sigillate ma solo coperte solo da una pezza in modo che i batteri possano scambiare ossigeno con l'ambiente circostante. Anche il fenomeno dell’evaporazione fa parte di questo lungo processo. Il consorzioL’ Aceto balsamico è un condimento caratteristico della tavola italiana che si produce nelle province di Modena e Reggio Emilia. Si differenzia dall’aceto di vino perché il primo deriva da un liquido alcolico, mentre il balsamico nasce da un liquido zuccherino, il mosto cotto.
Nel 1965, il D.P.R. n° 162 del 12/02/65 regolante le norme per la repressione delle frodi nella preparazione e commercializzazione di vini, mosti e aceti, ha definitivamente sancito la legalizzazione di speciali denominazioni come l'"Aceto Balsamico di Modena". Nello stesso anno, vi è stata la stesura di un disciplinare relativo alle "Caratteristiche di composizione e modalità di preparazione dell'Aceto Balsamico di Modena". Parlando di epoche più recenti, nell’aprile del 2002 sia l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia hanno ottenuto il marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta. Ciò significa che i processi produttivi di entrambi sono regolamentati da Disciplinari di Produzione stabiliti nel provvedimento del 15 maggio 2000. Sempre allo scopo di preservare tale prodotto, sono nati il Consorzio Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e il Consorzio Aceto Balsamico Tradizionale Reggiano. Aceto balsamico tradizionale di modenaL'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è un prodotto tradizionale della cucina di Modena. E’ certamente tra i prodotti più antichi e più tipici delle produzioni agricole alimentari della provincia modenese. I mosti utilizzati per la produzione provengono esclusivamente da questa provincia. Posto nelle botti in serie a capacità decrescente e dai legni diversi, l'aceto Balsamico Tradizionale di Modena passa i suoi anni ad acidificare, a maturare, ad invecchiare. Per la vendita, il Disciplinare di Produzione ha previsto due diverse tipologie di prodotto:
Esiste anche l'Aceto Balsamico di Modena, privo del termine tradizionale. Parliamo, in questo caso, di un prodotto più facilmente reperibile in commercio e dal costo certamente minore. L’aspetto è simile, ma è nel gusto che si nota una grande differenza. Infatti l’Aceto Balsamico di Modena, a differenza di quello Tradizionale, nasce dal mosto cotto e dall’aggiunta di aceto di vino e talvolta anche di caramello. Ha tempi di affinamento e di maturazione più brevi rispetto al tradizionale. Inoltre può essere corretto con un blend di aceti balsamici di diversa maturazione per conservare le proprie caratteristiche negli anni. Aceto balsamico tradizionale di reggio emiliaL’ Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia si ottiene dalla fermentazione e dall’affinamento di mosti d'uva cotti provenienti esclusivamente dalla provincia di Reggio Emilia. Il processo di fermentazione zuccherina e acetica del mosto cotto viene poi sottoposto a un lungo periodo di invecchiamento, della durata di almeno 12 anni, in una "batteria" di piccole botti. Ogni batteria va dalle tre fino a un massimo di sette botti. Queste sono realizzate con legni diversi: rovere, castagno, ciliegio, gelso, frassino, robinia, ginepro.
Il "bollino aragosta" presenta un sapore agro. Di solito si impiega a tavola per arricchire carpacci, pinzimoni, insalate e per insaporire a fine cottura crostacei, costolette d’agnello, petti di pollo e carni rosse poco cotte. Il “bollino argento”, dal sapore più dolce e dal profumo più intenso, si utilizza soprattutto su piatti crudi, ad esempio nella maionese, nelle salse per bolliti o su vari tipi di pesce. Il “bollino oro” è il più complesso tra i tre. Prodotto eccellente dal sapore tendente al dolce, è adatto per formaggi saporiti e piccanti – tra questi l’ottimo Parmigiano reggiano - per macedonie di frutti di bosco, fragole o ciliegie e infine per creme pasticcere o gelati. Da evitate comunque le lunghe cotture che potrebbero rovinare il balsamico facendo svanire gli aromi così pronunciati. Come si usa l'aceto balsamicoL’aceto balsamico ha un profumo ed un sapore caratteristico, penetrante, inimitabile. Di generazione in generazione, gli intenditori e i buongustai lo ricercano per il suo profumo antico, per la ricchezza del suo bouquet variabile tra l’agro e il dolce, il morbido e il secco. Non esiste però un impiego ragionato e misurato, una corretta quantità da impiegare sulle pietanze. Il calcolo della sua quantità d'uso si fa corrisponde più o meno a un cucchiaino a persona. Sui cibi in cottura, il balsamico va aggiunto poco prima di toglierli dal fuoco affinché ci sia tempo sufficiente per insaporire e anche per non disperdere il suo aroma. Nel caso di pietanze calde già disposte sul piatto da portata, il balsamico va utilizzato come condimento, poco prima di servirle, in questo modo: versare l'aceto necessario direttamente sul piatto prima di sistemare la pietanza calda, oppure, una volta preparato il piatto, distribuire il balsamico in maniera uniforme.Volendo andare nei particolari, l'aceto balsamico tradizionale di Modena o di Reggio Emilia si utilizza prevalentemente a crudo per insaporire carni, bolliti, scaglie di grana, verdure fresche, gratinate o saltate in padella, carpacci, insalate di frutti di mare , frittate, dolci, frutta dolce. Gli aceti molto vecchi, di oltre 30-35 anni, vengono addirittura impiegati per degustazioni o come sostitutivi dei digestivi da assumere in bicchierini a chiusura di un pasto. In cucina, dunque, si può usare in mille modi e si abbina a tante portate diverse. La pubblicità oggigiorno suggerisce di utilizzarlo davvero su ogni tipo di pietanza. Spazio alla fantasia e alla creazione di menu dove l’aceto balsamico, dall’antipasto al dolce, sia protagonista della tavola. Da ricordare: l’aceto balsamico non ha scadenza e va sempre conservato in un recipiente di vetro ben chiuso in modo che non posso essere rovinato da eventuali sostanze vicine caratterizzate da profumi particolari. Migliori marche
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