
Ottenuto dalla distillazione di diversi tipi di cereali, il whisky (o whiskey) è caratterizzato da un lungo invecchiamento in botti di legno, solitamente di quercia. È quello che, nell’epoca del fascismo, subì un’italianizzazione forzata del nome in spirito d’avena, o il più pittoresco acquavite.
Tipologie
Solitamente è utilizzato il malto d’orzo: l’avena viene piantata in agosto e la fioritura è in aprile, a cui segue la raccolta, il processo di fermentazione include sempre acqua e orzo, due elementi essenziali.
Secondo i racconti giunti fino a noi, seppur non vi è un documento certo che attesti la sua origine, è risaputa la sua origine scozzese, inizialmente prodotto anche come cura medicale nei monasteri, ma solonei secoli XVIII iniziarono a fiorire le prime distillerie, un attività che veniva svolta tra le mura di casa fino agli inizi del 1800.
Spesso nell’uso comune viene usata una delle due parole indifferentemente per indicare qualsiasi tipo di whisky; ma questo non è corretto, perché il termine ‘whisky’ e il suo plurale ‘whiskies’ sono solitamente utilizzati per indicare i distillati che provengono dal Canada e dalla Scozia, mentre il termine ‘whiskey’ e il suo plurale ‘whiskeys’ si utilizzano per i distillati che provengono dagli Stati Uniti e dall’Irlanda.
Il whisky più famoso però è sicuramente quello che proviene dalla Scozia, dove vengono prodotte due tipi di acquavite molto diverse: il whisky di malto, che viene ricavato dalla distillazione dell’orzo con l’uso di un alambicco discontinuo, e l’ancora più pregiato blended whisky, ossia il risultato della miscelazione tra un whisky di cereali distillato tramite un alambicco continuo, con del whisky di malto. Esistono anche leggi valide a livello internazionale che adibiscono il termine Scotch Whisky solo ed esclusivamente ai whisky prodotti in scozia, imponendo così a chi produce whisky con la stessa modalità ma in altre regioni, di utilizzare un altro nome. Le stesse normative sono valide anche nel caso degli Irish whiskey e dei Canadian whisky. Mentre ‘bourbon’ è una parola che va a identificare un whiskey di ‘nazionalità’ americana, prodotto dalla fermentazione e dalla successiva distillazione di malto d’orzo e segale, il cui nome deriva da una contea del Kentucky che si chiama appunto Bourbon, dove ebbe origine la sua produzione.
Ogni whisky è diverso dall’altro, e queste differenza nascono sia dalla zona di provenienza che dal metodo di preparazione, di lavorazione e di invecchiamento.
- Bourbon whiskey
- Canadian whisky
- Irish whiskey
- Rye whiskey
- Scotch whisky
- Tennessee whiskey
Storia
Purtroppo non possiamo determinare con certezza storica la data esatta, nonché l’ubicazione, della prima distillazione di whisly. Sicuramente quello che sappiamo per certo è che Scozia e Irlanda se ne contendono, non senza una certa rivalità, la paternità. Sicuramente il commercio della bevanda ebbe inizio in qualche anno attorno al 1400, e secondo alcuni, l’anno della sua nascita ufficiale sarebbe il 1494 e la paternità di John Cor e di un gruppo di monaci delle Highlands scozzesi; altre teorie, però, affermerebbero che il prezioso distillato sarebbe nato dalle mani industriose delle mogli di alcuni coltivatori di orzo dell’Irlanda, le quali avrebbero iniziato a distillare il cereale per i propri mariti. Anche la storia scozzese invece è ricca di testimonianze che riguardano lo Scotch Whisky. Nei paesi anglosassoni è infatti diffuso il mito di John Barleycorn, legato sia al whisky che alla birra, che compare nei canti popolari dal lontano ‘600….
Fino ad arrivare ad oggi: si può ascoltare una celebre versione di questi canti, infatti, nel disco John Barleycorn Must Die, dei Traffic.
La storia americana, invece, più recente, ci offre per lo meno delle date certe: il 1707 è l’anno in cui il whisky diventa il simbolo dell’indipendenza degli americani nei confronti della dominazione inglese, con l’inizio di una lunga storia di contrabbando di whisky, appunto, che durerà per i successivi 150 anni.
Sicuramente possiamo affermare che al giorno d’oggi il whisky è il distillato con la maggiore produzione al mondo, ed è anche il più consumato, con la sua cifra record di circa un miliardo di bottiglie all’anno.
Il whisky è una delle bevande aclooliche che ha radunato il maggior numero di affezionati e appassionati in tutto il mondo. Basti pensare che addirittura nel lontano e culturalmente diverso Giappone sono nate alcune distillerie dove viene prodotto del whisky secondo il metodo scozzese, mentre a Bangalore, in India, c’è una distilleria, la Amrut, che date la caratteristiche climatiche della zona in cui si trova produce un whisky con ‘angel share’ al 12%, quindi molto elevato rispetto ai whisky prodotti in altre zone del mondo, e che quindi ha un invecchiamento decisamente precoce (4 anni di botte).
La configurazione odierna del mercato vede in ogni caso pochi grandi gruppi dell’industria del beverage che detengono la maggior parte dei marchi. Tra i maggiori possiamo citare la Pernod Ricard, proprietaria di oltre 30 marchi di fama, tra cui Jameson, Chivas, The Genlivet, Alberlour, Paddy e Four Roses, e il gruppo Diageo, prorpietaria di Johnny Walzer, J&B, Cardhu, Glenkinchie, Dalwhinnie e Cragganmore. Anche se oggi stiamo assistendo alla riapertura di vecchie distillerie e anche all’apertura di nuove distillerie indipendenti, come al riassegnamento delle proprietà di alcuni marchi, ad esempio Glen Grant, che nel 2006 è passato al gruppo Campari.
Produzione
Ecco gli ingredienti di un’antica ricetta, quella produzione di whisky:
- Selezione delle materie prime: bisogna avere acqua sorgiva, tanti cereali (tra cui il grano, il mais, la segale e diversi tipi di orzo), la torba necessaria all’essiccazione del malto, e ovviamente il lievito.
- Macerazione
- Fermentazione
- Distillazione
- Maturazione: ha una durata variabile che può andare da un minimo di 2 fino ad oltre i 20 anni, e va effettuata in botti realizzate con il rovere. Sono gli stessi stati in cui viene prodotto a determinare il periodo di tempo minimo dedicato all’invecchiamento nelle botti.
- Miscelazione
- Imbottigliamento
Come gustarlo
La sua storia ci riporta ai periodi del proibizionismo della vendita di alcolici e alla sua successiva legalizzazione, oggi in Italia è venduto già imbottigliato o a bicchiere nei pub o nei bar. Nella storia la sua produzione ha rappresentato un elemento portante dell’economia britannica per diversi anni, in commercio si trovano anche molti liquori di wisky, una bibita alcolica dal gusto dolce, dove fiori o frutta, che conferiscono questo particolare profumo al wisky vengono aggiunti mediante macerazione o infusione.
Va gustato lentamente a differenza del wisky comune proprio per meglio assaporare gli aromi che sprigiona, talvolta viene utilizzato anche in pasticceria. Per degustarlo attentamente occorre una stanza priva di odori e aromi, il bicchiere caratteristico, visto anche in molti film, è il tambler, è preferibile diluire con acqua alcuni malti puri. Nel suo paese natale è la bevanda di benvenuto e di addio, si festeggia con un bicchiere di wisky anche la nascita di un bambino. Si distinguono in due categorie uno dal sapore più dolce e un’altra dal sapore più accentuato e forte. Alcuni ancora oggi usano il wisky per curare mal di denti o piccoli dolori.



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