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Auto a GPL

Il GPL è un sistema alternativo di alimentazione del motore, utilizzato per autovetture di vario tipo; grazie al GPL non solo è possibile risparmiare sui consumi, ma anche tutelare l’ambiente, diminuendo drasticamente l’inquinamento prodotto dalla benzina.

Il gas propano liquido

L’acronimo GPL ha due significati: “Gas di Petrolio Liquefatti” o “Gas di Propano Liquido”. Il GPL è un combustibile ricavato dalla raffinazione del petrolio oppure con un apposito trattamento dei gas estratti dai giacimenti gasiferi associati a quelli degli idrocarburi. La sua composizione chimica è instabile, ma ciò non implica problemi di sicurezza nel suo utilizzo; il componente principale del GPL è il propano, a cui si associano atomi di butano e di pentano.

Il GPL a temperatura ambiente e pressione normale si presenta come un semplice gas inodore ed incolore; per facilitarne il trasporto e l’efficienza, però, l’uomo ha imparato a conservarlo in apposite bombole a pressione minore di quella atmosferica, causandone la liquefazione. Il GPL allo stato liquido occupa uno spazio decisamente minore di quando è allo stato gassoso: è per questo motivo che, a differenza del metano, è possibile trasportarne un elevato quantitativo in poche bombole (si parla di quasi il 60% di miscela in più).

E’ da notare che, inoltre, il GPL ha un elevato rendimento energetico, cosa che lo rende particolarmente adatto alle applicazioni su strada, come combustibile per autovetture. Per fare un confronto, si può dire che il rendimento di 1 kg di GPL è pari a quello di 1.4 l di gasolio, e che una bombola da serbatoio per un’autovettura media, di capienza massima 40 litri, possono essere contenuti 20 kg di GPL ma solo 6 di metano. Il trasporto avviene mediante apposite navi cisterna denominate gasiere e autocisterne. Il costo del gas subisce dunque un incremento a causa dei costi di trasporto. Un altro dei lati negativi dell’utilizzo del GPL come combustibile è che il gas in questione si infiamma molto facilmente.

Una combustione meno inquinante

Il GPL non è una fonte di energia rinnovabile, in quanto è un prodotto derivato dalla raffinazione del petrolio; per questo motivo, è spesso soggetto a forti variazioni di prezzo, così come la benzina. L’energia che produce un motore a GPL, a differenza di quella di un motore tradizionale, è però “pulita”, in quanto non produce sostanze particolarmente dannose per l’ambiente. In particolare, i prodotti della combustione del gas propano liquido sono:

  • Anidride carbonica (CO2)
  • Vapore acqueo (H2O)
  • Ossidi di azoto (NOx)

Mentre il vapore acqueo è del tutto innocuo per l’ambiente, l’anidride carbonica e gli ossidi di azoto non lo sono; è però da notare che un impianto a GPL produce meno anidride carbonica di un impianto a benzina, così come le emissioni di ossidi di azoto, che sono ridotte praticamente della metà. Quasi del tutto esente è la produzione di sostanze ben più nocive quali benzene, piombo, idrocarburi aromatici (IPA), particolati (PM10, PM2.5). Le emissioni della combustione del GPL sono inodori e non danneggiano l’ozono; è per questi motivi che le autovetture dotati di questo tipo di impianti non sono soggette ai blocchi del traffico ma possono liberamente circolare nelle città anche nei giorni dedicati alla salvaguardia dell’ambiente danneggiato dallo smog delle auto.

Impianto a GPL

Nel caso in cui si voglia passare al Gpl, è bene tenere conto che esistono molteplici soluzioni per l’installazione del nuovo tipo di motore, fra le quali è possibile scegliere quella che si adatta di più alle proprie esigenze personali. Innanzitutto, è possibile semplicemente acquistare direttamente un’autovettura con un motore a GPL: i modelli con solo impianto Gpl sono poco usati in quanto si preferisce spesso integrarli con i motori tradizionali a benzina, ma sono più spesso soggetti a facilitazioni quali incentivi statali o limitazione delle tasse automobilistiche.

E’ altrimenti possibile modificare un motore tradizionale affiancandovi un motore a Gpl: mentre quest’operazione non risulta conveniente (in termini economici) per i motori di tipo diesel, che mal si adattano ad essere associati ad un motore a combustione tipo Gpl, è molto facile modificare un motore a carburatore, ad iniezione catalitica oppure non catalitica. I costi di queste operazioni vanno dai 600 ai 1900 euro per i motori o i veicoli più recenti, e dipendono anche da fattori quali ad esempio la tipologia delle bombole utilizzate per conservare il gas.

Non sempre è conveniente effettuare l’integrazione di un motore a benzina con il Gpl, soprattutto se il veicolo di partenza ha molti anni (per cui non sarà possibile utilizzarlo per molto altro tempo) e/o ha frequentemente bisogno di manutenzione: la manutenzione di un motore con impianto Gpl può essere molto impegnativa e va condotta con grande serietà, in quanto i componenti del motore tendono ad essere facilmente intaccati a causa dell’usura e di un cattivo utilizzo.

A fronte di questi apparenti svantaggi, c’è da dire che un impianto a Gpl è decisamente conveniente in termini di consumi su strada. Per questo motivo, è necessario valutare tutti questi fattori prima di prendere una decisione concreta. Per quanto riguarda il lato estetico e della funzionalità, poiché il Gpl è un gas altamente compressibile, lo spazio occupato dalle bombole è più ridotto rispetto a quello necessario ad un impianto a metano; ciò non toglie il fatto che avere circa il 30% del vano bagagli occupato da bombole di gas può risultare scomodo per molti guidatori.

Un fattore a vantaggio del Gpl è che essendo un gas meno soggetto ad oscillazioni a causa delle pressioni interne, è possibile conservarlo in bombole di forma diversa da quella tradizionale (che grazie alla forma cilindrica limita notevolmente gli attriti fra le particelle di gas), studiando quindi apposite strutture contenitive atte ad occupare meno spazio possibile. Una tipologia di bombole molto usata è quella toroidale, rappresentata da una caratteristica forma “a ciambella” della bombola.

Risparmiare sul costo del carburante

Se si guardassero solo i costi del combustibile, si noterebbe subito che il risparmio che si ottiene mediante l’utilizzo del motore a GPL è davvero notevole: la benzina costa, al litro, circa 1.40 euro ed è soggetta a continue oscillazioni a causa della variazione del prezzo del petrolio; il GPL, nonostante sia anch’esso soggetto alle stesse oscillazioni di prezzo della benzina, costa all’incirca 0.65 euro al litro.

Per quanto riguarda il costo dell’impianto in sé e per sé, in genere un’autovettura su cui è installato un motore GPL può arrivare a costare fino al 10% in più di una con un motore di tipo tradizionale; ci sono però particolari offerte, molto comuni, che permettono di acquistare una vettura con motore GPL allo stesso prezzo di una con motore a benzina. Sono inoltre presenti una serie di incentivi governativi che incidono positivamente sulle tasse di circolazione, diminuendole e persino azzerandole, quando si è in possesso di un’autovettura con impianto esclusivamente a GPL.

Quanti km con un pieno?

L’autonomia di un impianto a GPL è inferiore di quasi il 15% rispetto a quella di un impianto a benzina tradizionale. E’ per questo motivo che viene spesso consigliato di potenziare il motore implementando un secondo impianto, di tipo tradizionale, accanto a quello a GPL: in tal modo, l’autonomia viene praticamente raddoppiata, ma è necessario assicurarsi sempre che il motore a benzina non sia in riserva e sia perfettamente efficiente.

Il passaggio da motore a GPL a motore a benzina non comporta cali di potenza avvertibili dal guidatore, alterando il confort di guida. Le stazioni di servizio per impianti a GPL sono molto diffuse su tutto il territorio nazionale ed il rifornimento completo, effettuato da operatori specializzati, è relativamente veloce e sicuro.

Attenzione alla sicurezza

Il problema della sicurezza, quando si parla del Gpl, è ancora oggi un argomento molto delicato.
Va subito premesso che il Gpl è un gas altamente infiammabile, che non ha odore o colore specifici e che, essendo molto più pesante dell’aria, quando entra a contatto con essa non riesce a volatilizzarsi e disperdersi ma resta bloccato nel luogo dove è avvenuta la fuga, ristagnando e diventando una vera e propria “bomba” in attesa solo di essere esplosa.

E’ per questo motivo che esistono particolari regolamentazioni che vietano la sosta prolungata di autovetture con impianto a Gpl in luoghi chiusi e stretti, nonché potenzialmente pericolosi quali ad esempio garage o parcheggi in strutture interrate. In particolare, le autovetture con impianti a Gpl testati secondo le ultime prescrizioni (risalenti al 2002) hanno un numero di limitazioni minore rispetto a quelli più vecchi, ma è necessario attenersi di volta in volta ai regolamenti locali o condominiali perché possono essere soggetti a grosse variazioni da caso a caso.

Una logica del tutto equivalente viene applicata quando è necessario utilizzare mezzi quali il traghetto per spostare la propria autovettura: ogni compagnia marittima ha dei suoi regolamenti (che nella maggior parte dei casi si traducono in spazi riservati per autovetture a Gpl) a cui bisogna sottostare, ma va in ogni caso specificato prima di imbarcarsi che si sta viaggiando con un veicolo su cui è stato installato questo particolare tipo di impianto.

Allo scopo di aumentare la sicurezza il gas, prima di essere utilizzato, viene odorizzato e colorato con appositi additivi, in maniera tale da essere almeno percepibile da qualunque persona si trovi nelle vicinanze. E’ però difficile che un’evenienza del genere tenda a verificarsi. Per quanto riguarda le bombole che costituiscono la riserva di gas per un’autovettura a Gpl, il problema della sicurezza è ampiamente superato grazie all’utilizzo di materiali particolarmente resistenti ad urti e variazioni di forma, quali l’acciaio temperato a spessore 3.5 mm; esse sono state testate in base alle prove indicate dalla normativa vigente (ECE/ONU 67/01), che prevedono la loro sollecitazione con pressioni superiori a quelle che realmente vengono sperimentate in fase di esercizio. Alle bombole in acciaio viene affiancato un sistema di fissaggio particolarmente adatto ad evitare qualunque tipo di movimento relativo fra le bombole stesse o fra bombole ed autoveicolo. Le norme ECE/ONU 67/01 prevedono inoltre implementazione di ulteriori sistemi di sicurezza nell’impianto, quali:

  • Elettrovalvola, una valvola che si attiva solo quando il motore è spento: essa ha il compito di evitare qualunque tipo di fuoriuscita di gas dal serbatoio.
  • Valvola di sicurezza, una valvola che si attiva nel caso in cui la pressione interna del gas raggiungesse valori pericolosi: grazie ad essa, il gas viene fatto fuoriuscire per abbassare la pressione ed aumentare la sicurezza.
  • Valvola di temperatura, una valvola che si attiva solo in caso di incendio: premesso che gli incendi a cui è soggetto il Gpl restano sempre circoscritti in piccoli spazi a causa dell’elevata densità del gas, la valvola di temperatura tende ad allontanare il Gpl dal punto in cui si sviluppa l’incendio, con temperature molto elevate.
  • Dispositivo di limitazione, che non permette di riempire il serbatoio di gas per più dell’80% della sua capienza per motivi di sicurezza.

E’ grazie a questi speciali accorgimenti che, in caso di incidenti, è stato ampiamente dimostrato che è più probabile che vi siano problemi di sicurezza nell’impianto a benzina che in quello a Gpl.

Manutenzione

I veicoli con impianto GPL hanno bisogno di essere periodicamente controllati in maniera tale da verificare il corretto funzionamento di tutte le loro parti. In genere, la manutenzione viene effettuata ad intervalli di un anno oppure dopo il superamento dei 20.000 chilometri percorsi. Particolarmente importante è il controllo delle bombole, che per legge devono essere sostituite ogni 10 anni previa comunicazione alla Motorizzazione Civile di riferimento. Ogni volta che le bombole vengono cambiate, l’intero veicolo deve essere soggetto ad un’ispezione generale, che si conclude con un aggiornamento della propria carta di circolazione.