Auto a metano o GPL?

Autore Andrea Pilotti

Le automobili possono utilizzare combustibili alternativi alla benzina, come GPL e metano, attraverso i quali risparmiare sui costi di gestione e inquinare meno.

Impianti

Le auto per cui è possibile effettuare il cambio Gpl o Metano sono quelle alimentate a benzina (non quelle a iniezione diretta), aspirato, turbo, iniezione meccanica o elettronica. Per cambiare l’impianto della nostra auto dobbiamo prima fare un’attenta analisi, attraverso il libretto di circolazione, se sono omologate Euro 1, 2, 3 o 4 o addirittura 0. Per quest’ultime, non catalizzate, si può utilizzare il miscelatore, che è l’impianto più economico ma diminuisce del 5-10% la potenza rispetto all’impianto a benzina. Per quanto riguarda le auto euro 1 e 2, invece, si utilizza l’impianto a controllo della carburazione: grazie alla centralina che legge i dati dalla sonda lambda, in questo caso la perdita di potenza è solo del 5%. Per le Euro 2 e 3 oggi esistono sistemi a iniezione che inviano il gas direttamente nelle camere di combustione, portando solo al 2% la perdita di potenza.

Per alcune euro 3 e le Euro 4 va bene il sistema a iniezione sequenziale che ne migliora ulteriormente il rendimento. Grazie agli eco-incentivi ormai la maggior parte delle auto non sono inferiori alla normativa Euro 3, quindi gli impianti a gas sono molto più evoluti e il margine di perdita di prestazione, accelerazione e ripresa si sono ridotti al minimo. Gli impianti a Gpl consumano leggermente in più rispetto a quelli a benzina, ma grazie ai costi minori del primo rispetto al secondo il Gpl rimane quello più conveniente. Basti pensare che con il Gpl si risparmia il 50% rispetto alla benzina e il 25% rispetto al gasolio.

I prezzi degli impianti Gpl vanno dai 1000 ai 1600 euro, a seconda dell’auto e del serbatoio, ma i costi si riducono notevolmente con gli eco-incentivi (circa 650 euro). Inoltre, l’impianto a Gpl non è esposto ad usura come quello a benzina o diesel, eccezion fatta per la sostituzione del serbatoio dopo 10 anni dal collaudo. Anche questo si paga a parte, circa 80 euro e va fatto presso gli uffici provinciali del Siit, ex Motorizzazione. In più bisogna installare l’indicatore della quantità di gas nella bombola, circa 50 euro, il variatore di fase, 100 euro (per gli impianti a Metano), mentre per il Gpl serve la bombola toroidale, anche 100 euro. A fine calcoli gli impianti a Metano sono più costosi rispetto quelli a Gpl, partono da 800 euro per i Gpl e da 1.300 per il Metano.

Metano

Il Metano è stato scoperto nel 1778 da Alessandro Volta, il quale lo chiamò “gas delle paludi”. Appartiene alla categoria degli idrocarburi, cioè sostanze costituite da idrogeno e carbonio. E’ un gas che si forma dalla cellulosa delle pietre acquatiche, in seguito alla putrefazione che esse subiscono a opera di particolari microrganismi.

Il Metano è un gas incolore e inodore, se puro, più leggero dell’aria: è irrespirabile ma non velenoso, infiammabile, brucia con fiamma poco luminosa, ma sprigiona molto calore: dalla combustione completa di un metro cubo di Metano sviluppa circa 12.500 calorie.

In Italia il primo giacimento importante fu scoperto nel lontano 1944 in pianura padana ma poi sono stati scoperti giacimenti in tutta Italia. Si trova in natura nei gas naturali, dei quali costituisce il maggior componente, che abbondano, generalmente, nelle regioni petrolifere e carbonifere. I maggiori giacimenti italiani sono in pianura padana. Nei posti di produzione è usato, anche, per produrre energia elettrica nelle centrali termoelettriche.

Poiché il Metano è incolore e inodore, prima di essere distribuito viene odorizzato con un particolare additivo, perché se ne possa avvertire la presenza ed eliminare quindi il pericolo esplosioni. Fino a qualche decennio fa i principali usi del Metano sono stati ad uso termico per le industrie e ad uso domestico. Solo recentemente è aumentato l’utilizzo per i mezzi di trasporto, i primi a fruirne sono stati i veicoli pesanti. Il vero rilancio del Metano, come carburante per auto, si ha negli anni ’90 vista la crescente sensibilizzazione verso l’ambiente e l’inquinamento. Attualmente è l’Italia a detenere il primo posto come parco macchine a Metano in Europa e, dopo l’Argentina, è il secondo al mondo. Fino ad oggi i veicoli circolanti in Italia, con alimentazione a Metano, sono ben 400.000 e le stazioni di rifornimento sono 515. Un po’ poche ma in crescita rispetto ai primi anni di distribuzione degli impianti a Metano, per cui era molto difficile fare rifornimento. Questa è stata una delle cause principali del lento decollo di questo carburante.

GPL

Il Gas di petrolio liquefatto, il Gpl appunto, è una miscela di idrocarburi costituita per la maggior parte da Butano e Propano in diverse proporzioni. Quando la pressione atmosferica si trova a un bar, allora troviamo il Gpl in forma gassosa, mentre se la pressione sale fino a 4 bar allora diventa liquido. Oltre che come carburante è utilizzato anche per il riscaldamento domestico e se si possiede un’auto a benzina può convertire l’impianto affinché possa essere alimentato sia a benzina che a Gpl.

Come carburante è favorito grazie alle sue peculiarità chimico-fisiche che garantiscono un miglioramento delle prestazioni dell’auto, in potenza, un buon funzionamento del motore e una ridotta emissione di sostanze inquinanti. Al contrario del Metano, è molto più semplice fare rifornimento in quanto sono presenti ben 2.400 stazioni. In Italia, leader nella commercializzazione e produzione di apparecchiature Gpl, sono presenti ben 1.100.000 auto con alimentazione a Gpl, molte di più rispetto al Metano in quanto la trasformazione è molto più economica, il 30% in meno rispetto al Metano. Quest’ultimo, inoltre, ha bombole più ingombranti ma poco capienti che permettono solo 200-300 Km di autonomia. Per fare il pieno di Metano è necessario prenotarsi.

Ora sul mercato, è facile trovare auto che di serie hanno già il doppio impianto benzina/Gpl, mentre un tempo bisognava fare la conversione in seguito, con costi anche abbastanza elevati. Ad esempio tutta la gamma Citroen prevede il Gpl di serie, così come la Volkswagen e la Daewoo Chevrolet. Per le altre case abbiamo la Daihatsu Terios 1300, la Mazda MPV, la Renault Scenic, la Seat Altea, mentre Subaru e Volvo offrono 3 vetture a testa Bifuel. Per l’uso commerciale, invece la Piaggio produce il Porter Gpl.

Si sta cercando, inoltre, di sensibilizzare i comuni e, in generale, tutte le Regioni, per la trasformazione di veicoli pubblici e privati all’alimentazione in Gpl, per ridurre i tassi di inquinamento urbano. Per far ciò sono stati stanziati diversi fondi (incentivi statali) per favorire le conversioni che altrimenti sarebbero troppo onerose. Mentre in Europa e nel resto del mondo diversi mezzi pubblici (taxi e autobus) sono stati convertiti a Gpl, in Italia ancora si muovono i primi passi.

Incentivi

Il Gpl, grazie all’assenza di residui di piombo, benzene e zolfo, garantisce una maggiore durata del motore, riducendo i consumi di olio e garantendo un impatto ambientale inferiore. Al contrario della benzina, quindi, non necessita di additivi cancerogeni. Inoltre, il Gpl influisce in una minima percentuale sulla formazione dello smog cittadino e delle polvere sottili. Stessa cosa per il Metano, che abbassa ancora di più i consumi. Per tutti questi motivi sia lo Stato che gli Enti locali hanno messo a disposizione aiuti economici che permettono di fruire di un sostanzioso sconto per chi compra auto alimentate a gas o per chi desidera effettuare una conversione dell’impianto.

Sono stati diversi gli incentivi dello Stato: ben 1.500 euro se si acquista direttamente l’auto dal Costruttore con l’impianto omologato, si aggiungono altre 500 euro se le emissioni di Co2 del veicolo non superano i 120 grammi per chilometro (informazione reperibile sul libretto di circolazione), questo incentivo si ottiene solo se l’acquisto del veicolo avviene fra il 3 ottobre 2006 e il 31 dicembre 2009, il veicolo deve essere immatricolato entro il 31 marzo 2010; se invece ci si impegna a convertirla entro tre anni l’incentivo è di 650 euro; se si converte un’auto Euro 1 o 2 allora si ha diritto a 350 euro.

Il bonus è di 2000 euro se l’auto è elettrica o ad idrogeno, quindi non vi è nessuna emissione di Co2. Anche le Regioni e le province offrono diversi bonus, fino a 300 euro, esenzione dal bollo e parcheggio gratuito. Anche gli Enti privati si sono attrezzati negli anni passati con incentivi per i loro cittadini; ad esempio negli anni 2004 e 2005 l’Automobilgas offrì ai genovesi 52 euro da utilizzare presso i loro distributori per chi passava al Gpl. Nel 2007 sono stanziati dallo Stato ben 15 milioni di euro di eco-incentivi anche per i motocicli.

Quale scegliere?

Come abbiamo già detto gli impianti a Gpl e a Metano possono essere installati ugualmente su tutte le auto a benzina, tranne quelle a iniezione diretta. Dal 1996 è possibile installarli anche su monovolume e station wagon. Rispetto all’impianto a benzina il Gpl favorisce un notevole risparmio nei consumi, minori emissioni nocive e c’è la possibilità di circolare nei Centri storici e nelle zone a traffico limitato nei giorni di blocco. Il Metano, invece, riduce ulteriormente i costi rispetto al benzina (circa un terzo), non vi è presenza di idrocarburi aromatici, piombo e anidride solforosa, quindi minor inquinamento, anche il Metano permette la libera circolazione in caso di blocco.

L’impianto a Gpl ha due tipi di serbatoio, cilindrico e toroidale che vanno inseriti al posto della ruota di scorta, il serbatoio toroidale è più costoso rispetto al cilindrico, rispettivamente a partire da 930 euro e 880. Per l’impianto a Metano, invece, il 50% dei costi viene assorbito dalla bombola, più se ne aumenta la capacità è più diventa cara. In genere, anche per questioni di ingombri, si montano bombole con una capienza di 80-90l, che garantiscono un’autonomia di 200-300 Km. I costi degli impianti a Metano sono decisamente più alti rispetto al Gpl. Per quanto riguarda la manutenzione, sia il Gpl che il Metano non ne necessitano tanta, basta ricordarsi ogni 15.000 mila Km di controllare l’impianto elettrico, sostituire le candele e il filtro dell’aria; mentre, ogni 45.000 Km, bisogna fare un chek out per verificare un’eventuale presenza di olio nel riduttore.

Per il Gpl bisogna anche sostituire il filtro della vaschetta dell’elettrovalvola. La differenza logistica fra i due impianti è il numero di distributori di carburante. In Italia quelli di Metano sono appena 400 (di cui solo 11 in autostrada), mentre per il Gpl ne esistono 1750. Nonostante ciò l’Italia vanta il maggior numero di stazioni di Metano d’Europa, alcuni Paesi quali la Svezia e la Croazia ne hanno uno solo, Austria e Paesi Bassi 2, Ungheria 3, Francia e Polonia 4. Negli altri Paesi non superano la decina di stazioni. Il discorso è invece diverso per il Gpl, l’unico Paese ad averne più dell’Italia sono i Paesi Bassi, ben 2065, gli altri sull’ordine delle centinaia, mentre la Finlandia solo 2 e il Portogallo 4.

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