Sbiancanti per lo sbiancamento denti
 

Sbiancanti per i denti

di Sara Regimenti

I prodotti chimici per lo sbiancamento dei denti, professionali o fai-da-te, vengono utilizzati per riportare al bianco naturale la propria struttura dentaria, eliminando temporaneamente o definitivamente macchie e ingiallimenti dovuti al consumo di sostanze che nel tempo hanno alterato il colore originario dello smalto

A cosa serve

La tecnica dello sbiancamento dentale è utilizzata da tutte quelle persone che desiderino riportare i propri denti al colore originario. In genere, si tratta di un’operazione che si sceglie di compiere superati i 30 anni di età, quando ci si accorge che, con il tempo, il consumo di determinate sostanze ha alterato il bianco del nostro sorriso.

I responsabili, come informa il mondo sanitario, sono tanti. Primo imputato è il fumo: il tabacco infatti corrode lo smalto. Ma non solo. Anche sostanze contenenti caffeina come thè e caffè infatti
non costituiscono affatto un buon alleato per il nostro sorriso. Recentemente, poi, si è rilevato come anche alimenti a prima vista “innocui”, come succhi di frutta (e in particolare succhi di ananas) possono portare allo stesso deleterio risultato. Questo fra l’altro ha reso anche gli adolescenti a rischio. Sono sempre di più infatti i giovani che si rivolgono all’odontoiatra per ottenere un processo di sbiancamento, o che utilizzano i tanti kit fai-da-te disponibili in farmacia.

Si tratta ovviamente, in primis, di una esigenza estetica: recuperare un sorriso abbagliante per comunicare agli altri una immagine gradevole e “vincente” di sé: un sorriso più bello significa un sorriso più giovane, una bocca più gradevole rende anche il viso esteticamente più piacevole. Ma al di là di considerazioni superficiali, si ha l’impressione che riuscendo ad avere un sorriso più bianco si avranno anche dei denti più sani, anche se non sempre è così. Come ricordano i dentisti, infatti, un sorriso più bianco si ottiene prima di tutto con una adeguata cura preventiva: non solo evitando gli alimenti e le sostanze dannose per lo smalto, ma anche effettuando regolari cigli di pulizia dal tartaro.

Tuttavia, questo modo di prendersi cura dei propri denti si può portare avanti in tutta tranquillità: esistono ormai in commercio prodotti formulati con basi chimiche più leggere, che consentono di effettuare trattamenti “una tantum” e di mantenerne gli effetti nel tempo.

L’importanza della prevenzione nel trattamento

Abitudini alimentari sbagliate, scarsa informazione preventiva, eccessivo consumo di sostanze contenenti caffeina possono condurre al deterioramento dello smalto. Questo porta da una parte ad un suo ingiallimento, oltre ad una progressiva erosione, non visibile ad occhio nudo, che rende la bocca più sensibile agli alimenti e alle bevande molto fredde o molto calde.

In generale, va detto che purtroppo sempre più cibi moderni contengono al loro interno sostanze coloranti aggiunte, che contribuiscono a creare delle macchie. In secondo luogo, l’ingiallimento dei denti è un processo fisiologico, che dipende dall’invecchiamento.

Per quanto riguarda poi gli alimenti e le sostanze da ingerire con cautela per mantenere il bianco dei denti, gli esempi citati dai dentisti sono tanti: thè, caffè e alcuni succhi di frutta andrebbero consumati in quantità ridotte o comunque con alcune precauzioni. In particolare, alcune ricerche hanno rivelato come il succo d’ananas sia particolarmente aggressivo nei confronti dello smalto, e quindi andrebbe consumato moderatamente.

I dentisti sono comunque concordi nel non voler proibire del tutto questi prodotti, ma l’ultima tendenza ultimamente è quella di consumarli con modalità che evitino i loro effetti collaterali.

Il primo suggerimento è quindi quello di consumare queste bevande cercando di non farle venire in contatto con i denti, suggendoli direttamente in bocca dalle labbra. Si tratta però di un metodo approssimativo e comunque, se poi si trova l’operazione troppo difficile, si può sempre usare l’accorgimento di ingerirle con l’uso di una cannuccia. Inoltre, un'altra abitudine utile alla prevenzione è quella di non lavare immediatamente i denti dopo che si sono assunte queste sostanze. Questo allo scopo di evitare di sfregare lo smalto nel momento in cui questo è appena stato “aggredito” da tali alimenti.

Un discorso a parte va fatto per il tabacco, comunemente consumato, nell’occidente industrializzato, attraverso prodotti come sigari e sigarette. Il fumo, da tempo incriminato come nemico numero uno per la salute, è infatti nemico anche del bianco naturale dei denti, contribuendo con il tempo ad ingiallirli. Il consiglio in questo caso è, prevedibilmente, sempre lo stesso: smettere, subito.

Prodotti professionali

Lo sbiancamento dei denti è un procedimento sempre più richiesto dai clienti degli studi odontoiatrici di tutto il mondo. Si tratta di una tendenza dovuta all’attenzione sempre maggiore, nell’occidente industrializzato, alla cura estetica del proprio corpo. Non si tratta infatti solo di venire incontro all’esigenza di togliere macchie scure dallo smalto, ma spesso questi trattamenti hanno lo scopo di rendere ancora più bianchi, rispetto al loro colore naturale, l’apparato dentario del paziente.

Questa differenza è essenziale: da una parte infatti troviamo prodotti semplicemente abrasivi e decoloranti dello smalto, il cui scopo è quello di grattare via macchie scure e chiazze ingiallite dovute a sostanze alimentari e non. Dall’altra, troviamo prodotti, a base di periossidi, il cui scopo è invece quello di sbiancare tutto il dente, agendo nella sua struttura profonda. Questo tipo di sbiancamento è detto sbiancamento “interno”.

Il procedimento in tutte e due i casi non è molto complesso, ma soprattutto non è affatto doloroso, ed è quasi privo di effetti collaterali. Nel caso dello sbiancamento dentale esterno con prodotti abrasivi/decoloranti, si procede sempre ad una seduta preliminare in studio, e poi alla consegna delle sostanze al paziente, perché possa usarle in casa dopo opportune istruzioni. Oggi la tendenza è comunque quella a non usare sostanze abrasive, o comunque a “correggerle” con prodotti decoloranti, dagli effetti collaterali minori, e in particolare che non provochino l’erosione dello smalto.

Nel caso dello sbiancamento dentale esterno, si tratta di effettuare un calco in gesso delle arcate dentarie del paziente, che va a formare una “maschera” all’interno della quale inserire delle sostanze a seconda dell’esigenza del paziente. Al suo interno, si trovano dei periossidi che sprigionano ossigeno attivo, e in particolare di perossido di idrogeno, sostanza contenuta anche nell’acqua ossigenata, che va a decolorare il dente agendo chimicamente sulla pigmentazione della dentina. Le mascherine che vanno mantenute in applicazione per alcune ore. Ma non c’è bisogno di aspettare in sala d’attesa: in genere infatti, il dentista consegna al paziente il kit ed egli esegue a casa propria il trattamento. Per ottenere i primi risultati, è necessario proseguire con tali applicazioni con una frequenza che può andare da qualche giorno a tre settimane massimo, e può essere ripetuta massimo due volte l’anno.

Prodotti fai da te

Sono tanti i trattamenti domestici che il cliente può effettuare comodamente da casa. Strisce sbiancanti, mascherine, applicatori o stick sono sempre più usati come complemento all’igiene quotidiana della bocca.
La particolarità di questi metodi è quella di utilizzare le stesse sostanze e praticamente strumenti analoghi a quelli utilizzati dagli studi odontoiatrici.

Le strisce adesive sono dei supporti di carta, imbevute delle sostanze che servono a sbiancare il dente (in genere si tratta di gel) vengono usate per una sola applicazione (l’usa e getta è d’obbligo) e sono molto piccole, poiché vanno posizionate esattamente sulla superficie del dente. Sarebbe meglio infatti che non venissero in contatto con le gengive, per non irritarle. Si tratta tuttavia di un metodo piuttosto preciso, e che non lascia posto a sbavature, se si usa la dovuta attenzione.

Le mascherine da utilizzare in casa si differenziano da quelle usate dal dentista perché non sono fatte su misura, ma hanno dei formati standard- Il gel non è inserito nella maschera, ma va spalmato sul dente prima di applicarla. Si tratta di un metodo che consente una precisione minore rispetto alle strisce, anche perché è frequentissimo che il gel strabordi sulle gengive.

Ci sono poi gli applicatori o stick. In pratica, si tratta di usare un pennellino per spalmare il prodotto, in genere un gel, direttamente sul dente. Non è isolato dalla bocca e quindi è facilmente attaccabile dalla saliva, ed è facile ingerirlo. Per questo i principi attivi contenuti in essi sono a concentrazione minore rispetto agli altri metodi.

E’ da dire comunque che da alcune ricerche di associazioni di consumatori risulta che questi prodotti non avrebbero effetti così rilevanti, come annunciato dalle pubblicità, sul colore naturale dei denti. In particolare, le associazioni mettono in guardia i consumatori dall’illudersi che con questi prodotti, che presentano prezzi a volte molto bassi, si riescano ad ottenere gli stessi risultati assicurati dal trattamento odontoiatrico professionale.

I dentifrici “whitening”

Oltre alla tendenza al fai-da-te, il settore dei prodotti sbiancanti comprende sempre di più anche quello dei dentifrici. Si tratta di prodotti messi in commercio da marchi già ben posizionati sul mercato, e a volte con una storia commerciale decennale alle spalle, e che hanno scelto, per ragioni di marketing, di proporre delle “nuove formule” alla loro clientela. Le promesse sono tante: sorriso bianco, senza più macchie da fumo e da alimenti. Diverse sono invece le sostanze aggiunte per ottenere l’effetto desiderato.

Questi dentifrici, per promuovere la loro azione, si basano molto su un ingrediente-simbolo il più possibile naturale: si va dai licheni combinati ai sali fluoridrici di Blanx, fino all’Aloe vera proposta da Specchiasol, passando per l’argilla bianca (L’Angelica), all’acqua arricchita di sali minerali attivi (Aquafresh) o al più semplice bicarbonato (Mentadent). Altri invece puntano su un metodo di pulizia “diverso”, ovvero sull’effetto scrub, come Pearldrops, che utilizza teatrapotassio e sodio sorbitolo.

In realtà però ognuno di questi dentifrici contiene anche delle sostanze abrasive, che riescono nell’immediato a scolorire il dente. Per calcolare la loro pericolosità, basta valutarne la Relative Dental Abrasività (RDA) che viene monitorata da appositi comitati scientifici. Questa, come informano i sanitari, non deve essere superiore al valore 100. Le marche che presentano valori superiori sono, fra le altre, Mentadent (103) Sensodyne Extra Whitening (104), Aquafresh Whitening (113), Pepsodent (150) Colgate 2-in-1 Tartar Control/Whitening or Icy Blast/Whitening (200).

Chi però soffre di gengive sensibili, o in generale di sensibilità dentale non dovrebbe scegliere dentifrici con RDA troppo alta, per evitare infiammazioni. Inoltre, le componenti abrasive che superino tale valore non dovrebbero essere usati troppo frequentemente, poiché graffiano la dentina. Inoltre, va ricordato che tali dentifrici, così come gli altri prodotti, non hanno alcun effetto su denti devitalizzati.

Come scegliere: risultati, effetti collaterali

Per la scelta dei metodi più adatti alle proprie esigenze si devono considerare molteplici fattori. Da una parte, il tempo necessario per ottenere lo sbiancamento, e anche i risultati effettivi promessi dai diversi tipi di prodotto. Intenso e a breve termine (anche se più costoso) è ad esempio il risultato promesso dai trattamenti odontoiatrici professionali, che hanno una durata di 4-5 anni. Mediamente efficace, ma sicuramente più economico e meno aggressivo per lo smalto, quello dei kit fai da te, più adatti a pazienti giovani e senza ancora grossi problemi di macchie e ingiallimenti.

Per quanto riguarda i kit fai-da-te, un valido aiuto alla scelta possono essere anche i test comparativi effettuati dalle associazioni di consumatori. Ad esempio, in una ricerca AltroConsumo ha messo a confronto diversi trattamenti domestici per lo sbiancamento dei denti. Senza nominare quelli che hanno totalizzato il punteggio peggiore, si può dire che i migliori sono risultati AZ Whitestrips e Mentadent Extra White. Questo test è stato effettuato tenendo conto di diversi parametri, come l’efficacia, la facilità d’uso, la irritazione delle gengive e la ipersensibilità riscontrata in seguito all’applicazione del prodotto. Questi kit in genere garantiscono risultati costanti per almeno 1-2 anni, e hanno il vantaggio, se non si è soddisfatti del risultato, di poter essere ripetuti anche due volte l’anno.

Per chi poi vuole semplicemente unire al gesto della quotidiana pulizia dei denti un leggero effetto abrasivo che, nel tempo, renda più bianco il sorriso, la scelta ideale è quello dei dentifrici whitening. Quest’ultima costituisce l’alternativa più naturale, grazie al fatto che molti di quei prodotti sono basati su un ingrediente non chimico (argilla bianca, licheni, menta etc…) ma ritenuto efficace in base a tradizionali studi erboristici.

In ogni caso, Va inoltre ricordato che lo sbiancamento non può essere effettuato su denti devitalizzati, poiché essi sono privi di dentina, ovvero di quella componente che si deve andare a sbiancare, e soprattutto non può essere effettuato sui bambini.

 
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