
Chiamato anche cipolla per la sua caratteristica forma, l’orologio da tasca raggiunse la sua massima diffusione prima dell’entrata in commercio dei modelli da polso. Di piccole dimensioni, era dotato di una catenella e di un apposito coperchio che serviva a proteggerne il quadrante. Realizzato con diversi metalli, dai più economici ai più pregiati, può presentare diversi tipi di decorazione, sia nella cassa che sul quadrante. Caduti in disuso, sono comunque ancora diffusi tra i collezionisti.
Storia
Fu la sopraccitata invenzione del sistema a bilanciere, degli scappamenti e del sistema di alimentazione a molla, che permisero di rendere trasportabili, e quindi ‘portatili’, gli orologi. E questo avvenne già nel quindicesimo secolo, con modelli che in ogni caso avevano solo la lancetta delle ore, perché la tecnologia dei tempi non avrebbe permesso di inserire anche una lancetta dei minuti che funzionasse con altrettanta precisione. Uno dei primi possessori di un orologio da tasca fu Enrico VIII Di’Inghilterra, che però lo portava al collo, con una catena.
Con il progredire della scienza, delle arti e della tecnologia, nella seconda metà del XIX secolo si assisté alla diffusione di modelli da tasca molto più precisi e compatti, grazie alla miniaturizzazione dei meccanismi e alla produzione seriale degli orologi; questi modelli ebbero vita fino all’incirca agli anni Quaranta, quando iniziarono a essere soppiantati dai più comodi modelli da polso.
Cronografo
È, sostanzialmente, un cronometro che permette di ‘registrare’ il tempo che si è deciso di misurare. Fu proprio la richiesta a determinare lo sviluppo di questi oggetti. Sia in campo medico che in campo militare, infatti, si sentiva il forte bisogno di poter misurare il passare del tempo a partire da un determinato momento. Ad esempio per le pulsazioni cardiache. O per calcolare il tragitto percorso da un proiettile. O anche solo per avere un’idea precisa della produzione oraria di un’attività manifatturiera, calcolando la quantità di pezzi che venivano prodotti in un minuto.
I primi modelli di cronografo erano dotati di due piccoli quadranti aggiuntivi, alle ore tre e alle ore nove, per tenere conto dei secondi continui e dei minuti di una data misurazione. I secondi, invece, venivano conteggiati da una lancetta. Esistono modelli, sicuramente innovativi per i tempi che furono ma allo stesso tempo molto complicati da utilizzare, che riportano un terzo quadrante aggiuntivo: serviva a tenere conto delle mezze ore o delle ore, in caso di misurazioni più lunghe. Ma neanche questo era sufficiente, perché dopo qualche anno uscì un modello con un quarto quadrante aggiuntivo, che serviva per visualizzare le fasi lunari.
Un altro modello interessante è il cronografo detto sdoppiante, ossia che utilizza due lancette dei secondi; si utilizza per misurare contemporaneamente due periodi temporali distinti, che abbiano origine nello stesso momento e che terminino in due istanti lontani. Il primo cronografo automatico della storia fu immesso sul mercato dalla Zenith nel 1969, mentre per poter vedere un modello che presenti i quadranti supplementari posizionati in un’unica linea, bisognerà aspettare anni di studi e di progettazioni per opera della Eberhard.



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