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Slip e mutandine per donna e ragazza

8 feb, 2014

Seducente, comodo, colorato, spiritoso oppure accattivante, sexy, conturbante. Di cosa si parla? Dello slip, uno dei capi più importanti del guardaroba femminile. E, se per scegliere è necessario conoscere, leggendo quanto segue troverete gli spunti per arricchire il guardaroba dell’indumento che, anche se non si vede (quando non si vede!) dà carattere e personalità alle donne. E siccome, si sa, le donne sono mutevoli è meglio avere la mutanda giusta per ogni occasione. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere il modello di slip da donna in base a criteri di gusto, qualità, prezzo e corretta informazione per il consumatore.

Slip donna

Dalla mutanda allo slip

Mutatis mutandis, ossia cambiare ciò che c’è da cambiare. È proprio dal lontano latino che il termine mutanda ha origine, per sottintendere un indumento che deve essere cambiato con frequenza, proprio perché a contatto con la zona più intima del nostro corpo. Simbolo di pudicizia o di spudoratezza la mutanda, nel corso dei secoli, non ha sempre avuto grande successo. Consenso e dissenso si sono susseguiti rendendolo un indumento sconveniente in alcuni periodi storici. A fatica lo slip è riuscito ad avere il posto privilegiato che gli viene riservato oggi negli armadi delle donne.

Fino al medioevo le notizie sull’abbigliamento intimo sono scarse e contraddittorie. Le scarne notizie riguardanti le mutande, almeno fino al XVI secolo facevano riferimento più che altro al costume maschile, mentre le donne non indossavano nessun capo, sotto le gonne, che fungesse da protezione alle loro parti intime. Infatti, durante il Medioevo le mutande erano considerate un indumento peccaminoso ed erano fortemente boicottate, soprattutto dalla chiesa.

Il primo momento di gloria di questo capo si deve, nel Cinquecento, a Caterina De Medici. La regina di Francia era un’abile cavallerizza e lanciò una nuova moda di montare in sella che prevedeva un’agilità tale per cui c’era il rischio di mettere in vista le grazie femminili. Fu proprio questo il motivo che spinse Caterina a servirsi delle mutande, evitando così imbarazzanti esposizioni delle “parti segrete”. Le «briglie da culo» – così vennero chiamate – indossate dalla Regina divennero presto un indumento diffuso tra le dame dell’epoca, che le indossavano come un capo di lusso stravagante rendendole perciò biasimevoli e peccaminose. Ma la moda delle mutande fu un fuoco di paglia, rimase circoscritta e limitata, e svanì nel corso del Seicento e Settecento, secoli nei quali scomparvero anche dal guardaroba della nobiltà.
Dobbiamo arrivare all’Ottocento per sentire di nuovo parlare di mutande. In questo secolo esse avevano lo scopo di coprire il corpo e custodire il riserbo delle donne. Erano gli anni del decoro borghese, la cosiddetta pruderie, che bandiva ogni forma di sessualità sia nelle maniere che nelle apparenze. La mania del decoro e di coprire tutto ciò che poteva essere coperto provocò la diffusione di mutandoni, lunghi fino alle caviglie, guarniti di merletti.

E, quando all’inizio del Novecento (con lo scoppio della Grande Guerra), il gentil sesso si tolse busto e corsetti e iniziò ad accorciare le gonne per sentirsi più agili, le mutande divennero indispensabili e anch’esse, progressivamente si ridussero: i mutandoni, adattandosi al nuovo abbigliamento salivano sempre più in alto, un’evoluzione che porterà, pian piano l’indumento a trasformarsi in quelle mutandine o slip di cui oggi non si può più fare a meno. Insomma la mutanda prima di adottare le odierne caratteristiche, con le sue forme e i suoi colori ha dovuto subire diverse rivoluzioni della moda e del costume, che solo di riflesso condizionarono il capo di abbigliamento intimo.

Negli anni Cinquanta, grazie anche all’immissione sul mercato di tessuti duttili e a basso costo, la diffusione degli slip divenne inarrestabile e la moda dell’intimo un vero e proprio fenomeno multiforme, infatti, nel guardaroba di una signora potevano esserci numerosi pezzi di mutandine che spaziavano per stile, colori e tessuti. Dobbiamo arrivare agli anni Sessanta e Settanta perché la donna si focalizzi definitivamente sulla mutande o slip come capo irrinunciabile per svariati motivi: igiene, decenza ed estetica.

Uno slip per ogni occasione

L’excursus storico ci dà l’idea della perigliosa vita che hanno avuto le mutande nei secoli. Sembra impossibile oggi, visto che gli armadi delle donne traboccano dei più svariati modelli di slip e non è mai sufficiente la quantità posseduta. Le varietà e l’assortimento che si può trovare, la grande quantità di negozi specializzati nel settore fanno sì che, dato l’imbarazzo della scelta, scegliere lo slip giusto sia un sentiero periglioso. Qui di seguito elencherò i modelli principali.

  • Slip classico: Questo è il modello più essenziale. Di solito, soprattutto i nuovi modelli, sono senza cuciture laterali e sul pannello anteriore, dando in questo modo un effetto invisibile sotto gli abiti, anche quelli più attillati e garantendo il massimo confort. Lo slip può essere a vita alta, quando copre tutto il ventre fino all’ombelico. Questo modello è elegante ed essenziale, adatto per un uso quotidiano. La variante più usata oggi è lo slip a vita bassa, che s’incurva nella parte alta lasciando scoperto l’ombelico. Questo modello è leggero, dinamico, comodo, pratico e di grande vestibilità. Molto comodo per le donne sportive e per chi desidera sentirsi sempre a proprio agio.
  • Guaina: realizzata con materiali molto contenitivi avvolgendo il corpo della donna da sopra alla vita. La guaina può avere diverse lunghezze di gamba, da sopra le cosce fino ad arrivare, in alcuni casi, a mezza gamba, aderendo e slanciando anche i fianchi. Comparsa verso il 1930, quando iniziarono a essere utilizzati i primi tessuti elastici, è il simbolo della scissione del capo intimo in reggiseno e mutanda. Oggi questo la guaina rientra nella categoria dell’intimo “conformato”. Se ne consiglia l’utilizzo alla donna in carne che vuole avvolgere la propria pancia avendo un notevole miglioramento nella vestibilità ed estetico, proprio perché tende a modellare le forme.
  • Coulotte: La coulotte è simile alla guaina nella forma ma molto diversa nel tessuto. Mentre la guaina è formata da materiali contenitivi la coulotte, a differenza, è spesso in seta e cotone e anch’essa scende sotto i glutei coprendo vita e fianchi. È molto utile sotto gli abiti aderenti o pantaloni leggeri proprio per l’effetto “invisibile” sotto l’abito. Nata per motivi più che altro pratici la coulotte è divenuta nel tempo un capo irrinunciabile nella biancheria femminile, grazie alle varianti sexy, realizzate con raffinatissimi pizzi che lasciano intravedere in modo altamente conturbante le beltà femminili, o con pregiate sete di vari colori. È considerata sia dall’uomo che dalla donna più conturbante di altri slip più succinti.
  • Brasiliano o tanga: un’altra variante sexy dello slip è senza dubbio la brasiliana. Nata in Brasile nei primi anni Settanta come costume da bagno, la brasiliana o tanga viene lanciato come indumento intimo in America solo nei primi anni Ottanta. Questo indumento lascia completamente scoperti i glutei, conturbando e accendendo le fantasie più sfrenate. Inoltre la brasiliana è sgambatissima e alta in vita, caratteristiche che le permettono di slanciare la figura. Essendo un capo che non ha nessuna funzione contenitiva ma tende a evidenziare le beltà del gentil sesso, è adatto a chi non ha inestetismi da coprire. Nella sua versione elegante è realizzato in balze di pizzo elastico.

Colori e interpretazione

La scelta del colore della biancheria intima non è per niente casuale e può interpretare i diversi stati d’animo di una donna e la psicologia che dietro la preferenza si nasconde. Per aiutare a selezionare meglio lo slip giusto dunque, non va sottovalutata, oltre al modello, la scelta della giusta nuance.

  • Nero: elegante oppure sexy invita all’impudicizia. La donna che decide di indossare uno slip di questo colore è esigente, raffinata, è una donna che pretende di essere amata in un certo modo, emancipata e sicura di sé. Il nero nell’immaginario rappresenta il male, dunque la trasgressione, del peccato, della violazione delle regole.
  • Bianco: Il bianco al contrario del nero è il colore simbolo della purezza e della castità per eccellenza. Un abbigliamento intimo di questo colore indica una predilezione alle attività spirituali rispetto a quelle carnali. È un colore che viene spesso associato alla giovinezza, alla fragilità e all’innocenza. Anche l’immagine verginale dello slip bianco però può essere seducente e intrigante, proprio nel desiderio di esplorare l’innocenza.
  • Beige: la donna che predilige un colore simile alla pelle denota classe e raffinatezza. Neutro dunque non vuol certo dire mancanza di carattere al contrario, indica sobrietà, equilibrio ed elegante semplicità.
  • Rosso: Il rosso non può che indicare passione. Il rosso è un colore usato con cautela dalle donne perché ritenuto eccessivo e, alcune volte, troppo volgare. Ma, oltre a essere il colore simbolo dell’abbigliamento intimo indossato per festeggiare il Capodanno, è consigliato usarlo in “serate speciali” quando si ha voglia di stupire piacevolmente il proprio partner con una serata un po’ più provocante del solito.
  • Rosa: Il rosa è un colore che esprime il profondo desiderio di romanticismo, di languide passioni un po’ sdolcinate. La donna che indossa questo colore ha il desiderio di sentirsi come l’eroina di un romanzo d’amore e lancia il chiaro messaggio che per conquistare il suo corpo si deve necessariamente passare dal cuore.