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	<title>Guidaacquisti.net</title>
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		<title>Corsi informatica</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi]]></category>

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Uno dei modi per apprendere in modo corretto come utilizzare un  computer è senza dubbio quello di frequentare un corso o di consultare guide specialistiche. Bisogna tenere conto che apprendere una materia come  l’informatica richiede molta applicazione e curiosità.

Un mondo informatizzato
Basta guardarsi attorno per comprende quanto la nostra vita quotidiana sia ormai strettamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6775" title="Corsi informatica" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Corsi-informatica.jpg" alt="" width="640" height="436" /></p>
<p><strong>Uno dei modi per apprendere in modo corretto come utilizzare un  computer è senza dubbio quello di frequentare un corso o di consultare guide specialistiche. Bisogna tenere conto che apprendere una materia come  l’informatica richiede molta applicazione e curiosità.<br />
</strong></p>
<h3>Un mondo informatizzato</h3>
<p>Basta guardarsi attorno per comprende quanto la nostra vita quotidiana sia ormai strettamente dipendente dall’informatica sotto innumerevoli aspetti: oggi praticamente tutto viene controllato dai computer, che sta diventando anche uno dei mezzi di comunicazione privilegiati non solo negli ambienti lavorativi e in tutte le classi sociali.</p>
<p>Il commercio è una delle categorie che per prima beneficiato dell’introduzione dell’informatica e di internet, con uno sviluppo stratosferico dell’ecommerce: sono numerosissime infatti le persone che effettuano acquisti online di qualsiasi tipo di bene o di servizio pagando con carta di credito o con altri strumenti di pagamento certificati, in quanto un negozio virtuale può sicuramente offrire prezzi più competitivi rispetto a un negozio tradizionale.</p>
<p>Anche l’informazione ha beneficiato enormemente dell’informatizzazione, oggi infatti tutti i principali quotidiani hanno un sito online e sono numerose le persone che, tramite i blog, esprimono il loro punto di vista su quello che accade nel mondo. Notizie che, spesso, sono disponibili molto prima online che tramite i media tradizionali per la facilità ed economicità di diffusione.</p>
<p>La comunicazione e la socializzazione sono altri due ambiti che sono stati completamente rivoluzionati dai computer. Basti pensare alle chat, ai siti di dating per trovare amicizie e amore e ai social network che permettono alle persone di rimanere in contatto, in qualsiasi parte del mondo si trovino. E che possono comunicare tra di loro scrivendo, parlando e video comunicando spesso senza spendere un centesimo.</p>
<p>L’informatizzazione si è incuneata talmente in profondità nelle nostre vite che ormai è praticamente impossibile pensare di vivere senza. Sicuramente i computer e l’informatica, oltre agli innegabili vantaggi dal punto di vista lavorativo (basti pensare a quello che significa l’informatica per qualsiasi tipo di industria o azienda) hanno fatto quello che nessuno era mai riuscito a fare prima: avvicinare le persone e mantenerle in contatto.</p>
<h3>Il Personal Computer</h3>
<p>Il Personal Computer, il cui acronimo è PC, è un computer che rientra nella categoria dei generalpurpose, ossia che non è destinato a un compito specifico, e monoutente, ossia che può essere usato da una persona alla volta, e solitamente è caratterizzato da prestazioni basiche o medie. Solitamente per “PC” si intendono i computer con sistema operativo Windows o Linux, mentre i computer della Apple vengono chiamati “Mac”.<br />
I personal computer moderni possono essere divisi in tre categorie: desktop computer, computer all in one e computer portatili.</p>
<p>Il desktop computer, altrimenti chiamato computer da scrivania, per le dimensioni piuttosto ingombranti non può essere portato in giro e viene utilizzato, per comodità, a un tavolo o a una scrivania. Solitamente è composto da uno schermo e da un involucro (chiamato case) che si sviluppa sia orizzontalmente che verticalmente (in questo caso si parla di tower). Solitamente i desktop computer sono molto flessibili e modulari, possono essere espansi con l’aggiunta di memoria aggiuntiva e altri componenti e spesso offrono le prestazioni migliori, proprio per le loro maggiori risorse dal punto di vista dell’hardware. I computer all in one sono invece una particolare categoria di desktop computer, quindi non portatile, che ha il case integrato nel monitor, con conseguente risparmio di spazio.</p>
<p>I computer portatili invece, chiamati anche laptop computer, sono i computer di ultima generazione il cui peso e le cui dimensioni ridotte consentono loro di essere comodamente portati in giro e utilizzati più o meno ovunque. Quello dei portatili è il settore di mercato dove si sono concentrati i maggiori sforzi dal punto di vista tecnologico e di marketing: questi computer infatti sono sempre più piccoli e allo stesso tempo sempre più economici, diventando uno dei prodotti informatici preferiti dal grande pubblico. Uno degli svantaggi di questa tendenza, però, è un rapido incremento della loro obsolescenza: mentre un computer desktop, per il fatto che può essere modificato ed espanso, una vita commerciale di circa quattro o cinque anni, i portatili hanno un margine di intervento molto minore e possono essere considerati obsoleti dopo un anno e mezzo o due dall’acquisto. Ovviamente per poter funzionare in modo corretto un computer deve essere dotato di specifici software. Vediamo di cosa si tratta.</p>
<h3>Software</h3>
<p>I diversi software in circolazione vengono catalogati in base all’utilizzo a cui sono preposti e alle loro funzionalità:</p>
<ul>
<li><strong>Software di base</strong>: comprendono i sistemi operativi, i compilatori e le librerie per l’organizzazione dei file.</li>
<li><strong>Driver</strong>: che permettono di utilizzare diversi dispositivi hardware che si possono collegare al computer (ad esempio le stampanti, i masterizzatori, le macchie fotografiche, etc).</li>
<li><strong>Firmware</strong>: sono speciali software che si trovano direttamente all’interno dell’hardware e che permettono di regolare le funzionalità dell’hardware.</li>
<li><strong>Programmi applicativi</strong>: sono software che vengono utilizzati per la gestione quotidiana del lavoro, ad esempio i programmi per l’ufficio, per la comunicazione, i videogiochi, etc.</li>
</ul>
<p>Solitamente al momento dell’acquisto i computer sono dotati di un pacchetto di software basico che permette di svolgere le normali funzioni quotidiane per cui utilizziamo il computer. Successivamente si può arricchire il proprio computer con software specifici, alcuni dei quali si devono acquistare mentre altri si possono scaricare gratuitamente dalla rete.</p>
<h3>Internet e la posta elettronica</h3>
<p>Internet è uno dei più importanti mezzi di comunicazione di massa, costituito da una rete mondiale di computer a cui può accedere liberamente chiunque sia in possesso di un computer, dei software necessari per navigare e di un Internet Service Provider che fornisce  l’accesso alla rete passando per una linea di telecomunicazione dedicata.</p>
<p>Tutti i milioni di computer collegati tra di loro con i più svariati mezzi di trasmissione rendono internet la più grande rete di computer esistente al mondo: questo è il motivo per cui viene chiamata anche “rete globale” o anche “rete delle reti”. Gli utenti di internet nel 2008 erano 1.5 miliardi, che si prevede diventeranno 2.2 miliardi entro il 2013. E le finalità per cui la gente si collega a questa rete sono le più disparate: da quelle personali a quelle ludiche, da quelle lavorative a quelle scientifiche, a quelle commerciali.</p>
<p>I principali servizi offerti da questa grandissima rete sono due: il world wide web e la posta elettronica.<br />
“World Wide Web” sono le tre parole da cui deriva il famigerato “www” che tutti conosciamo, chiamato anche Grande Ragnatela Mondiale, che consiste in un numero pressoché infinito di servizi e di contenuti multimediali a cui possono accedere, più o meno liberamente, gli utenti di internet. Questi contenuti sono collegati tra di loro da un insieme di link, e possono essere creati dagli stessi utenti che popolano la rete. La grande possibilità offerta dal world wide web è proprio questa: permettere a chiunque, con una spesa minima, di pubblicare nella rete i propri contenuti rendendoli disponibili alla visione da parte di un pubblico globale, distribuito praticamente su tutto il pianeta.</p>
<p>La posta elettronica è un servizio di internet che permette a chiunque di inviare e ricevere messaggi in modo gratuito (esclusi ovviamente gli eventuali costi di connessione). Attualmente è una delle applicazioni internet più conosciute e utilizzate, utilizzata dalle persone per comunicare in ogni parte del mondo in tempi brevissimi: una email infatti può raggiungere la casella di posta elettronica del nostro destinatario in pochi secondi. Si possono inviare messaggi singoli o messaggi a gruppi di persone; messaggi semplici o messaggi con allegate fotografie, filmati, brani musicali, applicazioni e tanto altro ancora.</p>
<h2>Corsi di formazione certificati</h2>
<p>I corsi di formazione certificati sono sicuramente il modo migliore per affrontare l’apprendimento dell’informatica guidati da professionisti del settore in grado di trasmettere le informazioni in modo serio e professionale e di rilasciare, alla fine del corso, un attestato di partecipazione che spesso può anche servire, eventualmente, per ottenere una corsia preferenziale in una selezione lavorativa.</p>
<p>I corsi di informatica certificati sono aperti ai privati (sia singoli che in gruppo), alle scuole e alle aziende con particolare attenzione agli aspetti pratici tramite opportune esercitazioni in aula, nelle ore mattutine, pomeridiane e anche serali, per permetterne la frequenza anche a chi studia o lavora.</p>
<p>Questi corsi vengono organizzati da associazioni e istituti privati, dalle aziende, dai comuni e dalle regioni e sono rivolti sia ai principianti che vogliono iniziare a muovere i primi passi in questo mondo, sia ai più esperti che desiderano approfondire un determinato aspetto o imparare una vera e propria professione, ad esempio quella del webmaster.</p>
<p>Tra i più popolari e frequentati infatti ci sono quelli di apprendimento base per conseguire la patente Europea (ECDL), i <strong>corsi specialistici</strong> per le applicazioni orientate al business e alla gestione di impresa, quelli per grafici e webmaster e per programmatori che desiderano incrementare il loro livello di abilità.</p>
<p>Per conoscere i <strong>corsi di formazione certificati</strong> che vengono organizzati nella propria area di residenza è bene effettuare una ricerca online oppure chiedere presso il proprio comune quali corsi vengono organizzati e se hanno o meno un costo: data l’importanza di questa materia, infatti, spesso le regioni organizzano corsi  gratuiti per avvicinare il maggior numero di persone possibile all’informatica.</p>
<h2>Corsi online</h2>
<p>Questi servizi sono un modo innovativo per approfondire la propria conoscenza su alcuni degli aspetti dell’informatica. Rispetto ai <strong>corsi di formazione certificati</strong>, quelli online sono più economici e permettono di gestire in autonomia il proprio tempo e il proprio ritmo di apprendimento anche se hanno lo svantaggio di non permettere un’adeguata verifica dei propri progressi e di non rilasciare, nella maggior parte dei casi, nessun attestato di partecipazione.</p>
<p>Solitamente prevedono delle lezioni che si possono seguire comodamente a casa, dal proprio computer, con relativi esercizi (in base al tipo di corso scelto). Solitamente sono rivolti a persone che hanno già una certa dimestichezza con il mondo dell’informatica e che quindi possono approfondire un determinato aspetto dell’informatica in piena autonomia, senza bisogno di essere fisicamente seguiti da un insegnante.<br />
Molto spesso questi sono finalizzati all’apprendimento di un particolare programma, e organizzati sia dalle case produttrici di software per permettere agli utenti di apprenderne il funzionamento, sia dalle aziende e dagli uffici che, in seguito all’installazione nei loro sistemi informatici di in nuovo programma vogliono permettere alle persone che ci avranno a che fare di conoscerlo nel modo più approfondito.<br />
Ma non è tutto, perché di <strong>corsi online</strong> è pieno internet, e sono orientati a qualsiasi aspetto dell’informatica e per qualsiasi livello di abilità:</p>
<ul>
<li>informatica di base</li>
<li>grafica</li>
<li>web design</li>
<li>animazione web</li>
<li>produzione audio e video</li>
<li>contabilità e gestione di impresa</li>
</ul>
<p>Maggiori informazioni riguardo a questo tipo di corso, ad esempio costi e durata, possono essere trovati, ovviamente… online!</p>
<h2>Guide cartacee</h2>
<p>Un altro modo per prendere confidenza con il mondo dell’informatica o per approfondire le proprie conoscenza su un determinato ambito o programma sono le guide cartacee, che si trovano in grande abbondanza nei reparti dedicati all’informatica di qualsiasi libreria.</p>
<p>Ci sono libri per principianti che offrono nozioni base passo dopo passo e guide specialistiche che permettono di conoscere nel modo più approfondito un determinato software. Le prime hanno un approccio molto più simpatico e a volte anche scanzonato all’informatica mentre le seconde sono dei veri e propri manuali di istruzione, precise fin nel dettaglio.</p>
<p>Programmatori, grafici, web designer e chi fa del computer la propria professione troveranno nelle guide cartacee un ottimo punto di riferimento per il proprio lavoro e potranno conoscere degli aspetti o delle funzioni di alcuni programmi e software che rimarranno sconosciuti agli altri.</p>
<p>Anche in questo caso è necessario sottolineare che una guida non offre le stesse possibilità di apprendimento rispetto a un corso di formazione certificato e sono dedicate a un pubblico già abbastanza intendente dal punto di vista informatico, che ricerca in una guida un approfondimento specialistico partendo già da una buona conoscenza di base.</p>
<p>C’è da dire che l’efficacia o meno di queste guide dipende anche dall’attitudine personale all’autoapprendimento di chi le utilizza, e ci sono guide, sul mercato, che spesso arrivano a costare quasi quanto un corso online quindi consigliamo prima di tutto di valutare la propria propensione all’apprendimento tramite manuale, prima di effettuare una scelta di questo tipo.</p>
<p>Per abbattere i costi esistono anche molti manuali e molte guide scaricabili gratuitamente dalla rete, che si possono poi consultare via schermo o stampare per averle sempre a portata di mano. Queste potrebbero essere una buona ed economica soluzione per approfondire un argomento relativo all’informatica: un punto di partenza per valutare le proprie necessità (e capacità) di approfondimento e decidere se seguire o meno un corso.</p>
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		<title>Home Theater</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 16:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gli attuali sistemi home theater includono praticamente tutto ciò che vi serve  per trasformare il vostro soggiorno in un centro di intrattenimento simile al cinema.
Caratteristiche
I kit Home Theater evitano le difficoltà dell’abbinamento dei diffusori e includono istruzioni per un’installazione semplice. I prezzi variano a seconda delle funzioni e della complessità. Se avete una preferenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6753" title="Home theater" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Home-theater.jpg" alt="" width="640" height="449" /></p>
<p><strong>Gli attuali sistemi <em>home theater</em> includono praticamente tutto ciò che vi serve  per trasformare il vostro soggiorno in un centro di intrattenimento simile al cinema.</strong></p>
<h2>Caratteristiche</h2>
<p>I kit Home Theater evitano le difficoltà dell’abbinamento dei diffusori e includono istruzioni per un’installazione semplice. I prezzi variano a seconda delle funzioni e della complessità. Se avete una preferenza per un determinato produttore, usatelo come punto di partenza per la vostra ricerca. I marchi più notori sono Aiwa, Bose, Sony, Kenwood, Pioneer, Panasonic, Harman Kardon, Philips, Samsung, Yamaha, Onkyo e JVC.</p>
<p>Le tracce audio surround contengono quattro o più canali audio, ognuno dei quali viene riprodotto da un diffusore diverso. Un subwoofer è responsabile del “.1” e riproduce effetti e altri suoni a bassa frequenza. I tipici set  HTiB che supportano il suono surround a 5.1 canali sono costituiti da:</p>
<ul>
<li> <strong>Un ricevitore A/V</strong>: un ricevitore audio/video sta al centro del vostro sistema di intrattenimento home theater. Funziona come preamplificatore, amplificatore e centro di controllo e decodifica le tracce surround dei vostri DVD, TV HD o sorgenti multichannel.</li>
<li> <strong>Diffusore a canale centrale</strong>: il diffusore a canale centrale riproduce dialoghi, musica e molti effetti sonori. Posizionatelo sopra o sotto lo schermo della televisione, in linea con la posizione primaria di ascolto. Il suono dovrebbe proiettarsi direttamente verso chi ascolta e creare l’illusione di arrivare dallo schermo della TV.</li>
<li> <strong>Diffusori anteriori </strong>: i diffusori anteriori possono essere da pavimento, da libreria o i più piccoli diffusori satellite e dovrebbero essere posizionati a destra e a sinistra della televisione. Dovrebbero essere posizionati a uguale distanza dalla TV, a un angolo di 30 gradi rispetto alla posizione primaria di ascolto. Questi diffusori anteriori trasmettono musica e effetti sonori realistici che provengono da entrambi i lati dell’azione che si svolge sullo schermo della TV.</li>
<li> <strong>Diffusori surround satellite</strong>: posizionate i diffusori surround a destra e sinistra della posizione primaria di ascolto, a uguale distanza e leggermente arretrati. I diffusori surround, insieme ai diffusori anteriori, permettono a chi ascolta di immergersi nella musica e negli effetti sonori.</li>
<li> <strong>Subwoofer alimentato</strong>: responsabili del “.1” del suono surround, i subwoofer sono disponibili in molte dimensioni e riproducono suoni o effetti a bassa frequenza. Le persone in genere posizionano il subwoofer dove non rischia di essere urtato. Alcuni preferiscono posizionarlo in un angolo, per ottenere un suono migliore.</li>
<li> <strong>Cavi con codice colore</strong>: permettono di collegare velocemente ricevitore, diffusori e dispositivi multimediali. I sistemi a 6.1 canali includono anche un diffusore surround posteriore e i sistemi  HTiB a 7.1 canali includono due diffusori posteriori surround che trasmettono entrambi lo stesso canale audio. Alcune unità includono anche un lettore DVD integrato, un amplificatore separato, un registratore DVD o un VCR.</li>
</ul>
<h2>Diffusori</h2>
<p>I listini di Home Theater includono informazioni tecniche su diffusori e  ricevitori. Imparate a capire come confrontare le specifiche di base  quando fate acquisti.</p>
<ul>
<li> <strong>Woofer e tweeter</strong><br />
Questi diffusori versatili sono presenti nella maggior parte dei sistemi <strong>home theater</strong>. Rientrano in qualsiasi budget e sono una grande scelta  per gli amanti dei formati audio multichannel. Possono avere uno o più  driver (woofer e tweeter). Un maggior numero di driver garantirà una  performance migliore, ma anche un prezzo più alto.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Diffusori full-range</strong>: diffusori più economici che  trasmettono l’intero segnale audio a un driver non dedicato.</li>
<li> <strong>Diffusori a una via</strong>: diffusori entry-level con un woofer.</li>
<li> <strong>Diffusori a due vie</strong>: diffusori con un woofer e un tweeter. In  genere offrono una performance superiore rispetto ai diffusori a una  via.</li>
<li> <strong>Diffusori a tre vie</strong>: diffusori con un woofer, un tweeter e un  midrange. In genere offrono una performance superiore rispetto ai  diffusori a due vie. Anche i sistemi di diffusori con più di un woofer  o  midrange sono considerati a tre vie.</li>
</ul>
<p>Considerate le dimensioni del woofer quando confrontate modelli da  pavimento e modelli da libreria. I woofer da 13 cm riproducono alcuni  suoni bassi, quelli da 20 cm e più offrono una performance migliore. Le  dimensioni giocano un ruolo anche nella scelta del subwoofer. I  subwoofer più grandi producono un suono basso più profondo rispetto a  quelli più piccoli. La maggior parte dei subwoofer ha un proprio  amplificatore. Tuttavia, negli home theater potreste vedere dei  subwoofer passivi che richiedono l’amplificazione da parte del  ricevitore. Cercate dei diffusori con connettori binding post invece  delle molle dei diffusori più economici.</p>
<ul>
<li> <strong>Sensibilità</strong><br />
I diffusori più efficienti richiedono meno energia per raggiungere un  determinato volume. Ad esempio, per produrre un suono di un determinato  volume, un diffusore che ha un rating di sensibilità di 3 decibel   superiore a quello di un altro diffusore, richiede la metà dell’energia.  Una sensitività sopra 90 decibel è buona, una sensibilità tra 88 e 90  decibel è nella media e una sensibilità sotto 85 decibel può sforzare  troppo il vostro amplificatore.</li>
<li> <strong>Risposta di frequenza</strong><br />
I produttori elencano i limiti di frequenza di un diffusore sotto forma  di range, in genere indicando che non devierà di più di un paio di  decibel da una risposta perfettamente piatta. Ad esempio, da 30 hertz a  20.000 hertz, +/-3 decibel. Un limite di frequenza al di sotto dei 30  hertz offre un suono basso intenso, perfetto per i film d’azione e di  fantascienza, ma 40 hertz andranno bene per la maggior parte delle  persone. Il limite per le basse frequenze non dovrebbe superare i 50  hertz (il range di frequenze normalmente udite dall’orecchio umano è  compreso tra 20 e 20.000 hertz). Più un diffusore devia dalla risposta  piatta, meno accurata è la riproduzione del suono.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Potenza</strong><br />
Un ricevitore surround o un amplificatore controlla i vostri diffusori e  dovrebbe offrire almeno 100 watt di potenza per canale, distribuiti  equamente attraverso il sistema. Ad esempio, 100 watt x<br />
6 per un sistema audio surround a 6.1 canali. Quando si tratta di  confrontare i ricevitori con simili watt di potenza, quest’ultima non è  un fattore decisivo. Per aumentare il suono di 3 decibel, la potenza  deve raddoppiare, ad esempio da 50 a 100 watt. Tuttavia, per raddoppiare  il suono che sentite è necessario un aumento di 10 decibel. In altre  parole, non sentirete molta differenza tra un amplificatore da 100 watt e  uno da 120 watt. Produttori differenti usano sistemi diversi di  gestione della potenza.  Confrontate i rating di gestione della potenza  solo tra HTiB dello  stesso produttore, per scoprire se un set di  diffusori può gestire più  potenza rispetto a un altro.<br />
- Picco di potenza: indica la potenza che un diffusore può gestire per   brevi periodi di tempo.<br />
- Capacità RMS: indica la potenza costante che un diffusore può gestire   per lunghi periodi di tempo.<br />
- Potenza minima raccomandata: indica la potenza minima necessaria per   far funzionare efficacemente un diffusore.</li>
<li><strong>Distorsione</strong><br />
Un venditore potrebbe riportare sul listino il rating di distorsione  armonica totale (THD) di un ricevitore o di un amplificatore, come  misura della purezza del segnale. Minore questo valore,  più puro sarà  il segnale.</li>
</ul>
<h3>Formati Surround</h3>
<p>Il vostro ricevitore dovrebbe supportare il suono surround e i formati audio multichannel che volete utilizzare.</p>
<ul>
<li> <strong>Dolby Digital</strong>: ampiamente usato nei DVD e nelle trasmissioni televisive digitali broadcast, questo formato a 5.1 canali surround include cinque canali audio e un canale per le basse frequenze (LFE) dedicato ai suoni nel range compreso tra 10 e 120 hertz.</li>
<li> <strong>Dolby Digital EX</strong>: utilizzato su un numero sempre maggiore di  DVD, questo formato surround a 6.1 canali include sei canali audio e un canale dedicato alle basse frequenze, comprese tra 10 e 120 hertz. Può anche trasmettere i contenuti in formato Dolby Digital 5.1.</li>
<li> <strong>DTS</strong>: è un formato 5.1 surround che compete con il Dolby Digital. E’ un formato opzionale su molti DVD e registrazioni audio multichannel.</li>
<li> <strong>DTS-ES</strong>: formato 6.1 surround, opzionale su molti DVD e registrazioni multichannel. E’ compatibile con il formato DTS e compete con il Dolby Digital EX.</li>
<li> <strong>DTS Neo 6</strong>: formato che crea cinque o sei canali audio per le impostazioni surround delle registrazioni matrix stereo. Può anche creare un’esperienza surround 6.1 aggiungendo un canale posteriore alle registrazioni a 5.1 canali. Compete con il Dolby Pro Logic II.</li>
<li> <strong>Dolby Pro Logic</strong>: molti videogame possono simulare il suono surround con un kit adattatore, cavi digital audio e decoder.</li>
<li> <strong>Dolby Pro Logic II</strong>: crea un’esperienza surround a 5.1 canali a partire dalle registrazioni stereo in quattro canali Dolby Surround di trasmissioni TV e VHS.</li>
<li> <strong>Dolby Pro Logic IIx</strong>: crea un’esperienza surround a 7.1 canali a partire dalle vostre registrazioni stereo a 5.1- o 6.1 canali.</li>
<li> <strong>THX-Certified</strong>: THX non è un formato audio che ha bisogno di un decoder speciale, ma se siete appassionati di film probabilmente vorrete delle attrezzature THX-certified. Usa un’equalizzazione proprietaria per ricreare in maniera realistica l’esperienza di un cinema e offrire standard specifici per potenza, frequenza e livelli accettabili di distorsione. Le attrezzature THX Selectcertified possono offrire performance degne di un cinema in stanze grandi fino a 600 metri quadri e le attrezzature THX Ultra-certified in stanze grandi fino a 900 metri quadri.</li>
<li> <strong>THX Surround EX</strong>: questo formato surround può creare un’esperienza di suono a 6.1-canali a partire da qualsiasi sorgente audio per home theater. Supporta Dolby Digital EX e Dolby Digital e può essere usato anche con DTS-ES, DTS, Dolby Pro Logic e Dolby Pro Logic II. Per una migliore performance avrete bisogno di un ricevitore e diffusori a 6.1 canali surround.</li>
</ul>
<p>Sulla copertina dei vostri DVD, registrazioni audio multichannel o videogame troverete la lista dei formati audio surround supportati. I DVD-Audio &amp; SACD DVD-Audio richiedono una decodifica. Avrete bisogno di un lettore SACD per ascoltare il formato SACD o di un lettore DVD che supporti i DVD-Audio per ascoltare questo tipo di dischi. Entrambi possono contenere anche materiale Dolby Digital e DTS che può essere decodificato dal vostro ricevitore.</p>
<h3>Connessioni</h3>
<p>Sostituite i cavi del vostro HTiB con cavi di alta qualità che trasmettono i segnali audio e video in maniera più fedele e affidabile. Il vostro ricevitore dovrebbe avere ingressi e uscite per tutti i dispositivi che volete collegare, inclusi lettore DVD, CD, ricevitore TV satellitare e sintonizzatore AM/FM. Questi componenti determinano il tipo di cavi di cui avrete bisogno.</p>
<ul>
<li><strong>Diffusori &amp; subwoofer</strong><br />
Acquistate dei cavi per collegare i vostri diffusori al ricevitore e acquistate separatamente i cavi per il subwoofer per ottenere un suono migliore per le basse frequenze. Per capire di quanto cavo avete bisogno per i diffusori, misurate le distanze tra tutti i componenti che hanno bisogno di essere collegati con un cavo, tenendo in considerazione le aree che hanno bisogno di cavo extra (finestre, cornici delle porte, angoli). Tenetevi larghi con l’acquisto dei cavi: acquistate almeno 60 cm in più rispetto alla lunghezza della quale pensate di avere bisogno.</li>
<li><strong>Audio &amp; video</strong><br />
Gli ingressi line-level supportano la connessione analogica di molti dispositivi audio, incluso il vostro stereo. Usate un cavo coassiale RF per collegare la vostra antenna TV standard, un VCR, un giradischi o un sintonizzatore. Se volete collegare un giradischi che non ha un preamplificatore phono integrato, assicuratevi che il vostro ricevitore abbia un ingresso phono. Anche se non avete bisogno di trasmettere video standard attraverso il vostro ricevitore A/V, considerate un ricevitore con ingressi video e S-video composite, utilizzati da molti dispositivi con uscite video, come le videocamere. I cavi S-video con connettori a 4 pin aiuteranno a collegare i dispositivi al ricevitore.<br />
Usate un cavo A/V composite (RCA) per trasferire segnali audio e video analogici verso un lettore DVD o un VCR attraverso un unico cavo. Avrete bisogno di una connessione RCA anche per ascoltare il formato Dolby Pro Logic.</li>
<li><strong>Audio digitale</strong><br />
Trasferite tracce audio digitali da lettori musicali, lettori DVD progressive-scan o TV HD al vostro ricevitore tramite un cavo digitale coassiale (75-ohm) o un cavo in fibra digitale / fibra ottica.<br />
Abbinate gli ingressi sul vostro ricevitore alle uscire sulla vostra sorgente audio.<br />
Assicuratevi anche di avere abbastanza ingressi per supportare più sorgenti audi,  se volete collegare più dispositivi.</li>
<li><strong>Video digitale</strong><br />
Collegate il vostro lettore DVD progressive-scan o la vostra TV HD agli ingressi component video del vostro ricevitore con un cavo component video. I cavi component video dividono il segnale video del vostro lettore DVD, VCR o sintonizzatore della TV HD e processano i segnali separatamente, migliorando la qualità dell’immagine. La maggior parte dei cavi ha bisogno di una banda di almeno 12 megahertz, ma i cavi utilizzati per le TV HD hanno bisogno di almeno 30 megahertz di banda. Alcuni ricevitori offrono anche ingressi DVI di più alta qualità o uscite HDMI. Una connessione DVI permette di trasferire video digitali dal vostro sintonizzatore per TV HD, TV HD-ready o lettore DVD DVI-compatibile. La maggior parte degli apparecchi elettronici di una casa utilizza cavi DVI-D. HDMI trasferisce fino a 8 canali audio al vostro sistema surround a 7.1 canali attraverso un unico cavo. Molti sintonizzatori per TV HD e TV HDTV-ready supportano le connessioni HDMI, compatibili anche con il formato DVI.</li>
</ul>
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		<title>Fumetti</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collezionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le persone possono collezionare fumetti per molti motivi. Alcuni per nostalgia, altri amano i personaggi e le storie, altri ancora apprezzano i fumetti come una forma d’arte. Che siate all’inizio della vostra collezione, o stiate cercando alcune edizioni rare per completarla, questa guida vi aiuterà a saperne di più.
Storia
Dalle prime strip comiche che apparivano sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6688" title="Fumetti" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Fumetti.jpg" alt="" width="640" height="841" /></p>
<p><strong>Le persone possono collezionare fumetti per molti motivi. Alcuni per nostalgia, altri amano i personaggi e le storie, altri ancora apprezzano i fumetti come una forma d’arte. Che siate all’inizio della vostra collezione, o stiate cercando alcune edizioni rare per completarla, questa guida vi aiuterà a saperne di più.</strong></p>
<h3>Storia</h3>
<p>Dalle prime strip comiche che apparivano sui quotidiani, attraverso i gialli, le storie del mistero, il regno del supereroi, le storie horror e temi più adulti: i fumetti sono diventati parte della nostra cultura.</p>
<ul>
<li> <strong>1897-1937</strong><br />
I fumetti sono nati come strip comiche sui quotidiani e le prime raccolte venivano vendute come libri comici all’inizio degli anni ’30. Tra il 1933 e il 1937, nacquero icone come Topolino, Flash Gordon e Dick Tracy, e iniziarono le loro carriere artisti come Will Eisner, Bob Kane, Jerry Siegel e Joe Shuster. Il 1937 segnò il debutto dei fumetti a tema. I fumetti di Detective erano incentrati su crimine e suspense e la loro evoluzione portò alla nascita di Batman. I fumetti di Detective vennero indicati in seguito con l’acronimo DC, Detective Comics.</li>
<li> <strong>1938-1955</strong><br />
L’Età dell’oro dei <strong>fumetti</strong> ebbe inizio nel 1938, quando il primo fumetto d’azione introdusse il primo supereroe: Superman. Ispirato dal successo di Superman, Bob Kane sviluppò un supereroe più oscuro, Batman. Anche se Batman non aveva poteri, le sue storie oscure e i suoi avversari dal carattere maniacale resero questo fumetto un successo. Tra il 1938 e il 1945  il successo dei supereroi esplose e nacquero The Spirit, Captain Marvel, Flash, la Torcia Umana, l’Uomo Sabbia e molti altri. Nel 1940 i fumetti di guerra divennero il genere più apprezzato e fecero il loro debutto gli eroi patriottici. Capitan America, ideato da Joe Simon e Jack Kirby, divenne il primo eroe ad avere un nome prima ancora di apparire in un fumetto. Nel 1945, con la fine della guerra, l’Età dell’Oro dei fumetti si avviò verso la conclusione e iniziarono a guadagnare popolarità i Fumetti Scientifici.</li>
<li><strong>1956-1969</strong><br />
Mentre le vendite dei fumetti di supereroi continuavano a scendere, fumetti horror come The Crypt of Terror, Weird Fantasy e The Vault of Horror divennero incredibilmente popolari. Tuttavia, verso la metà degli anni ’50, supereroi come Superman, Capitan America, Flash e La Torcia Umana trovarono nuovo impulso e nuove storie. I supereroi di questo periodo erano caratterizzati da uno slang moderno, personalità originali e problemi personali oltre a quello di salvare il mondo. I Fantastici Quattro sono stati il primo esempio della nuova banda di eroi Marvel che includeva anche L’incredibile Hulk e Thor. Tuttavia, fu la comparsa di Spider-Man, nel numero 15 dell’Amazing Fantasy, a cementare lo stile Marvel. E’ stato anche il periodo dei super gruppi come The Avengers, JLA, e gli X-men. Mentre i supereroi tornavano al potere, i fumetti scientifici continuavano ad essere popolari e la Marvel li combinò con Silver Surfer. Verso la fine dell’Età dell’Argento, i fumetti avevano un aspetto molto simile a quello che hanno oggi: una pletora di eroi, ciascuno con il proprio fumetto, e molti personaggi che facevano un doppio lavoro in un super gruppo.</li>
<li><strong>1970-1979</strong><br />
Al passo con i tempi, i fumetti dell’Età del Bronzo cominciarono ad affrontare temi più moderni. Anche se i classici fumetti di supereroi continuavano ad essere popolari, storie nuove come quelle di Conan il Barbaro o Star Wars cambiarono le regole e portarono i fumetti nel mondo moderno.</li>
<li><strong>1980 ad oggi</strong><br />
Durante gli anni ’80, lo sviluppo delle graphic novel inserì eroi popolari in contesti più adulti, comuni durante l’Età Moderna. Esempi importanti di questa tendenza furono The Watchmen di Alan Moore e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Gli anni ’90 furono caratterizzati dalla nascita di diverse case editrici. In un’industria prima dominata da Marvel e DC, nacquero fumetti indipendenti o alternativi come Darkhorse e Image.</li>
</ul>
<h2>Collezionarli</h2>
<p>Negli ultimi 10 anni i fumetti si sono trasformati in una miniera d’oro. Film come Spider-Man, Batman Begins  e X-Men hanno alimentato l’interesse delle persone in quest’arte visiva. I fumetti hanno fatto molta strada dai classici POW” “BAM” “BIFF” dell’Età dell’Oro. Storyline complesse mettono alla prova i personaggi sia fisicamente sia psicologicamente, e il disegno artistico ha raggiunto vette mai toccate prima. Con così tanti artisti e scrittori pieni di talento coinvolti nella realizzazione dei fumetti, non c’è da stupirsi che collezionarli sia diventato uno degli hobby più amati. La cosa più importante da ricordare per chi colleziona fumetti è divertirsi. Trovate un personaggio che vi piace. Vi interessa un certo supereroe con quel determinato super potere e quella certa identità segreta? Fa parte di un gruppo? In questo caso siete interessati a collezionare più fumetti contemporaneamente?</p>
<h2>Valore</h2>
<p>Il valore dei fumetti dipende da alcuni fattori, inclusi la rarità e le condizioni dell’albo.<br />
E’ bene cercare di capire la scala di valutazione usata dalla maggior parte dei collezionisti di fumetti per assicurarsi che le vostre aspettative al momento dell’acquisto vengano soddisfatte. Guide come Overstreet e Wizard sono una grande risorsa per i collezionisti. Non solo riportano il valore di molti vecchi fumetti, ma spesso contengono articoli sui numeri che usciranno a breve o eventi che hanno a che fare con il mondo Marvel e DC. La scala di valutazione dei fumetti viene usata comunemente per assegnare un punteggio alle loro condizioni. Include una breve descrizione della condizione, un simbolo e un valore numerico.</p>
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		<title>Scarpe sportive</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbigliamento]]></category>

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Se fate sport tre o più volte alla settimana, è importante indossare scarpe sportive che proteggano i vostri piedi dallo stress al quale sono sottoposti. Il vostro medico, podiatra o allenatore potrà consigliarvi nella scelta delle calzature più adatte alle vostre esigenze.
Corsa
Chi fa jogging o corsa ha bisogno di scarpe da corsa che assorbano lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6664" title="Scarpe sportive" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Scarpe-sportive.jpg" alt="" width="640" height="443" /></p>
<p><strong>Se fate sport tre o più volte alla settimana, è importante indossare <em>scarpe sportive</em> che proteggano i vostri piedi dallo stress al quale sono sottoposti. Il vostro medico, podiatra o allenatore potrà consigliarvi nella scelta delle calzature più adatte alle vostre esigenze.</strong></p>
<h2>Corsa</h2>
<p>Chi fa jogging o corsa ha bisogno di scarpe da corsa che assorbano lo shock. Le scarpe da corsa dovrebbero anche aiutarvi a mantenere un’andatura naturale. Scarpe da corsa leggere e flessibili — come quelle della serie Nike Shox— offrono imbottiture extra, stabilità e traction control. Tipi popolari di scarpe da corsa includono scarpe da performance, scarpe da corsa e scarpe per terreni pesanti.</p>
<ul>
<li>Alte performance: le scarpe da performance sono leggere e molto responsive, l’ideale per corridori esperti e veloci. Si rinuncia ai cuscinetti per avere una scarpa da corsa più leggera.</li>
<li>Da corsa: le scarpe da corsa sono ultra-leggere, pensate per corridori molto veloci, abituati a correre con pochi cuscinetti o stabilizzatori.</li>
<li>Da corsa per terreni pesanti: le scarpe da corsa per terreni pesanti sono l’ideale per correre su terreni accidentati e irregolari. Essendo rinforzate, queste scarpe durano molto a lungo.</li>
</ul>
<h2>Sport al coperto</h2>
<p>Le scarpe per sport al coperto hanno suole poco colorate, che non lasciano segni sul parquet. Si usano per sport come basket, tennis e pallavolo.</p>
<ul>
<li> <strong>Da basket</strong>: i giocatori di basket hanno bisogno di scarpe che offrano stabilità e siano realizzate in materiali traspiranti. Cercate scarpe da basket con tacchetti e supporto per le caviglie, lacci di buona qualità e tomaie in pelle, nylon o altri materiali traspiranti. Nike ha realizzato un gran numero di popolari scarpe da basket, incluse le linee Nike Air Jordan, Nike Dunk e Nike Zoom.</li>
<li> <strong>Da tennis</strong>: il tennis richiede molti movimenti laterali e le scarpe da tennis offrono il tipo di supporto di cui si ha bisogno. Garantiscono stabilità e hanno imbottiture che permettono movimenti laterali veloci. Comprate scarpe da tennis del vostro numero: se le prendete troppo grandi, il piede potrebbe scivolare. Marche popolari comprendono Nike, Wilson e Adidas.</li>
<li> <strong>Per racquetball e squash</strong>: le scarpe per racquetball e squash di marche come Wilson e Adidas offrono una buona trazione per partenze veloci. Le suole, realizzate in gomma, sono resistenti ma traspiranti e non lasciano segni sul parquet.</li>
</ul>
<h2>Ciclismo</h2>
<p>A differenza di altre scarpe sportive, le scarpe per andare in bicicletta hanno suole dure e scarse imbottiture nel tallone, per non perdere energia quando si trasferisce la potenza ai pedali.<br />
Le scarpe per andare in bicicletta sono molto aderenti, in modo che il piede non scivoli mentre pedalate. Alcuni modelli usano speciali punti di fissaggio in modo che i tacchetti si aggancino ai pedali.</p>
<ul>
<li> <strong>Per bici da strada</strong>: le scarpe per bici da strada hanno suole dure, rigide e leggere e chiusure in Velcro che permettono di regolare velocemente la chiusura della scarpa. In genere le tomaie sono realizzate in nylon traspirante.</li>
<li> <strong>Per mountain bike</strong>: le scarpe per mountain bike, indossate da chi pedala in montagna o su altri terreni accidentati,  hanno suole molto rigide che aiutano a trasferire la potenza muscolare ai pedali. Dovrebbero avere tacchetti incassati che torneranno utili in caso sia necessario spingere la bici.</li>
</ul>
<h2>Sport da campo</h2>
<p>Sport come calcio e baseball richiedono rapidità su terreni piatti, e i giocatori hanno bisogno di scarpe con tacchetti per una migliore presa sul campo di gioco. Comprate le scarpe giuste per giocare bene. Compagnie come Nike, Adidas e Reebok producono scarpe con tacchetti in stili e materiali diversi, inclusi cuoio e materiali sintetici.</p>
<ul>
<li> <strong>Tacchetti di cuoio</strong>: flessibili e comodi, i tacchetti di cuoio offrono un buon supporto per il tallone.</li>
<li> <strong>Tacchetti sintetici</strong>: i più economici tacchetti sintetici sono un’ottima scelta per bambini e giovani atleti. Potete trovare tacchetti incollati e tacchetti svitabili</li>
<li> <strong>Tacchetti incollati</strong>: i tacchetti incollati, realizzati in plastica fusa, hanno le punte disposte in diversi pattern, utili su diversi campi di gioco e in differenti condizioni atmosferiche.</li>
<li> <strong>Tacchetti svitabili</strong>: i più versatili tacchetti svitabili hanno viti di metallo che permettono di svitarli e sostituirli in base alle condizioni del campo. I calciatori possono scegliere di indossare scarpe per tappeti erbosi con suole in gomma dura che permettono una presa migliore su campi erbosi artificiali, o scarpe per giocare al coperto che non danneggiano i pavimenti delle palestre o altre superfici dure.</li>
</ul>
<h3>Altri sport</h3>
<p>Molti altri sport e alcune attività ricreative, come la caccia, la pesca, l’equitazione e andare in barca, richiedono scarpe specifiche.</p>
<ul>
<li> <strong>Da bowling</strong>: non potete andare su una pista da bowling senza un buon paio di scarpe da bowling. Che siate un principiante, un giocatore discreto o un esperto, optate per scarpe da bowling che offrono comfort e possibilità di movimento. Oggi le scarpe da bowling sono disponibili in un’ampia gamma di stili e colori. Considerate marche come Dexter, Etonic, Circle o Brunswick.</li>
<li> <strong>Da golf</strong>: quando acquistate delle scarpe da golf, ricercate massima trazione e stabilità. Durante una partita di golf passerete delle ore in piedi, il che rende le scarpe da golf una necessità. Anche l’equilibrio è essenziale per questo sport. Tacchetti versatili e svitabili permettono di adattarsi a diverse condizioni atmosferiche.</li>
<li> <strong>Per andare in barca</strong>: dal momento che la popolarità della vela continua a crescere, cresce anche la domanda di scarpe resistenti all’acqua che siano belle, comode e funzionali.</li>
<li> <strong>Antibatteriche</strong>: possono aiutare a combattere il cattivo odore che talvolta si sviluppa quando le scarpe sono continuamente esposte all’acqua.</li>
<li> <strong>Per alpinismo</strong>: le scarpe per alpinismo di compagnie come Scarpa, Five Ten e La Sportiva sono un must per qualsiasi alpinista. Le suole rigide in gomma offrono il supporto e la trazione di cui avrete bisogno.</li>
<li> <strong>Da Wading</strong>: scarpe e stivali per pescare offrono trazione su superfici instabili, in zone dove i pesci spesso possono mordere. Dal momento che il letto del fiume può essere instabile, vi serve un solido supporto per le caviglie. Cercate modelli che terminano a stivale, in modo che i ciottoli non possano entrare. Idealmente, l’acqua dovrebbe potersi muovere dentro e fuori liberamente, in modo da non raccogliersi all’interno della vostra scarpa appesantendovi.</li>
<li> <strong>Per escursioni</strong>: scarpe e scarponi per escursioni, di marche come Timberland, Columbia, New Balance e Rockport, in genere hanno superficie esterna e suola molto resistenti. Cercate modelli impermeabili, in modo che l’acqua non possa entrare.</li>
</ul>
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		<title>Giacche</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbigliamento]]></category>

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Una giacca non è solo una protezione contro il freddo; è un inno alla moda che comprende una grande varietà di stili e trame come giacche sportive, soprabiti in lana, cuoio, pelle scamosciata o finta pelle.
Tipologie
Esiste una vasta gamma di stili di giacche tra cui scegliere:

 In pelle di montone: belli e funzionali, i cappotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6661" title="Giacche" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Giacche.jpg" alt="" width="640" height="458" /></p>
<p><strong>Una giacca non è solo una protezione contro il freddo; è un inno alla moda che comprende una grande varietà di stili e trame come giacche sportive, soprabiti in lana, cuoio, pelle scamosciata o finta pelle.</strong></p>
<h2>Tipologie</h2>
<p>Esiste una vasta gamma di stili di giacche tra cui scegliere:</p>
<ul>
<li> <strong>In pelle di montone</strong>: belli e funzionali, i cappotti in pelle di montone e quelli in finta pelle possono tenervi al caldo e farvi essere alla moda, in città o in campagna.</li>
<li> <strong>In lana</strong>: tenete a bada il freddo con un ricco e spesso soprabito in lana. Disponibili come giacche corte, di media lunghezza o lunghe, aggiungono un tocco di eleganza alle vostre passeggiate. Ancora più sontuosi di un soprabito in pura lana, sono i soprabiti in lana e cashmere; li trovate da Perry Ellis, Anne Klein e Cole Haan.</li>
<li> <strong>Contemporanee</strong>: linee pulite, styling aggressivo e contrasti inaspettati contraddistinguono questo stile. Bomber, giubbotti jeans e velluto a coste sono alcuni esempi che rientrano in questa categoria. Juicy Couture, Marc Jacobs e Nanette Lepore sono tra i marchi più apprezzati.</li>
<li> <strong>In cuoio e pelle scamosciata</strong>: le giacche in cuoio e pelle scamosciata hanno uno stile forte, sicuro di sè e individuale che non passa mai di moda. Bomber e blazer corti o lunghi, disponibili in un arcobaleno di colori, rispecchiano qualsiasi personalità.</li>
<li> <strong>Sportive</strong>: affrontate qualsiasi tempo, dalla brezza primaverile alle bufere invernali in giacche sportive, giacche a vento o anorak. Chiusure in velcro, storm flap e polsini elasticizzati vi terranno al caldo e all’asciutto per tutto l’anno.</li>
<li> <strong>In pelle e finta pelle</strong>: le ultra lussuose giacche in pelle di montone, o pelliccia di coniglio, volpe e visone permettono di affrontare il freddo invernale, mentre la finta pelle permette di avere un aspetto super a un prezzo più abbordabile.</li>
<li> <strong>Impermeabili</strong>: in caso di previsione di pioggia o nebbia, gli impermeabili vi proteggeranno dalla tempesta. I classici trench che arrivano all’altezza della vita sono disponibili in diversi colori e stili, realizzati da un’ampia gamma di designer.</li>
<li> <strong>Gilet</strong>: sempre di moda, i gilet sono un’opzione divertente e casual per i giorni nei quali volete un aspetto vivace. I modelli imbottiti vi faranno sentire al caldo e coccolati con qualsiasi tempo.</li>
</ul>
<h2>Materiali</h2>
<p>Ogni materiale ha caratteristiche distintive:</p>
<ul>
<li> <strong>Pile</strong>: il pile è così leggero, comodo e casual che lo amerete se avete uno stile di vita attivo. Pile polare è il nome generico per una varietà di tessuti in pile, in genere in poliestere, che mantengono al caldo e all’asciutto. Il Pile Polare originale è stato creato da Maiden Mills. Potete anche trovare poliestere leggero Artic Fleece e poliestere 100% Yukon Fleece.</li>
<li> <strong>Nylon</strong>: le giacche in nylon sono solide, resistenti, regolabili e vanno bene in tutte le condizioni atmosferiche. Giacche a vento e giacche da sci sono buoni esempi. Per materiali traspiranti e impermeabili, cercate i tessuti laminati. Per un po’ di caldo extra, considerate una giacca con isolamento termico come Thinsulate.</li>
<li> <strong>Cuoio</strong>: giacche in cuoio o in pelle scamosciata di vacca o agnello vi metteranno al centro dell’attenzione. Ricami, accenti metallici e scelte di colore inaspettate esalteranno ancora di più la vostra personalità.</li>
<li> <strong>Microfibra</strong>: due volte più sottili della seta, e con una rifinitura incredibilmente morbida al tatto, le giacche in microfibra sono disponibili in quattro varianti: microfibra acrilica, microfibra in nylon, microfibra di poliestere e rayon.</li>
<li> <strong>Lana</strong>: oggi non si utilizzano più soltanto la lana di pecora o di agnello, le giacche in lana possono essere realizzate in lussuoso cashmere, angora, lana di cammello, alpaca, lama, o vicuña.</li>
<li> <strong>Pelle scamosciata</strong>: la pelle scamosciata si ottiene attraverso la lavorazione del cuoio. Un tessuto effetto scamosciato è un tessuto sintetico.</li>
<li><strong>Gore-Tex</strong>: il Gore-Tex è un tessuto resistente all’acqua, al vento, traspirante, che allontana l’umidità dal vostro corpo tenendovi al caldo. E’ disponibile in una composizione a due strati, leggera, o in una più pesante a tre strati. Il Gore-Tex XCR offre una maggiore resistenza all’umidità in caso di intense attività all’aperto. Se vi piacciono le escursioni, considerate le comode giacche in leggero Gore-Tex Paclite. I tessuti in Gore-Tex soft shell sono un’ottima scelta per chi cerca abiti morbidi e a prova d’acqua che siano leggeri, traspiranti e mantengano al caldo.</li>
<li><strong>Windstopper</strong>: i tessuti Windstopper sono resistenti al vento, leggeri e traspiranti.<br />
Questi morbidi tessuti formano uno strato resistente all’acqua e isolante.</li>
<li><strong>Dryloft</strong>: il Dryloft, un tessuto resistente all’acqua e al vento, spesso utilizzato per i parka, allontana l’umidità dal vostro corpo ed è un materiale isolante.</li>
</ul>
<h3>Come scegliere</h3>
<p>Che vi piacciano le gite all’aperto, o amiate semplicemente gli abiti sportivi, considerate alcune funzioni  high-tech che aumentano il comfort, la durata e la versatilità delle giacche, mantenendo inalterata la resistenza agli elementi.</p>
<ul>
<li> <strong>Cappucci rimovibili</strong>: un cappuccio rimovibile offre una protezione aggiunta nei confronti di sole, neve, pioggia o ghiaccio. Per una copertura completa, cercate versioni con scalda viso regolabili. Lands’ End, L.L.Bean e REI offrono una grande varietà di stili per attività all’aperto.</li>
<li> <strong>Tasche</strong>: riponete grossi guanti da neve in tasche espandibili, tenete a portata di mano gli occhiali da sci conservandoli nelle doppie tasche accessibili dall’esterno o dall’interno della giacca, e mettete al sicuro oggetti di valore come il passaporto o il vostro telefono cellulare all’interno di tasche nascoste, perfette per chi viaggia. Marchi come Mountain Hardwear, Salomon e Arc’teryx offrono giacche funzionali per sport sulla neve, alpinismo e condizioni climatiche estreme.</li>
<li> <strong>Controllo del clima</strong>: materiali proprietari come Windstopper e Coolmax hanno rivestimenti particolari per allontanare l’umidità e impedire al vento e al freddo di penetrare all’interno della giacca. Molti design sportivi includono aperture strategiche per una maggiore traspirazione e maniche raglan per assicurare facilità di movimento.</li>
<li> <strong>Sistemi 3 in 1</strong>: siate pronti a tutto in una giacca multi-stagione con pile interno rivoltabile. In questo modo potrete affrontare tutti i cambi di temperatura. Cercate giacche realizzate in materiali impermeabili o resistenti all’acqua. Troverete esempi di questo stile popolare nei marchi Columbia, The North Face, Nike, Adidas e persino Prada.</li>
</ul>
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		<title>Autoabbronzanti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le creme abbronzanti (autoabbronzanti) sono dei prodotti che conferiscono alla pelle un colore più scuro, indipendentemente dall&#8217;azione dei raggi solari. Esse provocano infatti delle reazioni chimiche a livello epidermico superficiale: l&#8217;agente abbronzante DHA, il diidrossiacetone, penetra nella pelle, senza arrivare tuttavia in profondità.
Come agiscono
Le creme abbronzanti sono dei prodotti che conferiscono alla pelle un colore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6107" title="Autoabbronzanti" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Autoabbronzanti.jpg" alt="" width="640" height="427" /></p>
<p><strong>Le creme abbronzanti (<em>autoabbronzanti</em>) sono dei prodotti che conferiscono alla pelle un colore più scuro, indipendentemente dall&#8217;azione dei raggi solari. Esse provocano infatti delle reazioni chimiche a livello epidermico superficiale: l&#8217;agente abbronzante DHA, il diidrossiacetone, penetra nella pelle, senza arrivare tuttavia in profondità.</strong></p>
<h2>Come agiscono</h2>
<p>Le creme abbronzanti sono dei prodotti che conferiscono alla pelle un colore più scuro, indipendentemente dall&#8217;azione dei raggi solari. Esse provocano infatti delle reazioni chimiche a livello epidermico superficiale: l&#8217;agente abbronzante DHA, il diidrossiacetone, penetra nella pelle, senza arrivare tuttavia in profondità. Ecco il meccanismo di azione delle creme auto-abbronzanti, che oggi sono presenti sul mercato in differenti tipologie di prodotto: spray, crema, gel, auto-abbrozzanti idratanti o rassodanti. Ce n&#8217;è davvero per tutti i gusti. L&#8217;azione di questi prodotti non è permanente: infatti, dopo circa una settimana abbondante, la pelle tenderà ad assumere nuovamente la sua colorazione naturale, dato che le cellule della pelle superficiali si rinnovano continuamente. Molto si è dibattuto sulla dannosità o meno di questa tipologia di prodotto.</p>
<p>Quello che è certo è che non contiene alcuna sostanza chimica, ma che provoca soltanto delle reazioni di tipo chimico. Certo, reazioni che non avverrebbero in modo naturale, ma che non penetrano minimamente in profondità e quindi non danneggiano la pelle in modo permanente. Ognuno è comunque libero di decidere se sottoporre la propria pelle a questo tipo di trattamento.  Le creme auto-abbrozzanti si dividono principalmente in due macro-categorie: quelle riservate al viso e quelle applicabili su tutto il corpo. La differenza fondamentale tra le due riguarda esclusivaemente la densità, in quanto esse contengono gli stessi elementi e le medesime sostanze.</p>
<h2>Come applicarle</h2>
<p>Le creme auto-abbrozzanti vanno applicate seguendo delle indicazioni ben precise, per fare in modo di ottenere l&#8217;effetto desiderato, omogeneamente su tutta la pelle. Prima di stendere il prodotto, nel caso in cui si stia utilizzando una crema per tutto il corpo, è sempre meglio fare uno scrub (trattamento atto ad eliminare le cellule morte), così da essere sicuri che il prodotto non agisca su cellule superficiali già compromesse.  Se invece ci apprestiamo ad utilizzare una crema auto-abbrozzante per il viso, assicuriamoci di pulirlo accuratamente con latte detergente o con un tonico. E&#8217; inoltre importantissimo stendere, prima dell&#8217;applicazione del prodotto, una crema idratante. Tutto questo per rendere la pelle uniforme nel suo colore naturale ed essere certi, di conseguenza, del risultato dopo la stesura del prodotto. Bastano dieci minuti di stabilizzazione poi si può procedere. Iniziare sempre con pochissimo prodotto, così, dopo un paio d&#8217;ore, si può valutare il risultato e se non si è soddisfatti si può procedere con una seconda passata e, eventualmente, anche una terza. Il processo inverso è naturalmente impossibile. L&#8217;applicazione della crema deve avvenire con moderazione ma con una certa velocità, cercando sempre, soprattutto nel viso, di sfumare verso l&#8217;esterno.</p>
<h3>Quando non usarle</h3>
<p>In linea di massima, le creme auto-abbrozzanti possono essere usate in qualsiasi situazione e da qualsiasi persona. Ci sono alcune circostanze, tuttavia, nelle quali conviene evitarle, non perché si rivelerebbero dannose o pericolose, ma perché non garantirebbero l&#8217;effetto desiderato. Il primo caso che vale la pena citare è quando la pelle comincia a spellarsi. Usare la crema auto-abbrozzante in questa situazione è assolutamente sconsigliabile. Abbiamo detto che l&#8217;auto-abbrozzante agisce a livello epidermico sperficiale. Ma se questo è in stato di cambiamento (spellatura) è evidente che il prodotto non potrà agire in modo uniforme, data la disomogeneità della superficie interessata. Se, inoltre, abbiamo intenzione di applicare il prodotto per poi fare subito una doccia, è giusto che sappiamo che l&#8217;utilizzo dell&#8217;asciugamano e lo strofinio della spugna contribuiscono all&#8217;asporto delle cellule superficiali. Per cui, inevitabilmente, l&#8217;effetto della crema auto-abbrozzante sarà minore. Infine è molto importante ricordare che l&#8217;auto-abbrozzante non è assolutamente un doposole. Di ritorno da una giornata di mare, alla fine della quale siamo arrossati e poco idratati, è molto più consigliabile un doposole idratante piuttosto che un auto-abbrozzante</p>
<h3>Come scegliere</h3>
<p>Quando scegliamo un prodotto da applicare sul nostro corpo, è sinonimo di intelligenza e rispetto informarsi sempre bene sulle caratteristiche di ciò che vogliamo far entrare in contatto con il nostro corpo. Per quanto riguarda le creme auto-abbrozzanti, bisogna sempre ricordarsi che non fanno miracoli e che non durano per sempre. Non solo; esse non agiscono su tutti nello stesso modo. L&#8217;effetto che si ottiene dipende chiaramente dalla pigmentazione della pelle. Persone molto chiare di carnagione dovranno necessariamente ripetere l&#8217;applicazione più volte rispetto a coloro che possiedono pelli scure ed ambrate. Inoltre considerare un auto-abbronzante come una crema protettiva dai raggi del sole è completamente sbagliato. Questi prodotti non stimolano infatti la melanina (che dà la protezione alla pelle). Dopo l&#8217;applicazione di un auto-abbrozzante, è come andare al mare senza aver messo alcun prodotto e il rischio di scottature è il medesimo. Ricordiamoci sempre di queste precise indicazioni, così da non mettere il corpo in condizioni di difficoltà. Va bene prendersi cura dell&#8217;aspetto estetico, ma non a discapito della salute che deve rimanere necessariamente la nostra priorità.</p>
<p>Oggi sono presenti sul mercato varie marche e tipologie di creme auto-abbrozzanti. In questi ultimi anni questi prodotti si sono molto perfezionati rispetto ai rudimentali primi tentativi che non assicuravano affatto l&#8217;omogeneità. Molte aziende si sono allora impegnate nella produzione di creme di questo tipo: Dior Bronze, Garnier Ambre Solaire, L&#8217;Oréal, Clarins, Collistar, Bottega Verde. Alle creme si sono aggiunti gli spray, i gel e addirittura le salviette auto-abbronzanti.</p>
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		<title>Tatuaggi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Sono tantissime le culture, dalle più antiche alle più moderne, che fanno largo uso dei tatuaggi attribuendo a queste decorazioni corporali significati molto profondi, in quanto un tatuaggio accompagna chi lo porta per tutta la vita. Può rappresentare una specie di carta di identità di una persona o segnare un momento rituale, come il passaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5945" title="Tatuaggi" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Tatuaggi.jpg" alt="" width="640" height="480" /><br />
<strong>Sono tantissime le culture, dalle più antiche alle più moderne, che fanno largo uso dei <em>tatuaggi</em> attribuendo a queste decorazioni corporali significati molto profondi, in quanto un tatuaggio accompagna chi lo porta per tutta la vita. Può rappresentare una specie di carta di identità di una persona o segnare un momento rituale, come il passaggio all’età adulta o il superamento di un determinato tipo di prova.</strong></p>
<h3>Origini</h3>
<p>Nella Mummia di Similaun, che risale all’incirca al 3300 a.C. e che è stata rinvenuta negli anni Novanta sulle Alpi italiane, sono stati ritrovati dei tatuaggi terapeutici, così come è avvenuto anche nel caso dell’uomo di Pazyryk ritrovato nell’Asia centrale, che presentava una complessa trama di tatuaggi con tema animalesco. Anche gli antichi egizi facevano ampio uso di tatuaggi, ed erano diffusi anche nell’antica Roma, crocevia di popoli e di culture diverse, fino a che l’imperatore Costantino, convertitosi al Cristianesimo, non decise di vietarli per rispettare un esplicito divieto da parte di Dio, riportato nel Levitico (19.28), di incidersi la pelle o di tatuarsi. È interessante notare come, prima che il Cristianesimo diventasse una religione tollerata e successivamente una vera e propria religione di stato, erano numerosissimi i cristiani che volevano rendere evidente la loro fede spirituale facendosi tatuare sul corpo simboli religiosi di varia natura, usanza particolarmente diffusa tra i copti monofisisti che solevano tatuarsi la croce copta, la natività  e l’immagine santo Mar Corios, in sella a un cavallo in compagnia di un bambino, che fu martirizzato nell’epoca di Diocleziano. Anche nel Medioevo i tatuaggi erano molto popolari soprattutto tra i pellegrini, che erano soliti tatuarsi sul corpo i simboli religiosi dei loro pellegrinaggi nei diversi santuari, in particolar modo quelli del santuario di Loreto.</p>
<p>Anche la religione ebraica, come prescritto nel Levitico, vieta qualsiasi tipo di incisione del corpo accompagnata da inchiostro o da qualsiasi tipo di sostanza indelebile, quindi permanente. I tatuaggi permanenti sono vietati anche nella religione musulmana, consentendo invece i tatuaggi permanenti all’henné, un pigmento organico. Nella cultura araba, così come quella indiana, ad utilizzare questo tipo di tatuaggio temporaneo all’henné sono soprattutto le donne (agli uomini è vietato anche il tatuaggio all’henné), che amano decorarsi fittamente le mani e i piedi, oppure tutto il corpo come nel caso delle spose in occasione della loro prima notte di nozze, chiamata per l’appunto “Lelet al Henna”, ossia la notte dell’hennè. Solitamente questo tipo di tatuaggio è realizzato con motivi floreali molto fitti e l’effetto è sorprendente, sembrano delle vere e proprie opere d’arte che purtroppo durano una o due settimane, poi svaniscono lentamente per effetto dell’acqua.</p>
<p>Ma ai divieti ci sono sempre delle eccezioni, ad esempio in alcune tribù di nomadi musulmani si usa tatuare alcune donne e bambini dotati di particolare bellezza con dei cerchietti o delle piccole linee verticali tra le sopracciglia o sul mento. Sono tatuaggi di tipo scaramantico che vengono effettuati con l’azzurro, il tradizionale colore scaramantico in uso fin dai tempi degli antichi Faraoni egiziani. Alcuni dei popoli dove il rito del tatuaggio ebbe un maggiore significato furono quelli dell’Oceania, che svilupparono uno stile di tatuaggio unico in base alla zona dove risiedevano: particolarmente famosi sono i tatuaggi Maori. Anche i giapponesi, i cinesi e gli Inuit possono vantare un’antica tradizione di tatuaggi, ognuna con i suoi simboli e i suoi significati.</p>
<p>Per veder diffondersi nuovamente la pratica del tatuaggio l’Europa deve aspettare invece l’epoca delle esplorazioni oceaniche del Diciottesimo secolo, che ebbero il merito di diffondere nel vecchio continente gli usi e i costumi dei popoli dell’Oceania, tra cui i loro bellissimi tatuaggi. Verso la fine del Diciannovesimo secolo anche le classi aristocratiche iniziarono ad avvicinarsi al mondo dei tatuaggi: tra gli esponenti più celebri del tatuaggio in quell’epoca infatti possiamo citare lo zar Nicola  II e Winston Churchill. Ovviamente anche in quest’epoca il tatuaggio ebbe i suoi antagonisti, primo tra tutti il criminologo Lombroso che dichiarò che il tatuaggio era uno dei segni rivelatori di una personalità portata al crimine e alla delinquenza. Per fortuna negli ultimi decenni il tatuaggio si è talmente tanto diffuso in tutti gli strati sociali e tra le persone più disparate da essere ormai diventato una pratica piuttosto normale, che non desta alcun tipo di preoccupazione o di sospetto di latente criminalità.</p>
<h2>Tecniche</h2>
<p>Ognuna delle culture che abbiamo citato ha sviluppato, nel corso dei secoli, la propria tecnica di tatuaggio utilizzando anche le materie prime che aveva a disposizione e sviluppando i propri originalissimi disegni.</p>
<ul>
<li><strong>Inuit</strong><br />
Le popolazioni Inuit utilizzano degli aghi realizzati in osso che servono a far passare sotto la pelle un filo ricoperto di fuliggine, ossia una versione ancora un po’ più artigianale della china che ancora si utilizza per i tatuaggi fatti in casa.</li>
<li><strong>Popolazioni oceaniche</strong><br />
Tra le popolazioni oceaniche si utilizzano i denti di un pettine realizzato in osso che viene battuto contro la pelle con una bacchetta. La pressione esercitata dalla bacchetta fa in modo che i denti del pettine buchino la pelle permettendo l’introduzione nell’epidermide del colore, che viene ottenuto lavorando la noce di cocco.</li>
<li><strong>Giappone</strong><br />
I giapponesi impiegano una tecnica chiamata “tebori” che prevede l’utilizzo di piccoli aghi di metallo e di pigmenti colorati. Questa tecnica prevede che l’ago entri nella pelle in modo obliquo, con meno violenza rispetto alle tecniche degli Inuit e delle popolazioni oceaniche ma risulta in ogni modo una tecnica abbastanza dolorosa.</li>
<li><strong>Occidente</strong><br />
Dalle nostre parti del mondo i tatuaggi vengono eseguiti con l’ausilio di apposite macchinette elettriche a cui vengono applicati diversi tipi di aghi in base all’effetto che si desidera ottenere. La macchinetta fa muovere velocemente gli aghi che penetrano nella pelle, permettendo l’inserimento nel derma dei colori. Questa macchinetta, che è stata introdotta dagli americani ma che si è rapidamente diffusa in tutto l’occidente, rende il tatuaggio una tecnica molto sopportabile dal punto di vista del dolore, segnando una staccatura netta e definitiva tra il tatuaggio moderno e quello tradizionale oceanico, asiatico o africano. Per queste culture, infatti, il tatuaggio è una pratica strettamente legata all’esperienza del dolore: è il dolore, infatti, ad avvicinare chi lo prova alla morte, esorcizzandola. Insieme al dolore è fondamentale anche la perdita di sangue che comporta l’atto di tatuarsi: il sangue infatti per queste culture rappresenta la vita e spargerne una piccola quantità durante il tatuaggio è una simulazione simbolica della morte.</li>
</ul>
<h2>Stili</h2>
<ul>
<li><strong>Old school</strong><br />
Questi tipi di tatuaggio sono realizzati con linee nette, senza sfumature, solitamente con abbondante nero e colorazioni piuttosto piatte. Derivano dalla tradizione americana ed europea e nella maggior parte dei casi rappresentano pugnali, rose, cuori e pin up, oppure simbologie di vita marittima, ad esempio sirene, navi e ancore.</li>
<li><strong>New school</strong><br />
Questo tipo di tatuaggio rappresenta una rivisitazione in chiave moderna dei simboli utilizzati dalla vecchia scuola, con linee ancora più marcate e colori particolarmente brillanti. Un caso di rilievo di questo tipo di tatuaggio sono le pantere nere, un vero e proprio classico della tradizione americana che per molti anni non state boicottate in quanto considerate espressioni di maschilismo. Negli ultimi anni, con la nascita della nuova scuola del tatuaggio, sono tornate di moda in numerose reinterpretazioni.</li>
<li><strong>Tribali</strong><br />
Questo tipo di tatuaggio inizia a spopolare nei primi anni Novanta e prende come ispirazione i tatuaggi delle culture tribali delle isole del pacifico come Samoa, le isole Marchesi e le Hawaii, delle popolazioni del Borneo, dei Nativi americani e dei Maori della Nuova Zelanda. I tatuaggi tribali sono costituiti da un insieme di simboli astratti prevalentemente realizzati con colore nero. Spesso questi disegni aiutano ad esaltare la naturale muscolatura del corpo. Altrettanto diffuse sono geometrie di linee intrecciate e simboli geometrici ripetuti che stanno a rappresentare diversi elementi del mondo animale e vegetale, così come anche il fuoco, l’acqua e l’aria.</li>
<li><strong>Giapponesi</strong><br />
In Giappone i termini utilizzato per identificare il tatuaggio sono irezumi (da ireru, inserire, e sumi, inchiostro nero) o horimono (da horu, inscrivere, e mono, qualcosa), mentre il termine utilizzato per identificare la tecnina è tebori.</li>
<li><strong>Biomeccanici</strong><br />
I tatuaggi biomeccanici, che hanno spopolato negli anni Ottanta e nei primi Novanta, utilizzano disegni ispirati all’arte e ai lavori di Giger. Rappresentano solitamente strane creature composte da parti umane e parti meccaniche, e sono realizzati in modo da adattarsi alle forme del corpo per rendere l’effetto ancora più stupefacente. Un classico di questo tipo di tatuaggio è un disegno che rappresenta uno squarcio nella pelle sotto al quale si intravedono delle componenti meccaniche.</li>
<li><strong>Scritte e lettering</strong><br />
In questo tipi di tatuaggio i disegni vengono sostituiti dalle scritte e la creatività si esprime anche e soprattutto nella scleta del carattere da utilizzare, dai bastoni ai gotici ai corsivi graziati. Questi tatuaggi vengono spesso scelti per scriversi indelebilmente addosso il nome del partner o di un figlio, messaggi o motti, e permettono di esprimere la propria identità con le parole invece che con i disegni, rimanendo comunque nel campo dell’estrema originalità in quanto chi desidera tatuarsi può scegliere la scritta che vuole, al di fuori degli stili, dei simboli e delle mode.</li>
</ul>
<h3>Reazioni allergiche</h3>
<p>Le reazioni allergiche ai pigmenti industriali che vengono utilizzati per eseguire tatuaggi sono molto rare, fatta eccezione per determinati tipi di rosso (per cui si utilizza il cinabro, un composto derivante dal mercurio) e di verde.<br />
Le persone allergiche a determinati tipi di metallo invece devono fare particolare attenzione in caso desiderino farsi un tatuaggio, in quanto la reazione al metallo può essere amplificata dall’azione di alcuni pigmenti, portando a gonfiore, prurito e suppurazione. È molto difficile incontrare questo tipo di reazione ma non è impossibile, quindi in caso di allergia è bene comunicarlo subito al tatuatore che, prima di procedere al tatuaggio, effettuerà un apposito test per verificare la presenza di eventuali reazioni indesiderate che potrebbero danneggiare la vostra salute… e il vostro tatuaggio! I soggetti più ipersensibili sono anche a rischio di shock anafilattico ma, anche in questo caso, parliamo di reazioni molto rare quindi non c’è da preoccuparsi. Altrettanto rari sono alcuni casi di rigetto dell’inchiostro, che in ogni caso si limita a un danneggiamento della parte tatuata senza grandi rischi per la salute. Anche in questo caso e in presenza di allergie è meglio chiedere al tatuatore l’effettuazione di un test di prova prima di procedere al tatuaggio vero e proprio.</p>
<h3>I rischi sanitari</h3>
<p>Ormai i tatuaggi sono una pratica all’ordine del giorno e difficilmente si sente parlare di gravi rischi per la persona, anche se questo è vero solo ed esclusivamente se il vostro tatuatore è una persona seria ed affidabile, e se utilizza strumenti omologati ed adeguatamente sterilizzati, aghi usa e getta e lavora in un ambiente in condizioni igieniche ottimali. Il non rispetto di queste norme può invece portare a serie patologie e gravissime infezioni, come ad esempio epatiti A, B e C, tetano, lebbra, infezioni da stafilococco e AIDS, quindi è bene diffidare dai tatuatori fai-da-te e rivolgersi a professionisti seri e quotati, che non avranno problemi a farvi vedere le loro attrezzature, gli apparecchi per la sterilizzazione di cui deve essere dotato il loro studio, e che apriranno un ago mono uso davanti a voi prima di applicarlo alla macchinetta per tatuarvi. Sicuramente un professionista con uno studio attrezzato avrà un prezzo leggermente superiore rispetto all’amico/vicino che tatua in casa ma ci sono cose per cui non c’è prezzo, prima tra tutte la vostra salute e la vostra incolumità fisica, e seconda tra tutte la qualità del risultato che vi porterete addosso per tutta la vita.</p>
<h3>E&#8217; davvero per sempre?</h3>
<p>La tecnica del tatuaggio incorpora nelle cellule del derma i pigmenti allo stato semi solido, di modo che la colorazione venga trattenuta permanentemente. Chi desiderasse rimuovere un tatuaggio deve quindi effettuare una dermoabrasione, una tecnica particolarmente aggressiva che elimina da uno a due millimetri di pelle, a volte anche di più se il colore è penetrato molto in profondità. È una tecnica molto dolorosa e dai risultati non sempre soddisfacenti, visto che è possibile che lasci anche cicatrici e segni visibili. Un’altra tecnica più recente per la rimozione dei tatuaggi indesiderati è il laser, capace di vaporizzare solo ed esclusivamente le cellule pigmentate, senza dolore e senza lasciare cicatrici, anche se uno dei risultati indesiderati potrebbe essere una pigmentazione diversa, più chiara, della pelle trattata con questo metodo. I costi di questa tecnica però sono molto elevati e i risultati, anche in questo caso, non sono perfetti quindi molto spesso le persone che si ritrovano con un tatuaggio che non gradiscono più preferiscono ricoprirlo con un altro tatuaggio più gradito. Trattandosi di una decorazione che rimane sul corpo praticamente per sempre e di difficile eliminazione, è consigliabile riflettere molto bene prima di tatuarsi, in quanto, come per molte cose, la cura migliore è sempre la prevenzione. Se non si è sicuri di volere un tatuaggio è meglio non farlo in quanto poi eliminarlo è difficile, doloroso e costoso.</p>
<h3>Etica</h3>
<p>Data l’importanza del suo lavoro, ossia quello di imprimere in modo indelebile un disegno sulla pelle, il tatuatore ha una grande responsabilità e deve quindi essere un professionista che conosce tutti gli aspetti del mestiere, da quelli artistici a quelli igienico-sanitari. Prima di tatuarvi, infatti, un professionista vi deve informare anche sugli eventuali rischi di un tatuaggio e vi deve far compilare un questionario sul vostro stato di salute. Dopo aver sistemato l’aspetto sanitario, un buon tatuatore ha anche il compito di comprendere le motivazioni di chi desidera farsi un tatuaggio, arrivando addirittura a cercare di dissuadere un cliente indeciso da una decorazione corporale permanente, nel caso intuisca che il potenziale cliente non è convinto.</p>
<p>Se il cliente è convinto, il tatuatore può aiutarlo nella scelta dello stile e del disegno da effettuare, e prima di mettersi all’opera informerà adeguatamente il cliente sulle norme e sui metodo adottati per la sterilizzazione degli strumenti di lavoro. Lo studio dovrà essere dotato di un moderno sistema di sterilizzazione al vapore saturo che si ottiene con autoclavi, che va testato regolarmente per assicurarne il buon funzionamento, test che devono essere conservati e mostrati al cliente nel caso ne venga richiesta la visione. Importante è anche che il tatuatore indossi dei guanti monouso, che sicuramente indosserà anche perché è il tatuatore stesso la persona che è maggiormente esposta ad eventuali malattie derivanti dal contatto con il sangue.</p>
<p>Per finire, il tatuatore vi può informare, se lo desiderate, sul significato dei simboli nelle diverse culture e se un determinato simbolo, che magari vi piace esteticamente, possa avere un significato particolare o possa essere considerato improprio o sacrilego per determinate società tradizionali. Sempre per quel che riguarda l’etica dei tatuatori, ci sono regole non scritte che generalmente vengono rispettate dalla maggior parte dei tatuatori professionisti, ad esempio quella che prevede l’esecuzione di lavori originali: difficilmente un tatuatore copierà in tutto e per tutto la fotografia di un tatuaggio eseguito da un altro tatuatore (o anche da lui medesimo), e cercherà invece di modificare il disegno per assicurare la massima originalità sia alla persona che viene a tatuarsi, sia al possessore del tatuaggio fotografato e portato come esempio. Inoltre, un tatuatore professionista difficilmente modificherà o continuerà il lavoro di un collega, a meno che il cliente non abbia un motivo serio (ad esempio un tatuaggio eseguito male) per far continuare o modificare il lavoro di un tatuatore da un’altra persona.</p>
<h3>Dal punto di vista giuridico</h3>
<p>Trattandosi di un elemento permanente sul nostro corpo, anche il tatuaggio è stato anche analizzato dal punto di vista giuridico, e non è stato considerato un atto vietato ai sensi di legge ed ammesso come attività giuridicamente lecita per qualsiasi persona maggiorenne; nel caso dei minorenni è invece previsto il consenso scritto dei genitori o dei tutori legali prima di procedere all’esecuzione del tatuaggio.</p>
<p>Se il tatuatore dovesse tatuare un minore senza apposita autorizzazione potrebbe essere accusato di lesioni personali volontarie nei confronti di un minore. Secondo la Corte di Cassazione, inoltre, il tatuaggio non è da considerarsi una pratica sanitaria anche se il tatuatore ha l’obbligo di rispondere a determinati requisiti igienico-sanitari per le attrezzature che utilizza e per l’ambiente di lavoro in cui tatua. È inoltre consigliabile che il tatuatore sia provvisto di un’apposita assicurazione che lo tuteli in caso di eventuali controversie con i clienti: ci sono compagnie assicurative, infatti, che offrono ai tatuatori contratti di assicurazione specifici per questo tipo di lavoro. C’è da dire che ci sono mestieri (ad esempio quelli relativi alle forze dell’ordine o al pubblico impiego) che non ammettono la presenza di tatuaggi in alcuna parte visibile del corpo quindi in caso si desideri intraprendere questo tipo di carriera è necessario informarsi sulle regolamentazioni in fatto di tatuaggi. Sappiate che in caso si venga rifiutati da un eventuale posto di lavoro proprio per la presenza di tatuaggi è possibile richiedere un Ricorso Giurisdizionale Amministrativo.</p>
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		<title>Piercing</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Il piercing, il cui nome deriva dal verbo inglese to pierce che significa perforare, consiste nell’effettuare dei fori in alcune parti del corpo per poi inserirvi gioielli realizzati in metallo (nella maggior parte dei casi si tratta di acciaio chirurgico o metalli nobili), spesso abbelliti con pietre preziose e altri materiali. 
Caratteristiche e storia
Le zone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5942" title="Piercing" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Piercing.jpg" alt="" width="640" height="403" /></p>
<p><strong>Il </strong><strong><em>piercing</em>, il cui nome deriva dal verbo inglese to pierce che significa perforare, consiste nell’effettuare dei fori in alcune parti del corpo per poi inserirvi gioielli realizzati in metallo (nella maggior parte dei casi si tratta di acciaio chirurgico o metalli nobili), spesso abbelliti con pietre preziose e altri materiali. </strong></p>
<h2>Caratteristiche e storia</h2>
<p>Le zone preferite per applicare questi tipi di piercing sono le orecchie (dal lobo alla cartilagine), il sopracciglio, le narici o il setto nasale, labbra, capezzoli, ombelico fino ad arrivare agli organi genitali sia maschili che femminili. Sono molti, i motivi per cui la gente decide di decorare una parte del proprio corpo con un piercing, ad esempio tradizione, identificazione con determinate sottoculture, motivi religiosi, erotismo, conformismo fino ad arrivare semplicemente alle tendenze dettate dalla moda.</p>
<p>Così come il tatuaggio, anche il piercing affonda le sue radici nell’alba della civiltà umana, più precisamente nell’epoca preistorica, dove questa pratica veniva utilizzata per identificare i ruoli sociali degli appartenenti a una determinata tribù allo scopo di regolare i rapporti tra le persone sia nel corso delle cerimonie religiose che nella vita di tutti i giorni. Il numero, la posizione e la dimensione di questo tipo di decorazioni corporali, infatti, offriva tutta una serie di informazioni sulla persona che le indossava e su che tipo di status sociale avesse all’interno della sua tribù di appartenenza.</p>
<p>La rinascita del <strong>piercing</strong> come forma di decorazione corporale moderna avviene inizialmente all’interno della comunità legata al mondo dei tatuaggi: chi ama ricoprire il proprio corpo di tatuaggi, infatti, spesso non disdegna neanche i piercing. Inizialmente questa pratica era relegata ai circoli BDSM e nelle comunità gay leather americane, in qualità di rituale strettamente interconnesso con determinate pratiche erotiche, ma uscì presto dal puro erotismo per essere adottato anche da molti giovani appartenenti alle sottoculture giovanili.</p>
<p>I primi a perforarsi i lobi e le narici furono gli hippy degli anni ’60 e ’70, successivamente il testimone fu passato ai punk e ai goth fino ad arrivare ai piercing più estremi degli anni ’90 che coinvolgevano anche zone del corpo prima escluse, come i capezzoli, i genitali e l’ombelico. Negli ultimi anni questa pratica è sempre meno “underground” e sempre più diffusa nei diversi strati della popolazione sia maschile che femminile e sempre più in vista anche nel mondo della musica e dello spettacolo: è ormai diventato difficile se non addirittura impossibile vedere un attore, una modella o un musicista senza un tatuaggio o un piercing da qualche parte del corpo.</p>
<p>Oltre il 60% dei giovani fino ai 19 pratica infatti il rituale del piercing, in particolar modo quello dell’orecchio, praticata principalmente dal pubblico femminile, seguito a ruota dal naso e dall’ombelico. Più rari ma comunque in voga sono quelli al sopracciglio e al labbro.</p>
<h2>Precauzioni</h2>
<p>Come nel caso dei tatuaggi, una delle precauzioni più importanti che si possono prendere quando si decide di sottoporsi alla pratica del piercing è quella igienico sanitaria: <strong><em>è importante che chi vi applicherà i piercing sia un professionista che lavori in un ambiente pulito e con strumenti e gioielli sterilizzati</em></strong>. È facile infatti che le ferite del piercing possono infettarsi e causare la penetrazione nel corpo di batteri nocivi, che potrebbero portare a malattie del cuore, dei reni e del fegato. La tipica malattia, peraltro molto pericolosa, che si contrae effettuando piercing o tatuaggi in condizioni igieniche insufficienti è l’epatite.</p>
<h3>All’orecchio</h3>
<p>La perforazione del lobo e delle cartilagini dell’orecchio è una pratica antica appartenente a numerose culture tribali i cui appartenenti erano convinti che il metallo avesse il potere di tenere lontani gli spiriti malvagi e quindi si foravano abbondantemente le orecchie per precludere loro quella porta di accesso al corpo. Già nei corpi mummificati ritrovati in tempi moderni ci sono testimonianze di perforazione dei lobi (oltre che di tatuaggi), in particolar modo la mummia di Similaun aveva un foro al lobo di oltre 7 millimetri di diametro.<br />
Presso gli Aztechi era in uso la moda di dilatare i lobi per simboleggiare l’appartenenza a una certa tribù, e sono numerose le popolazioni tribali e tradizionali che ancora oggi praticano la perforazione del lobo. Alcune popolazioni del Borneo, infatti, la eseguono come rito di passaggio all’età adulta dove il padre e la madre perforano i lobi dei figli per simboleggiare la fine della dipendenza dai genitori.<br />
Anche nella Bibbia ci sono numerose testimonianze di orecchini, indossati sia da uomini che da donne, mentre ai tempi degli antichi romani gli orecchini, secondo una moda lanciata da Giulio Cesare, erano molto più diffusi tra la popolazione maschile che tra quella femminile. Anche in età elisabettiana l’orecchino al lobo è diventato un vero e proprio status symbol maschile, promosso da personaggi del calibro di Shakespeare, Sir Raleigh e Drake.<br />
Per quel che riguarda il mondo marinaro, la moda dei marinai di indossare gli orecchini nasce dal fatto che si credeva che forare le orecchi portasse a un incremento delle capacità visive, aiutando chi lo indossava a raggiungere il posto di vedette, uno tra i ruoli più ambiti in una nave. Tra i marinai il metallo d’elezione per gli orecchini era l’oro, di modo che, in caso fossero morti in mare, il metallo prezioso avrebbe ripagato il costo di una degna sepoltura.</p>
<h3>Al naso</h3>
<p>I riferimenti più antichi alla perforazione del naso si trovano negli antichi testi sacri indiani, dove la tradizione è rimasta in voga fino ai nostri giorni: le donne indiane in età fertile infatti indossano un orecchino alla narice sinistra, e anche nella Bibbia si parla di gioielli per il naso. Questa pratica è molto comune anche nel moderno Medioriente in ambo i sessi e presso i nativi americani come identificazione di status maschile. L’orecchino al naso come simbolo di virilità e di aggressività si ritrova anche in Estremo Oriente e nelle isole del Pacifico. Gli aborigeni australiani invece preferiscono la perforazione del setto nasale, che decorano con stecche di osso appiattite, mentre alcune tribù della Papua Nuova Guinea utilizzano la perforazione del naso in occasione del passaggio all’età adulta, sempre tra i soggetti maschili.</p>
<p>L’unica area al mondo dove storicamente la perforazione del naso è una pratica più femminile che maschile è la zona del Nepal, del Tibet e del Bhutan, dove le donne in età da marito indossano un gioiello alla narice, e viene loro perforato il setto nasale quando si sposano, come simbolo di appartenenza al rispettivo marito.</p>
<h3>Al labbro</h3>
<p>Il piercing al labbro, come tante altre pratiche di questo tipo, affonda le sue radici nelle tradizioni tribali dell’America e dell’Africa. Presso le civiltà precolombiane, infatti, era in voga tra gli uomini di un certo rango sociale mente nelle tribù africane è una pratica effettuata dalle donne, con un significato che varia in base alla tribù di appartenenza: poteva avere riferimenti spirituali o essere praticato al momento del matrimonio, oppure per sole motivazioni estetiche.</p>
<h3>Sulla lingua</h3>
<p>La perforazione della lingua è una pratica rituale che risale ai temi dei Maya e degli Aztechi, che usavano perforarla con una spina di pesce che veniva fatta passare attraverso la lingua con una corda, in modo da perdere molto sangue e indurre uno stato di alterazione di coscienza. Questo metodo permetteva ai sacerdoti di entrare in contatto con spiriti e divinità, in quanto il ferimento di un organo preposto alla comunicazione veniva vissuto come un sacrificio in grado di portare a questa trasformazione.<br />
Anche tra gli sciamani degli aborigeni australiani è in uso la pratica della perforazione della lingua ma con scopi diversi: la perforazione della lingua permetterebbe loro di succhiare il male dal corpo dei loro pazienti, conferendo a questa pratica un aspetto curativo.<br />
La perforazione della lingua tornò di moda intorno al Ventesimo secolo presso il popolo dei circhi e degli spettacoli da baraccone, che imitavano le pratiche dei fachiri e posero le basi della moderna perforazione della lingua.</p>
<h3>Sul capezzolo femminile</h3>
<p>La prima testimonianza di applicazioni di gioielli al capezzolo femminile in età piuttosto moderna risale al Quattordicesimo secolo, alla corte di Isabella di Baviera, dove andavano di moda scollature così ampie da lasciare scoperti i seni, di modo che divenne quasi d’obbligo mascherare il capezzolo colorandolo con il rossetto, coprendolo con dei cappucci o tempestandolo di anelli, gioielli e catenelle.<br />
Anche in epoca vittoriana abbiamo testimonianze di anelli da capezzolo sia come rimedio al capezzolo introflesso sia a scopi puramente edonistici ed erotici, e la perforazione veniva eseguita dagli stessi gioiellieri. Nella stessa epoca gli anelli sa seno si diffusero anche a Parigi.</p>
<h3>Sul capezzolo maschile</h3>
<p>Le notizie riguardo a una diffusione nei tempi antichi della moda del piercing al capezzolo maschile sono molto più povere rispetto a quelle a nostra disposizione sulle donne, di certo sappiamo che alcune tribù di nativi americani ormai estinte che risiedevano nel golfo del Nuovo Messico erano soliti dipingersi, tatuarsi e perforarsi sia il labbro inferiore che i capezzoli con dei pezzettini di canna. La pratica del piercing al capezzolo diventa più frequente tra i marinai del Ventesimo secolo, che erano soliti perforarsi il capezzolo quando attraversavano una determinata area geografica piuttosto simbolica, ad esempio l’equatore, i tropici o le linee di cambio di data. A testimonianza di questa usanza esistono parecchi ritratti di marinai tatuati e con piercing ai capezzoli. Ovviamente la pratica del piercing al capezzolo, così come quella della perforazione delle labbra, venne ampiamente adottata nell’ambiente dei sidewshow e delle fiere tra i fachiri e gli uomini completamente tatuati. Celebre è la storia dell’artista di strada Rasmus Nielsen che eseguiva uno spettacolo in cui riusciva a sollevare un’incudine appesa ai piercing che portava ai capezzoli.</p>
<h3>Sui genitali femminili</h3>
<p>Abbiamo testimonianza di rituali di perforazione dei genitali femminili presso la cultura precolombiana Olmeca, risalente al 1.500 a.C. circa, e nelle culture successive che ne subirono l’influenza.<br />
Per quel che riguarda le donne dell’isola di Truk, era un’usanza piuttosto comune quella di perforarsi le labbra della vagina per applicarvi oggetti e gioielli che tintinnavano durante la camminata. Anche le donne indiane dei tempi antichi così come anche quelle moderne, usano perforarsi le labbra vaginali, sia quelle grandi che quelle piccole, per applicarvi anelli e gioielli.</p>
<h3>Sui genitali maschili</h3>
<p>Abbiamo testimonianza di un cosiddetto “bastone del pene” chiamato ampallang, che era in uso nel Borneo, nelle Filippine, presso la popolazione dei Daiachi e in tutta la zona dell’Oceania, e che consisteva in una piccola barra realizzata in metallo che veniva inserito nel glande. Lo scopo di questa pratica era sia erotico che rituale: ad esempio, un uomo appartenente ai Daiachi non può avere un rapporto sessuale né sposarsi senza essersi prima sottoposto a questo particolare tipo di modificazione dei genitali, in quanto pare che le donne Daiachi preferiscano gli uomini che ce l’hanno, in quanto capaci di provocare un piacere maggiore durante il sesso. Per questo gli uomini ne vanno particolarmente fieri, con tanto di segno di riconoscimento tatuato sulla spalla per chi si sia sottoposto a questa pratica. Esistono ricchissime documentazioni su questa pratica, che sembra abbia preso ispirazione dal pene del rinoceronte bicorno tipico dell’isola di Sumatra e del Borneo, che è naturalmente dotato di un osso posto in diagonale all’interno del pene.</p>
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		<title>Cibi biologici</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti]]></category>

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Da decenni sentiamo parlare di mangiare sano per preservare la nostra salute, ma solo negli ultimi anni si sta davvero prendendo coscienza di quello che vuol dire mangiare sano, e la risposta ai numerosi dibattiti è stata unanime: molta varietà nella scelta degli alimenti, limitazione nei condimenti e negli intingoli ricchi di grasso, e preferire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5937" title="Cibi biologici" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/Cibi-biologici.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><strong>Da decenni sentiamo parlare di mangiare sano per preservare la nostra salute, ma solo negli ultimi anni si sta davvero prendendo coscienza di quello che vuol dire mangiare sano, e la risposta ai numerosi dibattiti è stata unanime: molta varietà nella scelta degli alimenti, limitazione nei condimenti e negli intingoli ricchi di grasso, e preferire, quando possibile, cibi di provenienza <em>biologica</em> e controllata.</strong></p>
<h3>Storia</h3>
<p>Considerando il fatto che la nostra dieta mediterranea in sé già costituisce un buon punto di partenza per avvicinarsi a uno stile alimentare sano e completo, recentemente si è iniziato a porre l’accento alla produzione degli alimenti e degli ingredienti che appartengono a questo modo di mangiare, e si è aperto un nuovo capitolo nella storia dell’agricoltura: l’agricoltura biologica.</p>
<p>Di agricoltura biologica si inizia a sentir parlare una decina di anni fa: si tratta di metodi di produzione agroalimentare puliti, da cui provengono cibi e alimenti liberi da qualsiasi tipo di prodotto chimico di sintesi, un vero e proprio trionfo della naturalità che permea ogni fase della produzione dalla coltivazione alla trasformazione dei cibi per arrivare fino allo stoccaggio. Ognuna di queste fasi, infatti, è caratterizzata dall’impiego di soli prodotti naturali che rispettano la biodiversità, preservano la terra e gli animali che ci vivono e che dei prodotti della terra si nutrono.</p>
<p>Per arrivare all’origine delle coltivazioni biologiche dobbiamo andare indietro fino alla fine del Diciannovesimo secolo, in Germania. In quel periodo a Berlino fecero la loro comparsa le Reform Haus, che avevano lo scopo di immettere in commercio prodotti dietetici e proponevano speciali regimi alimentari che aiutavano a combattere l’alcolismo grazie alle proprietà del pane integrale, della verdura e della frutta coltivata senza alcun tipo di additivo chimico. La passione per il biologico corse a contagiare anche l’Inghilterra, dove Sir Albert Howard e Lady Eve Balfour diedero i natali a una delle più importanti organizzazioni produttrici di prodotti biologici, chiamata Soil Association. Nel nostro paese il biologico fa la sua comparsa solo nel 1947 per merito dell’ l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica di Milano, e si sviluppò più o meno velocemente sull’onda della filosofia New Age e dei movimenti ambientalisti degli ultimi anni.</p>
<h2>Vantaggi</h2>
<p>Spesso quando sentiamo parlare di prodotti biologici ci viene da chiederci se siano davvero meglio rispetto ai tanti altri prodotti che consumiamo. Sicuramente, una coltivazione libera da additivi chimici e un allevamento dove gli animali mangiano cibi sani è in grado di restituire cibi più gustosi e sicuramente più sani da ingerire, anche se non esistono prove che questi alimenti siano biologicamente superiori rispetto a quanto prodotto con i metodi tradizionali.<br />
Non esistono ricerche volte alla dimostrazione che l’agricoltura biologica sia effettivamente più sana rispetto alla produzione industriale, anzi ci sono anche esperti che sostengono che i processi di produzione industriale garantiscano una maggiore qualità in fatto di igiene ai cibi, considerando il fatto che spesso le coltivazioni biologiche utilizzano come concime il letame o altri concimi naturali che possono trasformarsi in veri e propri vespai di batteri capaci di causare gravi malattie come ad esempio la salmonella.</p>
<p>Quello che è vero biologicamente parlando è che ci sono alimenti che dovrebbero essere maggiormente seguiti e controllati, ad esempio il vino: dell’uva proveniente da una coltivazione biologica può essere deteriorata dall’aggiunta dei prodotti che si utilizzano per fare il vino, ad esempio il solfito che facilita la fermentazione ma che può rivelarsi tossico per il corpo. Se consideriamo che le dosi di solfito previste per la realizzazione di vino ecologico e di vino tradizionale sono praticamente identiche, ne deriva che il vino cosiddetto biologico che stappiamo in tavola può non essere molto diverso da un vino tradizionale. E questo è solo un esempio di come spesso i processi di trasformazione dei cibi e delle bevande riescano ad annientare la ‘biologicità’ delle materie prime.</p>
<h2>Produzione</h2>
<p>L’obiettivo primario di un agricoltore biologico è quello di cercare di mantenere il suo terreno sano, di modo che da esso possano nascere piante sane, che regaleranno frutti sani. La prima regola da seguire è quindi quella di rispettare la natura, assecondare i cicli naturali delle piante e bandire qualsiasi prodotto chimico come i concimi, gli insetticidi e i pesticidi, i diserbanti e gli erbicidi, i fertilizzanti, qualsiasi tipo di colorante o di conservante e, per finire, gli organismi geneticamente modificati, i celebri OGM.  Seguendo queste regole si ottengono quanto meno prodotti naturali coltivati nel rispetto dei cicli naturali, dalla terra fino ad arrivare alle nostre tavole, e con l’utilizzo di sementi che derivino, anch’esse, da sistemi di coltivazione biologici.</p>
<p>I terreni che vengono utilizzati per le coltivazioni biologiche devono per prima cosa essere fisicamente lontani da eventuali fonti di inquinamento, tra cui le industrie, le autostrade o le discariche di rifiuti. È importante poi che la purezza originale del terreno sia stata preservata e che quindi il terreno non sia stato contaminato con fertilizzanti, diserbanti e altri prodotti chimici in grado di deteriorarne la “biologicità”, per almeno due anni. Due anni, infatti, è il periodo di tempo necessario affinché un terreno precedentemente inquinato possa depurarsi dalle sostanze dannose: questo tempo di chiama “periodo di conversione”.</p>
<p>Inoltre, in mancanza di aiuti chimici è anche importante preservare naturalmente la fertilità del terreno con arature poco profonde che non creino solchi che superino i 30 centimetri. Questo metodo di aratura gentile aiuta a preservare al massimo le componenti del terreno. Successivamente si passa alla semina, che deve essere anch’essa effettuata nel massimo rispetto della natura che prevede anche l’utilizzo del sistema di “semina su sodo”: il terreno da seminare viene lavorato in modo molto superficiale di modo che il seme possa penetrare nel terreno senza scombussolare troppo l’assetto naturale e le proprietà della terra.</p>
<p>L’agricoltura biologica, se davvero biologica vuole essere, deve utilizzare solo concimi di provenienza naturale, come il letame o il compost, un mix di materiale di provenienza organica.<br />
L’agricoltura biologica si fa forte di tecniche di coltivazione molto tradizionali come le rotazioni colturali o il sovescio, come hanno fatto gli antichi contadini per secoli e secoli.</p>
<p>La rotazione colturale consiste nell’alternare le coltivazioni da eseguire sullo stesso terreno seguendo un ciclo piuttosto regolare, solitamente biennale, triennale o quadriennale. In questo modo non si coltivano le stesse colture anno dopo anno ma le colture uguali vengono distanziate, preservando così le proprietà della terra senza stressarla troppo.<br />
Il sovescio prevede la coltivazione di colture dotate di un grandissimo potere fertilizzante a beneficio del terreno in cui vengono piantate. Solitamente si utilizza la tecnica del sovescio in un periodo di pausa tra due coltivazioni principali: ad esempio, di possono realizzare coltivazioni a sovescio con colture leguminose per fertilizzare un terreno dopo averlo coltivato a barbabietola da zucchero e prima di avviare una nuova coltivazione di mais. Nel periodo di sovescio il terreno si riposa da coltivazioni troppo impegnative, si rigenera e si ricarica, per poter poi essere di nuovo coltivato con altre colture garantendo ottimi risultati.</p>
<p>L’agricoltura biologica prevede, come difesa da eventuali malattie delle piante, solo l’utilizzo di prodotti naturali oppure di blandi antiparassitari naturali come la gelatina, gli oli vegetali, le pietrine, la lecitina, lo zolfo, il rame, i macerati di piante o il contro attacco con il lancio di insetti e parassiti predatori. Ma questo solo se è assolutamente indispensabile.</p>
<h2>L’allevamento biologico</h2>
<p>Esattamente come l’agricoltura, anche l’allevamento è una pratica che può beneficiare dei vantaggi del biologico, vantaggi che in questo caso non vengono limitati alle persone che andranno a mangiarne i prodotti, ma anche e soprattutto agli stessi animali, che saranno allevati in un’ottica di maggiore rispetto del loro essere delle creature vive.</p>
<p>Gli allevamenti biologici devono garantire la buona salute degli animali, offrendo loro igiene e pulizia, ampi pascoli all’aperto dove alimentarsi e, nel caso degli animali non ruminanti, alimentazione biologica.</p>
<p>Procedure particolari vanno seguite in tutte le fasi della catena di produzione, dall’allevamento dell’animale, alla macellazione, al confezionamento e al trasporto. In nessuna di queste fasi la carne deve entrare in contatto con agenti chimici, per preservarne la biologicità. Nel caso di malattie dell’animale, l’allevamento biologico prevede l’impiego di medicine omeopatiche o di prodotti fitoterapici, mentre si ricorre all’uso di antibiotici, che in ogni caso lasceranno poi tracce nel cibo che si ricaverà dall’animale, solo nel caso in cui l’animale sia in serio pericolo di vita. Altrettanto vietate sono tutte quelle sostante volte a stimolare la crescita, come ad esempio gli ormoni, o a controllare la riproduzione.<br />
Con il rispetto di queste norme basilari l’agricoltura biologica è quindi in grado di restituirci prodotti alimentari sani e naturali, senza alcun tipo di residuo tossico, il tutto riducendo i consumi energetici che derivano dall’industria dei prodotti chimici e preservando i terreni agricoli che sempre più spesso sono saturi di prodotti chimici che vengono poi assorbiti dagli alimenti che vi si producono.</p>
<h3>Regolamentazioni e certificazioni</h3>
<p>Tutti i prodotti biologici sono provvisti di un’apposita etichetta che permette di riconoscerli dal mare magnum dei prodotti di origine industriale. Ovviamente esistono specifiche normative a livello europeo che regolamentano la produzione, il controllo e la certificazione dell’intero processo produttivo di un prodotto biologico. Queste normative subiscono numerosi aggiornamenti periodici con l’introduzione di norme diversificate in base al luogo di provenienza, e di regole sempre più severe per quel che riguarda l’etichettatura.</p>
<p>Le nuove normative recentemente introdotte nel nostro paese pongono l’accento sui principi e sulle norme basilari che riguardano la produzione biologica, in particolar modo per quel che riguarda l’importazione e la razionalizzazione dei sistemi di controllo. Per citare solo una delle nuove norme, il marchio Comunitario introdotto dalla Commissione Europea già nel lontano 2000 e di utilizzo facoltativo nelle etichette fino a poco tempo fa, oggi è obbligatorio anche se può essere affiancato da altri marchi nazionali o privati. Il tanto ambito marchio potrà essere utilizzato solo nel caso in cui i prodotti contengano almeno il 95% di ingredienti provenienti da coltivazioni,  allevamenti o metodi biologici. Nel caso di prodotti misti, le etichette dei prodotti potranno indicare nella loro composizione la presenza di alcuni prodotti biologici ma non saranno dotati del marchio della Commissione Europea.<br />
Si spera che questa nuova disposizione si occupi della regolamentazione dei prodotti appartenenti ad aree ad oggi poco regolamentate, ad esempio l’acquacoltura, il settore vinicolo e il settore della produzione di lieviti biologici.</p>
<h4>L&#8217;etichetta</h4>
<p>Un prodotto biologico certificato deve essere dotato di un’etichetta che riporti:</p>
<ul>
<li> La dicitura: prodotto proveniente da agricoltura biologica-regime di controllo CEE.</li>
<li> Il nome scritto per esteso dell’organismo preposto al controllo e alla certificazione, ad esempio CCPB, IMC, CODEX, etc.</li>
<li> Il codice del produttore.</li>
<li> Gli estremi dell’autorizzazione ministeriale per la produzione di prodotti biologici.</li>
<li> La sigla del paese di provenienza insieme a quella dell’organismo preposto al controllo (un codice di tre lettere).</li>
<li> Una “T” nel caso in cui il prodotto sia trasformato e una “F” nel caso in cui il prodotto sia fresco, insieme ai relativi numeri di autorizzazione ministeriale.</li>
<li> Indicazioni sul luogo geografico di provenienza del prodotto.</li>
<li> Il marchio comunitario.</li>
</ul>
<p>Le stesse regole valgono anche nel caso in cui i prodotti siano venduti sfusi, come nel caso delle cassette di frutta biologica, che devono essere provviste di un’apposita etichetta che contenga i dati atti a certificare la provenienza biologica della frutta. È importante ricordare che poter prendere visione delle etichette e dei certificati di provenienza biologica è un diritto di tutti i consumatori. A questo proposito, è bene instaurare anche un rapporto di fiducia con i negozianti, preferendo quelli che, per mestiere e per filosofia, trattano solo ed esclusivamente prodotti di origine biologica certificata.</p>
<h3>Organismi di controllo</h3>
<p>Esiste un preciso Sistema di Controllo valido per tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea che ha lo scopo di controllare, tramite la promulgazione di leggi nazionali e internazionali, le coltivazioni biologiche. In Italia i controlli sulla produzione biologica vengono affidati a speciali organismi specializzati, autorizzati e riconosciuti dalla Comunità Economica Europea.<br />
Questi organismi si occupano di:</p>
<ul>
<li> Effettuare controlli periodici e a sorpresa nella aziende che producono alimenti biologici.</li>
<li> Analizzare le organizzazioni che si occupano di applicare le regolamentazioni comunitarie.</li>
<li> Verificare la registrazione di tutti i prodotti conformi ai metodi di produzione biologica presso l’apposito organismo di controllo nazionale.</li>
</ul>
<p>Per queste verifiche vengono selezionati e scelti controllori indipendenti dalla provata imparzialità, affidabilità e competenza dalle Autorità, che devono essere in grado di verificare e approvare i loro metodi di supervisione e di controllo. Questi controllori sono sia organismi privati che autorità a livello nazionale. Attualmente quelli autorizzati nel nostro paese sono undici: Suolo e Salute s.r.l.; Istituto per la Certificazione etica e ambientale ICEA; Bioagricert s.r.l.; Codex s.r.l.; Consorzio Controllo Prodotti Biologici CCPB; Q.CeI. Services s.a.s.; Ecocert Italia; Bios; Istituto Mediterraneo di Certificazione IMC;Eco System International Certificazioni s.r.l.; Biozoo s.r.l.<br />
I controlli vengono effettuati in tutte le fasi del processo produttivo di un alimento biologico, dalla produzione all’imballaggio, dalla trasformazione all’immagazzinamento. Nel caso in cui in una qualsiasi di queste fasi non vengano rispettate le regole, il prodotto non potrà indossare l’etichetta di prodotto biologico.</p>
<h3>Dove acquistare</h3>
<p>I prodotti biologici si trovano in moltissimi negozi specializzati, come salumieri e fruttivendoli, così come in corner dedicati all’interno dei punti vendita della grande distribuzione. Parecchi di questi negozi mettono  a disposizione dei consumatori anche un ottimo assortimento di prodotti freschi confezionati e di prodotti tipici, tutti con regolare certificazione.</p>
<p>Tanti e sempre in numero crescente sono anche i bar e i ristoranti che preparano ai loro clienti piatti e pietanze realizzati con ingredienti che provengono da colture e da allevamenti biologici. Un esempio di questi luoghi sono, primi tra tutti, gli agriturismi, che oltre alla biologicità del prodotto in sé offrono anche ai clienti l’opportunità di toccare con mano alcuni dei processi di produzione biologica, dalla realizzazione delle marmellate all’olio, dalla coltivazione della frutta e della verdura all’allevamento degli animali. Spesso poi questi prodotti finiscono nella tavola dell’agriturismo e possono essere anche comprati per consumarli poi a casa. Anche in questo caso, controllare l’etichetta è un must, per avere la garanzia che quello che si sta consumando sia davvero biologico.</p>
<p>Il settore della produzione di alimenti biologici si sta rapidamente espandendo in tutta Italia, con numerose esportazioni verso molti paesi europei, in America e in Giappone. Oltre un terzo dei prodotti biologici che vengono prodotti in Italia vengono esportati, e si tratta principalmente di ortaggi e frutta, legumi e cereali, riso e pasta, olio extravergine di oliva, latticini e formaggi, condimenti e salse, miele, frutta secca, prodotti da industria e, ovviamente, anche il nostro ottimo vino. Questo vuol dire anche un conseguente incremento dei sistemi di controllo e delle garanzie, una varietà di prodotti sempre più ampia e una maggiore accessibilità al mondo del biologico.</p>
<h3>Costi</h3>
<p>Per tantissimi anni i prodotti biologici hanno avuto un costo maggiore rispetto ai prodotti industriali e questo ha portato a un rallentamento dello sviluppo del settore biologico. I prezzi spesso elevati sono causati in parte dai costi sostenuti dai produttori per conseguire le necessarie certificazioni, in quanto le certificazioni prevedono controlli in ogni fase del processo di produzione diversamente da quello che avviene per i prodotti industriali, a una produzione minore per quel che riguarda la quantità, a una quantità maggior di manodopera nei campi e negli allevamenti e a una rete di distribuzione che sicuramente può essere sotto molti aspetti migliorata e meglio organizzata.</p>
<p>C’è da dire in ogni caso che sono sempre di più i consumatori che preferiscono spendere un po’ di più per avere la garanzia della qualità, della naturalità e della sicurezza dei prodotti alimentari che mettono in tavola, una tendenza probabilmente alimentata anche da fenomeni come l’aviaria e la mucca pazza, chiaramente causate da sistemi di allevamento inadeguati. La crescita del mercato del biologico e il numero sempre crescente di consumatori ha dato come risultato l’ampliamento dei prodotti biologici disponibili. Se una volta l’offerta biologica era limitata alla carne, alla frutta e alla verdura oggi praticamente non c’è limite alla quantità di ingredienti e di prodotti biologici che possiamo portare in tavola.</p>
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		<title>Skype</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi web]]></category>

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		<description><![CDATA[
Skype rappresenta la naturale evoluzione della comunicazione, questo servizio VOIP ha messo insieme l’economicità di internet con la comodità della telefonia creando un servizio assolutamente innovativo e apprezzato da un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo.
Cos’è
Skype è un progetto che nasce nel 2002 dalle menti di Niklas Zennstrom e Janus Friis ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5934" title="skype" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/skype.jpg" alt="" width="640" height="284" /></p>
<p><strong>Skype rappresenta la naturale evoluzione della comunicazione, questo servizio VOIP ha messo insieme l’economicità di internet con la comodità della telefonia creando un servizio assolutamente innovativo e apprezzato da un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo.</strong></p>
<h2>Cos’è</h2>
<p>Skype è un progetto che nasce nel 2002 dalle menti di Niklas Zennstrom e Janus Friis ed è un software freeware (il che vuol dire che può essere scaricato gratuitamente dalla rete) che permette a due o più persone, ovunque si trovino, di scambiarsi messaggi istantanei. Ma non è tutto, perchè Skype mette a disposizione dei suoi utenti anche la tecnologia VoIP, ossia la possibilità di vedersi via webcam e soprattutto di parlare attraverso un network peer to peer. Oltre a questo possiede tutte le caratteristiche degli altri programmi di messaggistica istantanea, ad esempio la cronologia delle conversazioni, la possibilità di inviare immagini e altri tipi di dati. Ma la caratteristica che più delle altre rende questo servizio davvero unico è la possibilità di acquistare del credito dalla pagina dell’account, credito che può essere utilizzato per effettuare vere e proprie telefonate verso telefoni tradizionali, siano essi telefoni fissi o cellulari, approfittando di tariffe molto vantaggiose, che spesso, nel caso delle chiamate verso i telefoni fissi, non superano un paio di centesimi al minuto. È anche possibile, sempre approfittando di tariffe agevolate, inviare messaggi di testo ai telefoni cellulari in tutto il mondo.</p>
<p>Il servizio di telefonate verso telefoni tradizionali si chiama Skype Out e per le sue tariffe vantaggiose viene utilizzato spesso e volentieri per effettuare telefonate all’estero, con un conseguente risparmio sul costo della telefonata.<br />
Questo è reso possibile da un protocollo Voice Over IP che permette di effettuare le chiamate trasmettendo dati digitali attraverso l’utilizzo di speciali algoritmi, che non vengono in ogni caso resi pubblici. Questo sistema, secondo l’azienda, renderebbe Skype un sistema di comunicazione molto sicuro che garantisce la riservatezza delle conversazioni molto più di quanto non lo siano le conversazioni effettuate su una normale linea telefonica, ma visto che l’algoritmo è mantenuto segreto non c’è modo di verificarlo e bisogna attenersi a quello che dichiara l’azienda.</p>
<h2>Come funziona</h2>
<p>Sono tante, le possibilità offerte da Skype, e si differenziano dal tipo di chiamate che si desidera effettuare o ricevere.</p>
<p>La prima modalità viene chiamata <strong>peer to peer</strong> e permette di parlarsi e di vedersi in webcam gratuitamente, ma questo tipo di comunicazione è possibile solo se i due utenti (o anche di più, in quanto è possibile effettuare chiamate in più persone e videoconferenze) sono collegati nello stesso momento al programma. Le persone collegate, come avviene con gli altri numerosi programmi di messaggistica istantanea come ICQ, MSN Messenger e tanti altri ancora, permette anche di scambiarsi messaggi che possono anche contenere le tanto popolari ‘emoticon’ (immagini che vengono utilizzate per indicare il proprio stato d’animo). Durante una chiacchierata si possono anche allegare e condividere diversi tipi di file, dalle immagini ai file video alle canzoni.</p>
<p>La seconda modalità ci permette di contattare le persone con cui vogliamo parlare sui loro telefoni fissi o sui cellulari, anche se queste persone non si trovano davanti al computer. Questo servizio si chiama <strong>Skype Out</strong> e prevede, per poterlo utilizzare, l’acquisto di credito da effettuarsi comodamente online dalla pagina dell’account, e pagando con carta di credito o PayPal. Le tariffe sono molto più vantaggiose rispetto alle tariffe degli operatori telefonici tradizionali, soprattutto nel caso di telefonate all’estero.</p>
<p>Il servizio <strong>Skype In</strong> permette agli tenti di acquistare, tramite il loro account di Skype, un numero di telefono che amici e parenti che non utilizzano Skype possono comporre normalmente dal loro telefono tradizionale, sia fisso che cellulare. Se in quel momento gli tenti chiamati tramite Skype In sono connessi a Skype, riceveranno una chiamata e risponderanno come fanno con tutte le altre chiamate. È un numero online che segue l’account dell’utente in qualsiasi parte del mondo si trovi, permettendo a chi chiama l’utente di pagare sempre e comunque una tariffa urbana.<br />
Un esempio pratico: vivete in Italia e acquistate un numero Skype In. Chi vi chiama pagherà quindi una tariffa urbana o nazionale. Ma se vi trovate in viaggio il vostro numero non cambia, cosicché potete ricevere chiamate da amici e parenti come se foste a casa, senza che per questo chi vi chiama paghi il costo di una telefonata all’estero.</p>
<p>Come qualsiasi servizio telefonico che si rispetti, anche Skype è dotato di una segreteria telefonica che registra gli eventuali messaggi lasciati dagli utenti che avranno provato a contattarvi e vi avranno trovato offline o non avranno avuto risposta.</p>
<p>Quando vi collegate a Skype avete anche la possibilità, come succede con tutti gli altri programmi di messaggistica istantanea, di scegliere uno stato tra quelli che vi vengono messi a disposizione da Skype, come “in linea”, “assente” o “occupato”. È anche possibile rendersi invisibili quando non si vuole essere disturbati ma si desidera in ogni casi rimanere connessi. In più. È possibile aggiungere un’immagine personale e scrivere una breve frase che sarà visualizzata da tutti i vostri contatti. Per quel che riguarda le impostazioni sulla privacy, si può decidere se si può essere aggiunti liberamente ai contatti di un’altra persona o chi desidera aggiungervi alla sua lista dei contatti ha bisogno di una speciale autorizzazione.</p>
<h3>Cosa serve per utilizzarlo</h3>
<p>Per utilizzare Skype è necessario prima di tutto un computer dotato di un sistema operativo in grado di supportare il programma, ad esempio una versione recente di Windows, di Mac OS X o di Linux, e ovviamente una connessione a internet abbastanza veloce come una DSL, anche se il programma funizona bene anche con le ‘vecchie’ connessioni tradizionali via modem.Per poter usufruire delle potenzialità del programma è poi necessario avere un microfono, che può essere esterno o integrato, e se si desidera effettuare videochiamate bisogna anche avere una webcam, anche in questo caso sia esterna che integrata nel computer.</p>
<p>Da poco tempo è anche possibile utilizzare Skype anche senza computer, se si è in possesso di un telefono USB o di uno speciale cordless abilitato alle chiamate Voip. Dalle pagine del sito di Skype è anche possibile, in alcuni paesi, acquistare accessori ‘firmati’ Skype che permettono di comunicare più comodamente, come ad esempio le cuffie con microfono o un apparecchio telefonico da collegare via USB al computer, approfittando di prezzi agevolati senza rinunciare alla qualità.</p>
<h3>Privacy</h3>
<p>Come abbiamo già sottolineato poco fa, le comunicazioni via Skype possono usufruire di una sicurezza maggiore rispetto a quella della telefonia tradizionale anche se non è possibile garantirla né comprovarla visto che l’algoritmo utilizzato per le comunicazione è mantenuto segreto. Bisogna quindi aver bene presenti gli eventuali rischi che si corrono nel momento in cui si prende la decisione di scaricare il software e di utilizzarlo per comunicare con amici, parenti e colleghi di lavoro.</p>
<p>Il protocollo che viene utilizzato dal software è infatti proprietario, che vuol dire che non è reso pubblico con uno standard internazionale, e sono molti gli utenti che, effettuando ricerche in proprio, hanno indicato nella segretezza del protocollo un possibile rischio per la sicurezza e per la privacy delle comunicazioni effettuate via Skype.<br />
In più, Skype funziona in modalità peer to peer, una modalità che non prevede l’utilizzo di server centrali ma che richiede, per funzionare, un implicito consenso agli utenti che scaricano il programma a fare da supernodo, ricevendo la possibilità di comunicare completamente gratis o comunque approfittando di tariffe più vantaggiose. Questo metodo fa sì che una piccola parte delle risorse dei diversi utenti siano automaticamente cedute agli altri utenti iscritti al servizio.</p>
<p>L’adesione al servizio, inoltre, prevede anche la comunicazione dei propri dati personali utili al completamento della registrazione, dati che vengono conservati in un server centrale per essere distribuiti, dopo essere stati criptati, tra i vari nodi della rete del programma. Gli utenti quindi non possono sapere con precisione dove vadano a finire i loro dati personali, e questo potrebbe essere visto da molti come una falla nel sistema di sicurezza e di privacy.</p>
<p>Chi desiderasse una maggiore garanzia di sicurezza può preferire, a Skype, altri tipi di servizio che utilizzano un protocollo aperto, come ad esempio Sip, che permettono l’interoperabilità tra gli utenti ma che non sono gratuiti come <strong>Skype</strong>. Sono tante anche le persone che iniziano a porsi domande sulla modalità di comunicazione che viene offerta da Skype e che preferiscono dirottare la propria scelta su altri servizi simili, come WengoPHone, Sip, Asterkis e Ekiga, tutti servizi che impiegano protocolli liberi e che hanno anche una licenza aperta, quindi consultabile e verificabile dagli utenti in ogni momento. Sull’onda di queste perplessità è nata una vera e propria campagna di sabotaggio che cerca di destabilizzare la credibilità del servizio offerto da Skype e che ha portato alla pubblicazione, da parte dei cugini d’oltralpe di IS Decisions, di un software gratuito chiamato <strong>Skype Killer</strong>, un tool per uffici e aziende che permette di disabilitare tutti gli Skype da una determinata rete aziendale senza che ci sia bisogno di disattivare la funzione direttamente dai singoli PC collegati alla rete.</p>
<p>Un’altra data importante per quel che riguarda le questioni legate a Skype è il 16 agosto 2007, giorno in cui per via di un aggiornamento delle reti Windows è stato impossibile utilizzare Skype in tutto il mondo. Il blocco involontario del sistema è stato causato dalla connessione simultanea di numerosissimi utenti che hanno cercato di riavviare il programma, un sovraccarico di dati che ha attivato un blocco automatico di sicurezza. Il problema si è risolto solo il giorno successivo.</p>
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