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Collezionare francobolli (filatelia)

Collezionare francobolli è un hobby che appassiona milioni di persone in tutto il mondo. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere i migliori francobolli da collezione in base a criteri di qualità, prezzo, offerte e corretta informazione per il consumatore.

Collezione francobolli

Il primo francobollo della storia il Black Penny

Il 6 maggio 1840, nell’Inghilterra vittoriana, nasce il primo francobollo adesivo, che in apparenza mette in agitazione più gli uffici sanitari che il tradizionale sistema postale. Pare infatti che il primo francobollo gommato provocasse la repulsione di molti utenti, con conseguenti interrogazioni al ministero della sanità. La sua adozione fu quindi boicottata, criticata, osteggiata in tutti i modi con il principale pretesto dell’antigienicità della gomma.

Tanto sommovimento era inevitabile, come del resto lo è sempre dopo riforme che hanno in qualche modo ripercussioni sull’economia. In questo caso, tra l’altro, l’innovazione veniva a sconvolgere l’«economia» di tanti funzionari postali che, grazie al pagamento fino ad allora a carico del destinatario, esercitavano tassazioni arbitrarie.

Una inchiesta ministeriale del 1852 mise però a tacere gli igienisti, stabilendo che la colla era del tutto innocua perché fatta di amido e gomma arabica. Nonostante gli inizi movimentati, i francobolli si diffusero in breve tempo in tutto il mondo, in proporzioni sempre crescenti. Ideatore del francobollo fu Sir Rowland Hill.

Alcuni sostengono però che già nel 1834 uno scozzese, James Chalmers, avesse preparato un francobollo adesivo. Altri ancora attribuiscono il merito dell’invenzione a un certo Treffenberg, nel 1823. È comunque fuori dubbio che il primo a mettere in pratica l’invenzione fu proprio Rowland Hill. Il primo francobollo stampato fu il Black penny (il penny, o soldo, nero) che, per la felice scelta e accurata incisione dell’effigie reale è servito da prototipo a moltissime emissioni successive.

Lo stesso 6 maggio 1840, fu messo in circolazione anche il 2 pence (2 penny) azzurro. Benché la filatelia abbia meno di 2 secoli, non occorse molto tempo perché qualcuno utilizzasse i francobolli per fini squisitamente estetici.

Da quando, poi, altri si accorsero che oltre ai pregi estetici e puramente funzionali, essi andavano acquistando anche un certo valore venale, il numero degli amici del francobollo è aumentato sensibilmente. Probabilmente la figura romantica del collezionista (cosi come lo vide Sciltian nel suo dipinto) non ha mai corrisposto alla realtà, e la romanticità che tanti pare rimpiangano è sempre stata solo dialettica. Oggi, in modo particolare, molti si avvicinano alla filatelia esclusivamente per il suo carattere fruttifero.

Approfittando poi dell’inesperienza dei più, spesso sorgono gli speculatori che, facendosi schermo con una sana filatelia, cercano di acquistare valori bollati di pregio a prezzi irrisori o di vendere francobolli scadenti a cifre ingiustificate. Per preservarsi dalle sorprese è perciò opportuno tenersi aggiornati tramite la stampa specializzata: entro breve tempo si potrà valutare la serietà dei paesi emittenti e orientarsi tra le novità emesse a getto continuo su scala internazionale.

La stampa filatelica

In questi ultimi anni, parallelamente all’eccezionale affermarsi della filatelia, assistiamo a un notevole sviluppo della stampa specializzata. Oggi non si contano più le riviste, i cataloghi e le pubblicazioni in genere (ora perfino settimanali) che un filatelista può avere a disposizione. Benché oggi, in Italia, le redazioni della stampa filatelica siano cosi preparate da non aver nulla da invidiare a quelle estere, il tipo di pubblicazione che registra il maggior numero di vendite è comunque il catalogo.

Nei cataloghi, a saper vedere, c’è ben di . più che non i semplici prezzi. Una lettura costruttiva non può prescindere dalle note descrittive dei singoli francobolli, dagli elenchi delle varietà, da tutto ciò insomma che è frutto di studio e che fa del catalogo una pubblicazione scientifica. In commercio ve ne sono diversi tipi, a cominciare da cataloghi estremamente semplificativi, che danno solo un elenco di francobolli senza citare varietà di carta, di filigrana o di dentellatura.

Il filatelista autentico si orienterà però verso un tipo di catalogo che, se dapprima può sembrare complesso, dopo un po’ di sforzo per apprenderne la consultazione non può dare che soddisfazioni. Si tratta del catalogo completo che riporta tutto quanto è dato sapere di ogni esemplare, dotato anche di un glossario di termini filatelici prezioso per il principiante.

Vi sono poi i cataloghi limitati a determinati tipi di emissioni; in Italia se ne pubblicano diversi che riguardano le emissioni dei paesi italiani, e cioè quelle d’Italia, della Repubblica di San Marino, della Città del Vaticano, degli antichi Stati esistenti prima dell’unità nazionale, delle ex colonie, dei territori occupati dalle truppe italiane durante i vari conflitti.

Quale che sia il catalogo scelto è essenziale, per ben comprenderlo, leggere attentamente la parte introduttiva, poiché ogni catalogo riflette un punto di vista del tutto soggettivo; non si deve credere che, una volta acquistata una certa familiarità con una pubblicazione, si possieda la chiave per tutte le altre esistenti sul mercato.

Ogni catalogo ha proprie caratteristiche e quindi il filatelista che voglia dedicare al suo hobby una biblioteca può riservare un capace scaffale per sistemarvi un buon numero di cataloghi. Importante è ricordare che le quotazioni di catalogo non rappresentano mai dei precisi valori di mercato, i quali possono essere stabiliti solo in sede di compravendita; i prezzi pubblicati sono quelli a cui l’editore può vendere i francobolli, se e quando gli stessi sono disponibili.

Il francobollo

Per quanto sia ricca la propria biblioteca, per quanto sia vasto il bagaglio di nozioni tecniche, il collezionista prima o poi si trova però sempre in situazioni per cui deve agire secondo un criterio schiettamente personale. Bisogna, a esempio, analizzare lo stato di conservazione dei francobolli. Si raccolgono solo gli esemplari perfetti, o qualunque francobollo va bene, e fino a che punto un francobollo è da ritenere degno di entrare in raccolta?

Agli inizi del collezionismo era importante avere quanti più francobolli fosse possibile; poi, aumentando la quantità delle emissioni e decadendo di conseguenza il tipo di collezione mondiale, si è andata imponendo la necessità di una selezione. Oggi il criterio corrente vuole il francobollo in perfette condizioni, o almeno a questo si deve mirare.

Nel caso delle rarità antiche, talvolta non si può avere l’esemplare in perfetto stato di conservazione; e ve ne sono alcuni, valutati cifre astronomiche, reperibili soltanto in condizioni imperfette. Succede per la filatelia quello che in fondo accade per qualunque forma di collezionismo: si perdona al vaso preistorico la crepa, il manico mancante (è già tanto che sia giunto fino a noi), ma la porcellana moderna la si vuole intatta, perfetta. Nel caso dei francobolli usati l’annullo non deve essere deturpante. L’ideale è un bollo leggero e facilmente decifrabile.

Gli annulli hanno una parte importante, nella filatelia, e costituiscono materia di studio come i francobolli. Può succedere che la rarità di un annullo incida sulla quotazione di un francobollo, il che significa che anche per essi vale quanto detto circa lo stato di conservazione: la perfezione per un annullo consiste nell’equilibrio tra la decifrabilità e la leggerezza.

Ancora, un francobollo non è perfetto se non lo è lo stato della gomma che reca al verso. D’altra parte sarebbe assurdo pretendere di trovare un esemplare, a esempio il black penny, senza traccia di linguella, in quanto è molto improbabile che ve ne siano in circolazione alcuni che non siano stati montati in collezioni quando ancora l’uso della linguella era corrente. Bisogna quindi pretendere, si, la perfezione, ma compatibilmente con l’antichità del francobollo.

Cosa collezionare

Abbiamo accennato alle proporzioni in cui sono emessi oggi i francobolli e di come sia necessario per il neocollezionista crearsi un indirizzo il più lineare possibile, anche se ciò a volte può costituire una piccola impresa in quel terreno non poco accidentato che è oggi la filatelia.

Ciò nonostante esistono ancora delle strade dal percorso agevole e dalla meta sicura che richiedono solo una certa pazienza e l’abbandono di qualsiasi velleità di avventura; il che, è da riconoscere, può non essere facile anche perché molti paesi, consapevoli delle debolezze del neofita, si adoperano instancabilmente al fine di incantarlo emettendo francobolli allettanti spesso con tirature limitatissime.

Non si contano più le creazioni stravaganti, che servono da specchietti per allodole a tanti Stati neonati che fanno particolare affidamento sulla filatelia per sanare il bilancio nazionale. Il voler puntare a una collezione completa è spesso un miraggio irraggiungibile, che il più delle volte fa perdere tempo prezioso e cifre notevoli. Per i francobolli moderni sono molto diffuse le raccolte tematiche consistenti (lo dice il nome stesso) nel raccogliere francobolli aventi un dato tema.

Malgrado l’accennata speculazione nel campo delle emissioni, la raccolta tematica può offrire ancora molte soddisfazioni e ha l’indubbio aspetto positivo di permettere al filatelista di improntarla in modo personale e di seguire un certo qual filo creativo. Come per le raccolte geografiche (o per paesi), cosi per quelle tematiche esistono cataloghi specializzati dedicati a svariati temi: Croce Rossa, Idea Europea, uomini illustri, soggetti religiosi, flora e fauna, sport, ecc.

Il terreno più sicuro resta però sempre quello rappresentato dai «classici»; se la parola può spaventare, ricordiamo che la leggendaria inaccessibilità di tale collezione è limitata in fondo a un esiguo numero di esemplari. Se non classici, pur sempre interessanti sono i francobolli delle ex colonie italiane, protagonisti, in questi ultimi tempi, di una prima uscita dal loro lungo letargo.

Emessi con tirature limitate ed aventi, per la maggior parte, quotazioni più che ragionevoli e abbordabili, essi offrono un campo ricco di possibilità per la verginità del terreno e per l’interesse della ricerca storica.

Queste emissioni coloniali si dividono in: emissioni generali ed emissioni particolari (Africa Orientale Italiana, Castelrosso, Cirenaica, Egeo, Eritrea, Etiopia, Libia, emissioni celebrative delle Fiere di Tripoli, Oltre Giuria, Saseno, Somalia italiana, Tripolitania). Chi volesse arricchire tale raccolta può aggiungere le emissioni relative alle occupazioni straniere delle colonie: francese (Fezzan), inglese (Cirenaica, Eritrea, Somalia, Tripolitania, Libia), tedesca (Egeo).

Album

Per sistemare organicamente i propri francobolli, sono indispensabili gli album. Ne esistono oggi sul mercato espressamente ideati per raccogliere collezioni specializzate. Ci sono album preparati apposta per le emissioni di singoli paesi (Vaticano, San Marino, Italia, Francia, India, ecc.) che hanno taschine» di plastica trasparente (cronologicamente disposte), in cui si possono inserire i francobolli con la massima garanzia di conservazione.

I tipi di album in commercio sono molti ; ottimi sono pure i classificatori (semplici quaderni con liste di carta trasparente in cui si raccolgono i francobolli: il neofita può usarli quando non abbia ancora dato un indirizzo alla collezione).

È consigliabile cercare di procurarsi, anche in questo campo, del materiale di buona qualità: l’umidità trattenuta dal cartone di cui sono fatti molti album può infatti rovinare irreparabilmente gli esemplari contenuti.

Accessori

Regola ferrea è quella di non maneggiare mai i francobolli con le mani. Come l’entomologo non andrà mai in un un campo di fiori a caccia d’insetti senza la lente d’ingrandimento e senza un barattolino di vetro, cosi il filatelista non si accosterà mai a un francobollo senza un paio di pinzette. Il contatto delle dita può infatti procurare all’esemplare danni fatali per la sua valutazione.

Nuovi o usati che siano i francobolli, è buona norma usare sempre le pinzette, che possono essere a punte arrotondate o a paletta; quelle dalle punte troppo affilate possono danneggiare o addirittura perforare il francobollo.

In sede di stampa, per facilitare la separazione dei francobolli (che un tempo era compiuta con le forbici) si impiega oggi la perforazione, che è effettuata a macchina. Una volta separati, a seconda del diametro dei punzoni perforatori, i francobolli avranno perciò diverse dentellature.

Per convenzione i filatelisti indicano come misura della dentellatura il numero di fori compreso in due cm; si dirà quindi che un francobollo ha dentellatura 9 quando in due cm sono compresi nove fori. Per misurare la dentellatura si usa uno strumento detto odontometro, generalmente di plastica, consistente in diverse righe di punti poste a uguale distanza tra loro; ogni riga ha un punto, o mezzo, in più della riga sottostante.

Ponendo un lato del francobollo parallelo alle righe di punti e spostando l’esemplare finché non si trova una riga i cui punti coincidono con i fori dello stesso, si determina la misura della dentellatura.

Non tutti i francobolli hanno uguale dentellatura in tutti i lati. Nelle indicazioni relative dei cataloghi sono date quindi le diverse dentellature, prima quella orizzontale, poi la verticale. Molto importante ai fini della valutazione del francobollo è la filigrana, che, se di un tipo piuttosto che di un altro, può causare sensibili mutamenti di valore.

Per distinguerla nitidamente esiste un apposito strumento, il filigranoscopio. È una semplice vaschetta di ceramica o di plastica nera, di pochi centimetri cubici di capacità, in cui il francobollo da esaminare viene posto con la vignetta sul fondo ; versando sull’esemplare poche gocce di benzina rettificata si evidenzierà il disegno della filigrana.

È prudente tenere il tutto lontano da qualsiasi fonte di calore, data l’infiammabilità della benzina. Infine abbiamo la lente d’ingrandimento. I modelli di lenti in vendita sono numerosi: da quelli tascabili, molto pratici e di solito con custodia, a quelli muniti di lampadina alimentata da una pila incorporata.

Procedimenti di stampa

Il collezionista deve anche conoscere, almeno sommariamente, i procedimenti di stampa filatelica. I metodi di stampa più usati per i francobolli sono : la tipografia, il rotocalco, la litografia. Quest’ultimo procedimento ha oggi il nome di offset.

  • Tipografia
    Il principio della stampa in tipografia consiste nel creare una composizione recante in rilievo le parti destinate a dare la stampa, nello spargere dell’inchiostro sulla composizione stessa e nel mettere la composizione a contatto con della carta: le parti in rilievo, inchiostrate, lasceranno la loro impronta sulla carta stessa. Un francobollo stampato in tipografia lo si può riconoscere generalmente osservandolo dal verso: in corrispondenza delle parti stampate, la carta mostrerà un rilievo.

  • Rotocalco
    Creata una composizione recante in cavità le parti destinate a dare la stampa, si sparge dell’inchiostro sulla composizione stessa, si toglie l’inchiostro da tutta la superficie non incavata e si mette la composizione a contatto con della carta: questa assorbirà l’inchiostro rimasto nelle cavità, ricevendo così la stampa desiderata.  Un francobollo stampato in rotocalco lo si può riconoscere dalla assoluta levigatezza della carta — al diritto come al verso — e dal fatto che, alla lente, il disegno appare sminuzzato da un fitto reticolo di punti.

  • Litografia
    Originariamente, e molti francobolli sono stati stampati con questo procedimento, la litografia consisteva nel disegnare, su una speciale pietra calcarea, qualcosa con speciali inchiostri, che, previa una adeguata preparazione con sostanze acidule, formano con la pietra una combinazione chimica atta ad attrarre l’inchiostro da stampa. Passando un rullo inchiostratore sulla pietra, l’inchiostro rimane sulle parti disegnate: ponendo quindi a contatto la pietra con un foglio di carta, quest’ultimo riceve l’impronta delle sole parti disegnate.

  • Fotolitografia
    L’offset o fotolitografia deriva da quest’ultimo procedimento, con la differenza che il disegno è portato con sistemi fotografici su un cilindro di zinco anziché sulla pietra; lo zinco viene inumidito da un apposito rullo poi inchiostrato con un altro rullo, che lascia l’inchiostro sulle sole parti incise, le quali contengono una materia impermeabilizzante e che quindi non sono state precedentemente inumidite; il cilindro non entra direttamente in contatto con la carta, ma imprime il disegno su un rullo di caucciù, il quale a sua volta lo trasporta sulla carta.

    Affini ai predetti procedimenti di stampa sono la stampa a rilievo, la calcografia (i francobolli calcografici si riconoscono passando un polpastrello sul diritto: si avvertirà un leggero rilievo in corrispondenza della stampa), la calcografia a secco, la fotocalcografia.

Errori di stampa nei francobolli

Gli errori nelle vignette o nella stampa dei francobolli sono un notevole incentivo al fascino della filatelia. Molti errori hanno determinato impensate valorizzazioni di certi esemplari e in taluni casi delle vere rarità. Gli errori più frequenti si verificano nella stampa; ogni procedimento (tipografico, litografico, calcografico, o rotocalcografico) ha i suoi errori: i più tipici sono l’inversione del centro o della cornice, e l’errore di colore.

Per stampare un francobollo in due colori, sono infatti necessari due passaggi. Si può imprimere prima la cornice e poi il centro con una seconda stampa, o viceversa. Se per caso tra le due operazioni si inverte un foglio, il centro risulterà rovesciato. Si hanno poi casi clamorosi di errori di colore: anni fa un francobollo venne stampato con un colore diverso da quello normale e ciò accadde perché un cliché di un determinato valore era stato erroneamente inserito nella composizione della tavola di un altro valore.

Più frequente è l’errore di incisione: una parola viene stampata mutilata o deformata, o il francobollo risulta addirittura senza di essa. Un errore tipico della stampa è quello che dà origine al cosiddetto tètebéche, nel quale un esemplare risulta capovolto rispetto a quelli adiacenti. Notissimi sono i tètesbèches delle prime emissioni francesi, di cui il più raro è quello del 15 centimes del 1849: se ne conosce un solo esemplare.

Nella stampa a rotocalco, il funzionamento difettoso della macchina può perfino causare la stampa incompleta o del tutto mancante di alcuni esemplari, e si possono quindi avere in un foglio di francobolli spazi del tutto vuoti. Esistono anche errori di gommatura, che si hanno quando la gomma è applicata dalla parte della stampa.

Gli errori commessi dai bozzettisti sono sovente quelli più difficili da trovare: si tratta infatti generalmente di errori di contenuto, più che di forma. Un caso clamoroso fu quello del Gronchi rosa: in occasione del viaggio del Presidente Gronchi in Sud America, venne stampato un francobollo da 205 lire recante tra l’altro una cartina del Perù orbata dell’Amazzonia. La vendita fu immediatamente interrotta e il francobollo sostituito da un nuovo 205 lire con la cartina peruviana opportunamente ritoccata. Ovviamente il francobollo con errore andò a ruba e il suo valore aumentò vertiginosamente.

Altro noto errore fu quello di un francobollo della Città del Vaticano, emesso nel 1955 per il Congresso Giuridico, recante nella vignetta un papa Gregorio IX che ha le inconfondibili fattezze di Giulio II. Per individuare la causa di questo errore bisogna risalire a Raffaello, il quale nel dipingere la scena della promulgazione delle decretali (di cui il francobollo rappresenta un particolare) da parte di Gregorio IX, pensò bene di effigiare, anziché quest’ultimo, l’allora regnante pontefice Giulio II. E il francobollo ha riprodotto questa sostituzione di persona.

Terminologia filatelica

  • Aerea (posta): servizio postale effettuato tramite aerei, palloni aerostatici, dirigibili. Il primo francobollo mondiale di posta aerea è stato emesso dall’Italia in occasione del volo MilanoTorino del 22 maggio 1917.
  • Aerogramma: biglietto, o cartolina, già affrancato, usato esclusivamente per servizio postale aereo.
  • Annullo: indica l’avvenuta verifica dell’affrancatura e impedisce un secondo uso del francobollo. È un segno fatto con timbro a mano o a macchina, apposto dagli uffici postali. L’annullo può essere tondo, quadrato, rettangolare, poligonale; pubblicitario, commemorativo.
  • Blocco: gruppo di francobolli (minimo quattro) uniti, emesso direttamente dalle poste o ricavato dalla tavola di emissione del francobollo. Un blocco vale sempre di più di quanto valgono complessivamente i francobolli che lo compongono.
  • Busta primo giorno: detta anche FDC (First Day Cover). Busta recante un francobollo, o una serie, annullati dal timbro del giorno di emissione. La raccolta delle FDC è oggi molto diffusa.
  • Celebrativo: francobollo commemorativo posto in vendita lo stesso giorno della celebrazione del personaggio, o dell’evento che l’emissione ha voluto ricordare.
  • Chiudilettera: specie di francobollo, senza validità postale, usato come etichetta per sigillare una lettera.
  • Commemorativo: francobollo emesso per ricordare avvenimenti o personaggi. Oggi quasi tutte le emissioni sono commemorative.
  • Coppia: due francobolli uniti. A volte vengono stampati con due soggetti diversi sullo stesso foglio. I due soggetti si conservano uniti.
  • Filigrana: disegno che appare per trasparenza perché nell’impasto della carta da francobolli si predispone un determinato segno, che contraddistinguerà il valore bollato impedendone la contraffazione.
  • Foglietto: stampa in uno o più esemplari, su un foglio di piccole dimensioni, di francobolli commemorativi. Alcune emissioni vengono fatte solo su foglietto. Foglio: intera tavola stampata di un valore. I fogli possono essere di cento esemplari, di cinquanta, quaranta, sessanta più quattro spazi vuoti (poiché il taglio del foglio è esattamente di 64 spazi).
  • Frammento: può essere semplicemente quanto rimane di un francobollo danneggiato.
  • Linguella: strisciolina di carta, gommata da un lato, sottile e trasparente, usata per attaccare i francobolli su album. Il collezionista moderno evita di servirsene, anche perché sul mercato vi sono album con taschine trasparenti in cui si inseriscono i francobolli con maggiori garanzie di conservazione.
  • Non emesso: francobollo di cui viene disposta remissione, ma che non viene venduto.
  • Pacchi: i francobolli emessi per la spedizione o il recapito dei pacchi postali si collezionano come i francobolli delle emissioni ordinarie. Si differenziano da questi ultimi perché o sono composti di due o più parti, o sono molto più grandi o più piccoli di quelli abituali.
  • Pneumatica (francobolli di posta): valori di speciale emissione che servono per affrancare la corrispondenza che in certe città è distribuita attraverso una rete di impianti a tubi, per mezzo di appositi involucri che «viaggiano mediante compressione o aspirazione dell’aria.
  • Preobliterati: francobolli venduti dalla posta già timbrati o con l’annullo sovrastampato. Quartina: blocco di quattro francobolli. Certi filatelisti collezionano esclusivamente francobolli in quartina.