Libri di economia per ragazzi

Autore Andrea Pilotti

Economia strana parola! Incute rispetto, mette inquietudine, risveglia timori e stimola riverente curiosità mista a sgomento. È ritenuta dai più una piaga con la quale dobbiamo convivere e fare i conti ogni giorno, ma come esorcizzare tutto ciò? Può un libro che ha come fruitori principali i ragazzi svelarne i misteri, spiegarne i segreti, analizzarne i problemi in modo semplice e diretto? Sì, forse è possibile. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere il libro di economia più adatto a ragazzi e bambini.

Libri di economia per ragazzi

Che cosa significa la parola economia?

Qual è l’origine della parola misteriosa? Molto semplice: deriva, come tante, dal greco antico. “Oikos” e “nomos” si uniscono per formare il fatidico termine “economia” che significa “gestione, amministrazione di una casa”, e, in senso lato, “gestione di un’azienda, di un Stato, di un’area geografica più vasta”, come l’attuale esperienza di integrazione europea. In realtà non poca cosa, perché se una casa è bene amministrata, funziona bene, così come un’azienda, uno Stato, un gruppo di Stati che hanno deciso di mettersi assieme, cercando di integrare i loro sistemi economici.

Come e dove l’economia entra nel nostro quotidiano?

Anche qui la risposta è semplice e immediata. L’economia è presente nella maggior parte dei nostri gesti e comportamenti quotidiani, entrando prepotentemente nella vita di tutti: adulti, ragazzi, bambini. La spesa al supermercato, il lavoro che facciamo, le paghette che diamo ai nostri figli, le bollette o i mutui con cui dobbiamo fare i conti, l’acqua e l’energia che usiamo, le ricariche del cellulare, le notizie che sentiamo, gli acquisti su eBay… Scopriamo inoltre che abbiamo a che fare con una scienza “trasversale”. Per esempio, quando parliamo di denaro, non possiamo fare a meno dal pensare a una banca o ai prezzi, né dobbiamo prescindere da un’ottica globale.

I grandi temi dell’economia: la moneta

Entrando nel contenuto vero e proprio del libro, ci addentriamo innanzitutto nei misteri della moneta. La moneta è esistita da sempre oppure è il frutto di un’evoluzione? E se evoluzione c’è stata, questa è derivata dal caso o piuttosto è stata determinata dalla necessità di difendersi dalle truffe e dai ladri? Perché l’oro, assieme ad altri metalli preziosi, è stato per lungo tempo sinonimo di moneta sonante? E poi ancora come il denaro c’entra con gli scambi oppure è meglio scambiarsi semplicemente i prodotti?

Ci viene proposta una dettagliata rassegna dell’evoluzione della moneta. Così veniamo a sapere perché siamo passati dal baratto, vale a dire lo scambio diretto dei beni – io ti do un’insalata e tu in cambio mi dai una bistecca – ai vari tipi di moneta: dalle pecore, al sale, alle conchiglie, all’oro e altri metalli preziosi. Il denaro ha infatti semplificato e razionalizzato i rapporti economici ed è stato il primo motore di sviluppo e innovazione. Ogni epoca ha avuto le sue monete: monete strane e curiose come zappe o piccoli utensili da lavoro oppure preziose come i soldini di cacao, o ancora carte da gioco, piccole spade, monete segnalibro. E in questo contesto truffe e ladri ne hanno, loro malgrado, favorito l’evoluzione.

Scopriamo che l’effigie degli imperatori romani su denari e sesterzi fu un modo per far conoscere alle popolazioni dell’impero il loro volto, quasi una foto ante literram. Che una moneta unica esisteva già ai tempi di Alessandro Magno e che l’euro non è la novità del nostro tempo. Che nel Medioevo, alcuni principi praticavano con astuzia la frode delle leghe metalliche. Che tra le invenzioni di Leonardo ci fu una macchina che semplificava il processo di coniazione delle monete. Altre storie raccontano l’origine della banconota, passando per le lettere di cambio, le “monete volanti” di Marco Polo, per giungere agli assegni, le carte di credito, le carte prepagate, il denaro elettronico insomma. Il tutto condito da richiami alla storia, definizioni scientifiche alla portata di tutti, storiette, giochi, come quello che ci mostra come nelle piccole cose facciamo ancora oggi ricorso al baratto o semplici esperimenti, come quello che ci spiega la legge di Gresham.

I grandi temi dell’economia: le banche

La moneta va a braccetto con la banca, che dai tempi più antichi ha avuto il compito di maneggiarla, gestirla e proteggerla da ladri e malfattori. Se le prime banche furono i silos perché tra le prime monete c’erano orzo e granaglie, la professione del banchiere come noi la conosciamo, nacque in Italia tra la fine del Medioevo e gli inizi del Rinascimento. A ben guardare la storia delle banche è percorsa da bancarotte, termine oggi spesso sostituito in modo ambiguo dalla parola default, e cicliche crisi. Da tutto questo è nato il complesso sistema che regola le banche dei paesi. L’istituzione delle banche centrali, per esempio, è corrisposta alla necessità di limitare i crac legati all’emissione di moneta Questi enti sono stati creati con i compiti di controllare e garantire l’intero sistema bancario di un paese, conservando il contante degli altri istituti bancari o concedendo loro prestiti in caso di bisogno. E le prime furono la Banca svedese e la Banca d’Inghilterra.

Uno dei compiti primari della banca è la gestione dei risparmi dei suoi clienti, ovvero di quella quota di reddito messa da parte per essere eventualmente spesa in futuro. Da piccoli impariamo a conservarli nei salvadanai e una storietta racconta del come e perché sono nate le “piggy banks”, i salvadanai a forma di porcellino, amici fedeli dell’infanzia di molti e comuni a svariate culture. A questa funzione, ma nono solo questa, sono chiamati i vari tipi di banca creati nel tempo: dalle banche commerciali alle banche popolari nate, nell’Ottocento, con scopi sociali per tutelare i più deboli o l’innovazione recente delle banche on line, ma anche banche molto speciali come le banche islamiche, che non praticano l’interesse.

Non mancano spiegazioni sul significato di sigle come Iban, Abi o Cab e di alcune parole come spread, che la crisi attuale ci ha reso familiare, ma che il linguaggio bancario conosce da tempo quando presta denaro e chiede interessi, per esempio, nel caso dei mutui. Se la banca garantisce forme particolari di investimento dei nostri risparmi con rischi limitati, la Borsa invece ne garantisce molto più remunerative con rischi maggiori. Ma che cos’è la Borsa? A che cosa corrispondono, nel linguaggio borsistico, tori e orsi, paradisi fiscali, titoli di Stato, azioni, obbligazioni, indici o gli enigmatici derivati? Ebbene poche semplici definizioni bastano a spiegarli in modo concreto.

I grandi temi dell’economia: i prezzi

A meno di non vivere in un’economia di sussistenza, tutto o quasi ha un prezzo e perciò dobbiamo fare sempre e comunque i conti con un sistema di prezzi. Qualche anno fa, alla domanda di un giornale giapponese a che cosa facesse pensare la parola “alto”, i suoi lettori non risposero il monte Fuji,simbolo di quel paese asiatico, ma i prezzi. Essi sono la base dell’economia di mercato e il processo da cui nascono non è casuale, ma è retto da rigide regole, analizzate a lungo dagli scienziati dell’economia.

L’economista che affrontò per primo l’argomento, agli albori della rivoluzione industriale, fu Adam Smith che gettò le basi per l’analisi sistematica dell’economia di mercato. Studiò la formazione dei prezzi, le leggi della domanda e dell’offerta, le regole della concorrenza e la competizione. Temi che sono stati nei secoli e sono tuttora croce e delizia di molti altri economisti. Gli eventi, soprattutto le nuove e profonde crisi che hanno colpito nel tempo i sistemi economici, li hanno spinti ad approfondire, rivedere e completare le indagini e le intuizioni di Adam Smith. Ma come questi principi toccano da vicino la gente comune?

I prezzi come si è detto non nascono dal caso, ma rappresentano la somma di tutta una serie di fattori e quando compriamo qualcosa non sempre li mettiamo in conto. Dalle risorse necessarie alla produzione, a chi crea il prodotto, a chi lo fabbrica, a chi lo commercializza, via via fino a chi lo distribuisce, lo vende e naturalmente dobbiamo aggiungere in fondo le tasse. Il prezzo dei beni: giocattoli, elettrodomestici, prodotti alimentari, ma anche l’energia o l’acqua che usiamo inglobano questo processo. Un gioco che ci fa riflettere è quello dedicato alla costruzione dei prezzi dei prodotti che usiamo abitualmente, comprendendo in questi anche il costo non indifferente degli imballaggi e le materie prime impiegati per farli.

Accanto a ciò non va dimenticato il complesso meccanismo messo in moto dai comportamenti dei consumatori al momento dell’acquisto dei beni e dei produttori al momento della scelta dei beni da produrre, il ruolo e il peso di pubblicità, mode, gusti, concorrenza anche sleale … anch’essi determinanti nelle nostre scelte e nei nostri acquisti. Per cui alla fine il mercato può essere paragonato a una grande orchestra che suona musiche diverse, a seconda che a suonarla siano i consumatori o i produttori. Quando si parla di prezzi non va infine dimenticata una “bestia nera” fonte di gravi crisi: l’inflazione. Sinonimo di impoverimento poiché diminuisce il valore del denaro che abbiamo in tasca e colpisce le classi più deboli.

I grandi temi dell’economia: le imprese

E proprio l’inflazione coinvolge anche le imprese, che le spinge a fare delle scelte errate, poiché prezzi non danno più un’informazione corretta. Ma che cosa sono le imprese e che ruolo hanno nel sistema economico? Sono uno degli elementi portanti dell’economia di un paese e la loro origine risale al momento in cui l’uomo abbandonò il nomadismo per una vita stanziale, con l’inizio dell’agricoltura, la pastorizia e l’artigiano. Dalla bottega artigiana, alla manifattura, alle corporazioni, alla fabbrica, alla multinazionale, un percorso che si snoda attraverso i secoli e che porta all’attuale miriade di mega, grandi, medie e piccole aziende, i luoghi in cui si svolge e si concentra l’attività umana.

La rivoluzione industriale e il capitalismo hanno precisato le regole e le istituzioni che ancora oggi reggono il nostro sistema economico e l’archeologia industriale ci racconta come e quando sono state create le prime fabbriche. Quali erano allora le condizioni di lavoro e di vita. Dalle imprese familiari, alle società di capitali, l’impresa nasce sempre dal rischio calcolato dell’imprenditore che si mette in gioco, ricorre alle banche per accedere ai finanziamenti e s’indebita per ottenere i profitti sperati. L’impresa perciò vuol dire anche creatività e innovazione, nuove invenzioni e scoperte. Queste hanno, da un lato, migliorato e razionalizzato la struttura delle imprese, portandola in alcuni casi, a dimensioni transnazionali. Dall’altro, hanno migliorato la produzione, con la conseguente creazione di nuovi beni di consumo, di migliore qualità.

Impresa significa però anche posti di lavoro, stipendi e salari, reddito, mercato del lavoro, contratti di lavoro in una parola occupazione per milioni di persone. Se la piena occupazione – garantire cioè un posto di lavoro a tutti – è stata ed è uno degli obiettivi perseguiti dai governi di tutti i paesi e quasi mai raggiunto, un livello più o meno pronunciato di disoccupazione – la condizione di chi non trova lavoro, pur essendo capace di farlo – è invece la norma con cui ci dobbiamo più spesso confrontare. Parole come sindacati, sciopero, crisi economica, ristagno, recessione sono diventate, negli anni, ciclicamente familiari e fanno parte del linguaggio quotidiano. Allora paura, povertà, incertezza del futuro sono sentimenti che, in un mondo globale come il nostro, coinvolgono tutti.

I grandi temi dell’economia: gli scambi

Il commercio è un ultimo tassello per capire il funzionamento di un sistema economico. Non a caso viviamo in un’economia di mercato. Il mercato è da sempre stato il luogo dove si portavano i prodotti, ci si incontrava, si discuteva il loro prezzo, si effettuava il loro scambio. In una parola si dava vita al commercio. Commercio è stato sinonimo di viaggi alla ricerca di nuovi prodotti, rischi, pericoli, avventura, scoperte di altri mondi, vendite, perdite, insuccessi, ma anche guadagni, nuova ricchezza, profitti, conflitti, ingiustizie, potere e dominio. Le vie del commercio hanno portato sulle nostre tavole prodotti che non sono originari del nostro continente come pomodori, cioccolato, pepe, noci moscate o patate, ma altri prodotti hanno percorso il tragitto all’inverso.

Una domanda sorge spontanea. I beni oggetto di scambio sono solo prodotti finiti o anche materie prime e beni che non tocchiamo con mano? E a chi compete la gestione dei flussi commerciali? Le imprese, per prime, producono una gran parte dei beni che saranno oggetto di scambio non solo all’interno del paese in cui vengono prodotti, ma anche tra i diversi paesi. Nasce così la complessa rete di relazioni commerciali per cui il paese A produce molte macchine, ma poche materie prime. All’inverso il paese B è ricco di materie prime, ma non ha imprese che producano macchine. L’eccedenza di macchine e materie prime potrà essere scambiata tra i due Stati e lo stesso avviene per una gamma infinita di altri prodotti compresi alcuni che non si vedono come servizi assicurativi, formazione, assistenza tecnica. Lo Stato, le Camere di Commercio, le stesse aziende sono preposti a queste funzioni, ma anche enti internazionali, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che dovrebbero agevolare il libero commercio.

I flussi commerciali sono stati nel tempo l’oggetto di un grande dibattito tra gli economisti, divisi tra gli assertori del libero commercio, grazie al quale la produzione e la concorrenza diventano estremamente dinamiche e i sostenitori del protezionismo, quando lo Stato protegge l’industria nazionale con dazi, restrizioni commerciali, ma anche guerre.

Ma, venendo a noi, dove si pratica il commercio al quotidiano? Per la maggior parte della gente commercio significa andare al supermercato, nei centri commerciali, nei negozietti di quartiere, o, se siamo in vacanza, mercatini e suk, ma anche e-commerce e perché no, acquisti equo e solidali. Ed è proprio da questo tipo di commercio che nascono le conclusioni del libro e la possibile evoluzione verso un sistema in cui ingiustizie e conflitti non siano la regola prevalente. Microcredito, e la storietta di Amina lo descrive bene, banche etiche, economia del dono, commercio equo&solidale, Gas sono alternative possibili e rappresentano un valido complemento al sistema attuale?

Il libro consigliato da Guida Acquisti

E come Economia di Liviana Poropat Editoriale Scienza

Economia strana parola! Incute rispetto, mette inquietudine, risveglia timori e stimola riverente curiosità mista a sgomento. È ritenuta dai più una piaga con la quale dobbiamo convivere e fare i conti ogni giorno, ma come esorcizzare tutto ciò? Può un libro che ha come fruitori principali i ragazzi svelarne i misteri, spiegarne i segreti, analizzarne i problemi in modo semplice e diretto? Sì, forse è possibile. Certo non tutti i segreti saranno svelati, né saranno affrontate per intero le complesse problematiche che caratterizzano la materia. A volte è però sufficiente attirare l’attenzione e risvegliare la curiosità per vedere che una scienza, che alcuni hanno definito “ triste” e che la maggior parte della gente comune ritiene ostica e antipatica, non è poi così complicata. Una scienza è difficile quando non la conosciamo a fondo, né, di conseguenza, sappiamo i meccanismi che la regolano.

Non ci è familiare il suo linguaggio, poco o niente sappiamo degli scienziati che l’hanno studiata e ne hanno definito i principi. Una curiosità costruttiva ha il pregio di condurre ad altre letture, studi e approfondimenti, che verranno col tempo. Ed è questo lo scopo principale del libro: stimolare curiosità e spirito critico, renderci consapevoli del tempo in cui viviamo, capire che l’economia è una scienza umana e, come altre, ha pregi e difetti. Ma per comprendere la “bestia nera” è prima di tutto necessario conoscerla. Indirizzato, come si è detto, in via prioritaria ai ragazzi, E come Economia può essere benissimo letto anche da un adulto, che troverà la lettura gradevole e curiosa e avrà forse una risposta a dubbi taciuti. Mettendoci alla prova con i quiz iniziali, vediamo che sono pochi coloro che non sanno che cosa significhi essere in rosso o avere liquidi in mano. L’affare si fa più complesso quando si parla di esportazioni invisibili o di primi prezzi, perciò cominciamo subito dal principio.

Come leggere il libro

Per semplicità, sono stati isolati cinque temi fondamentali che corrispondono ad altrettanti grandi argomenti del dibattito economico: la moneta, le banche, i prezzi, le imprese e gli scambi. Ogni capitolo, suddiviso in dieci paragrafi, è identificato da un colore e da un logo diversi. I singoli paragrafi sono costituiti da note in forma di spot scrittura, storiette usate per spiegare concetti, curiosità, informazioni, una galleria di economisti famosi, giochi ed esperienze.
Né è stata trascurata una parte essenziale della materia, il suo linguaggio, che è spiegato con una terminologia semplice e comprensibile a tutti sia all’interno del testo che nei due glossari uno di parole difficili e l’altro di parole preziose. Scopriamo così che la zecca, oltre a essere un animaletto pericoloso, vuol dire conio ed è di origine araba e, a sua volta, il conio è il punzone con cui si stampano le monete e l’impronta che ne risulta. La convertibilità corrisponde alla possibilità per una moneta di essere cambiata in oro o altra valuta pregiata e via dicendo.

L’Autrice & gli Illustratori

Il libro nasce da una profonda riflessione, le esperienze di lavoro in Italia e all’estero che l’autrice ha maturato e svolto negli anni cui va unito il contatto diretto con bambini e ragazzi. Si tratta di un lavoro corale realizzato in stretta collaborazione con la redazione della casa editrice, in cui le belle e intelligenti immagini e i fumetti dei due illustratori rendono più leggera, spiritosa e scorrevole la lettura del testo, completandolo dove la parola finisce e lascia il posto all’immaginazione.

Sottocategoria:
Menu