Ombrello

Autore Andrea Pilotti

In caso di maltempo l’ombrello diventa un oggetto indispensabile. Ma non sempre acquistarne uno qualsiasi è la scelta più giusta. I modelli sono tanti, come anche le fantasie e i materiali con cui sono realizzati, per cui scegliere l’ombrello adatto non è affatto semplice. Vediamo allora quali sono i criteri da seguire.

Storia

Non si ha né una data né uno Stato certo da cui derivi l’origine dell’ombrello. A dir la verità, sono in tre a contendersi la città natale del parapioggia o parasole che dir si voglia, e sono l’Egitto, l’India e la Cina. In ogni caso, si tratta di un’invenzione antichissima, nata come simbolo di potere e oggetto di classe. Fu solo nel 500 che grazie a Caterina de Medici, i francesi conobbero l’ombrello. Il secolo successivo fu la volta dell’Inghilterra e nel 700 diventò per la Francia un oggetto di largo utilizzo. In Italia, si cominciò ad usare solo nel XIX secolo.

Molti secoli dopo quindi, rispetto alla sua prima comparsa. Dipinti con l’ombrello li troviamo nelle tombe egiziane, o meglio negli affreschi. Ombrelli sono raffigurati anche nei libri antichi in lingua cinese. Sempre un tempo, l’ombrello era considerato un oggetto prezioso ed elegante. Le signore più abbienti lo utilizzavano come parasole durante la rappresentazione di spettacoli e lo facevano come una sorta di “gara” per sfoggiare l’ombrello più bello, magari realizzato con decorazioni di perline, perle e fatto di seta e conchiglie.

Era considerato tanto di classe che addirittura Papa Alessandro III all’epoca ( era il 1176), diede il nulla osta per far indossare al Doge di Venezia un ombrello particolare, per potersi presentare davanti alla gente, protetto appunto da questo oggetto. Si trattava di un forte segno di dignità e potere ed era impreziosito di fili in oro, creati appositamente per il Doge.

Uso

Denominato anche parasole o parapioggia, noi dell’occidente lo utilizziamo esclusivamente per ripararci dalla pioggia. Solo per i nostri bimbi in carrozzina o nel passeggino, acquistiamo l’ombrellino come accessorio per ripararsi dal sole. Il popolo orientale invece, utilizza l’ombrello anche in presenza del sole. Nelle grandi città turistiche italiane, ci capita spesso di vedere cinesi o giapponesi con l’ombrello aperto per ripararsi dal sole. In commercio ne esistono davvero di tanti modelli, materiali, colori, ombrelli firmati dagli stilisti, che fanno di questo oggetto un’idea regalo molto gradita. Piccoli da tenere in borsa o in misura standard da lasciare in macchina ed utilizzare all’occorrenza. A volte può risultare scomodo, se magari usciamo di casa che piove e torniamo col sole.

Proprio per questo motivo, sono molte le persone che dimenticano l’ombrello non solo nel posto di lavoro, dove comunque lo possono ritrovare il giorno dopo, ma anche nei posti più disparati. Sondaggi hanno appurato che sono molti gli oggetti dimenticati per nostra negligenza, sul treno, al supermercato, al bar, in edicola, in banca. Se ve ne accorgete in tempo, e se siete fortunati, riuscirete a recuperarlo senza problemi. Se invece ve ne ricordate troppo tardi e non avete idea di dove l’abbiate lasciato, vi toccherà acquistarne uno nuovo. Poi, ci sono anche i casi in cui lo lasciate in custodia magari al bar e dopo aver fatto colazione, vi girate e non vedete più il vostro ombrello.

Le ipotesi sono tre: o ve lo hanno rubato perchè il “ladruncolo di ombrelli” non ne aveva uno a disposizione e fuori piove a dirotto oppure può essere stato sottratto intenzionalmente solo perchè il vostro è più bello, per via della firma, del colore, del modello, o ancora, può capitare che per sbaglio, qualcuno prenda l’ombrello sbagliato, magari perchè troppo simile. Insomma, l’ombrello che si utilizza solo quando piove è uno di quegli oggetti tra i più dimenticati e rubati.

Tipologie

Non sono tutti uguali gli ombrelli, e anche nel loro piccolo possiamo fare una distinzione tra le diverse tipologie.

  • Per bambini
    Adatti ai bambini a partire dall’età prescolare, sono ombrellini, rigorosamente plastificati, non molto grandi, con raffigurati solitamente personaggi dei cartoni animati, e con un’impugnatura curva.
  • Parasole per bimbi
    Si tratta di un ombrellino che si acquista come accessorio, ma potete trovarlo anche di serie, con la carrozzina o il passeggino e serve per proteggere il bimbo dal sole.
  • Da uomo
    Di colori piuttosto scuri, o addirittura in tinta unita nera, sono gli ombrelli per gli uomini, con impugnatura curva.
  • Da donna
    In colori più vivaci, in tinta unita o mix di tonalità, rimane un oggetto che se scelto con gusto, può addirittura essere in abbinamento a qualche nostro accessorio ( borsa, cappotto, cappello).
  • Mini
    Sono quelli richiudibili, vale a dire quelli portatili, che ci stanno in borsa, senza occupare spazio, e comodi per chi non ama l’ombrello ma che lo avrà comunque a disposizione al momento opportuno.
  • Standard
    Sono i classici ombrelli, sia da uomo che da donna, anche se la grandezza può variare molto dalla casa produttrice. Alcuni infatti sono davvero extra-large, altri piccoli.
  • Pubblicitari
    Anche questi tipi di ombrelli sono di moda. Molte ditte lo scelgono come gadget da dare ai clienti in occasione del Natale oppure da consegnare magari agli “abituè”. Lo scopo ovviamente è quello pubblicitario ma si tratta quasi sempre di discreti ombrelli.
  • Griffati
    Esistono anche ombrelli firmati da stilisti sia da uomo che da donna, sia portatili che standard. Questi tipi di ombrelli, oltre ad avere la custodia, possono essere dotati di un astuccio in tinta per poterlo riporre senza difficoltà. Un’ottima idea regalo per poter vestire griffata anche la pioggia.

Come scegliere

Anzitutto dobbiamo tenere presente che un ombrello svolge due principali funzioni, una pratica e una puramente estetica. Per quanto riguarda la praticità, prima di acquistare un ombrello diamo un’occhiata al suo funzionamento. Ci sono infatti ombrelli di vario tipo, come quelli meccanici, che si aprono manualmente, ombrelli semi-automatici, che per aprirli occorre dapprima premere il pulsante e poi completarne l’apertura a mano, e infine quelli automatici, più veloci, la cui apertura è azionata tramite un pulsante apposito.

Tra tutti, il più duraturo è indubbiamente quello da passeggio, dotato di meccanismo manuale. Oltre al funzionamento, la nostra attenzione deve cadere anche sui materiali con cui gli ombrelli vengono realizzati. Ve ne sono di ogni tipo, ombrelli in poliestere, in nylon, in seta, in raso ecc. Sicuramente il migliore in fatto di qualità, ma anche il più costoso, è quello realizzato con una miscela di poliestere e cotone. Ma se non vogliamo spendere molto allora possiamo accontentarci di quelli più economici realizzati in nylon. Per i più esigenti, ci sono anche ombrelli realizzati con tessuti più duraturi e soprattutto antimpregnanti come il teflon (materiale plastificato liscio) o il pongee (tipo di seta dalla superficie porosa).

Per quanto concerne la struttura interna dell’ombrello, la verga e i raggi, anche qui il materiale di costruzione ha la sua importanza. Tra tutti il migliore è senza dubbio l’acciaio, il quale, rispetto all’alluminio, è il più resistente e quindi anche quello più affidabile, soprattutto in caso di vento, dove l’ombrello tende a piegarsi e deformarsi. Di contro, però, l’acciaio è molto più rigido ed ha un peso sicuramente maggiore. Per la scelta dei colori, la soluzione ideale è quella di abbinarli alla propria carnagione. Per chi ha la pelle chiara, i colori caldi sono quelli più indicati. Per chi, invece, ha una pelle abbronzata è preferibile evitare colori come il verde e il blu che danno un aspetto pallido. Anche se non rientra nelle azioni quotidiane, l’ombrello deve essere lavato. Per farlo è opportuno utilizzare un detergente delicato.

Dove acquistare

E’ un oggetto che troviamo in commercio molto facilmente. Tutto dipende da quanto vogliamo spendere e che valore vogliamo dare all’ombrello che vogliamo acquistare. Se ci serve comprare un ombrello di scorta da tenere in macchina, potete anche farvi un giro al mercato. Nei banchi che trattano la vendita di borse e accessori, troverete anche gli ombrelli, e con un minimo di 5 euro porterete a casa un discreto ombrello “da tutti i giorni”.

Se vi rivolgete invece ai banchi del mercato di origine orientale, l’ombrello lo potete comprare al prezzo irrisorio di un euro, e non è sicuramente detto che vi dura poco. Lo stesso vale per i negozi sempre orientali, che stanno davvero spopolando nel nostro paese, dove li potete trovare più o meno allo stesso prezzo. Con una cifra a portata di tutti e sempre per un ombrello senza grosse pretese, potete dare un’occhiata anche ai centri commerciali.

Se invece, volete comprarvi un ombrello più bello sotto tutti i punti di vista o magari dovete fare un regalo, potete fare un giro presso tutti i negozi di pelletteria. Numerose proposte di modelli e prezzi che partono da circa 10-15 euro, anche se un ombrello ottimo da regalare, la spesa da spendere dovrebbe aggirarsi attorno ai 25 euro, magari con una firma importante e completo di astuccio. Se poi giriamo per il web, nella vetrina più importante di aste on line, ci sono un sacco di idee in fatto di ombrelli. Molti comunque anche i negozi in rete che vendono ombrelli di diverse tipologie e prezzi. Basta una mail per chiedere informazioni dettagliate o per ordinare il vostro ombrello da utilizzare sotto la pioggia!!

L’ombrellaio

L’ombrellaio, antico mestiere, oggi totalmente sconosciuto, era un’attività nata principalmente dai poveri che volevano cercar fortuna guadagnandosi qualche spicciolo. L’attività di ombrellaio in Italia iniziò da Torino. La gente che si recava al mercato settimanale della città, quasi interamente costituito da banchetti francesi, grazie al popolo d’oltralpe si avvicinò a questa nuovo lavoro: costruire e riparare gli ombrelli. Pensate che il fondatore del Museo degli ombrelli, Igino Ambrosini, afferma che poco meno di 180 famiglie originarie di Gignese (sede del Museo) e comuni limitrofi, intrapresero il mestiere di ombrellaio.

Piano piano questo tipo di artigianato divenne una vera e propria attività e nacquero industrie produttrici di ombrelli. Oggi, con l’avvento del commercio orientale, le ditte italiane ne risentono. Senza nulla togliere ai prodotti importati, c’è da dire che gli ombrelli di una certa classe e ombrelli particolari hanno tutt’ora la manodopera italiana.

Museo

Non solo musei di reperti archeologici, ma anche un museo degli ombrelli. L’Italia può vantare infatti questo tipo di museo, unico nel suo genere. Il Museo degli ombrelli si trova in Piemonte, a Gignese in provincia di Verbania. L’idea di questo curioso museo è stata di Igino Ambrosini, personaggio cresciuto nel settore, in quanto il fratello era un ombrellaio, al pari del figlio. Dopo aver progettato il Giardino Botanico Alpinia, diede vita al Museo degli ombrelli nel 1939. La prima sistemazione fu ricavata al piano superiore dell’Istituto elementare della città, e dal 1976 si trasferì nella sede attuale. Si tratta di un edificio apposito con a capo Zaverio Guidetti, figura scelta non a caso, in quanto è uno degli industriali degli ombrelli di Novara.

La particolarità dell’intero edificio è a dir poco curiosa. Se lo si osserva con attenzione si può notare come la pianta del palazzo sia a forma di ombrello, ma la cosa più interessante è che i tre ombrelli che la compongono sono aperti uno accanto all’altro. Uno spettacolo che vi lascerà a bocca aperta, ancora prima di visitare le meraviglie all’interno.

Al piano terra, potete ammirare circa 150 esemplari di ombrelli, in ordine di epoca a partire dall’800 per terminare ai giorni nostri. Per ogni parasole o parapioggia trovate tutto ciò di cui è formato l’ombrello: materiali vari, minuteria e impugnature. Al primo piano, potete visionare una collezione fotografica che ritrae testimonianze antiche sull’uso dell’ombrello, ma anche l’attività dell’ombrellaio, vale a dire foto di tutti gli attrezzi da lavoro e i materiali che occorrono non solo per realizzare gli ombrelli, ma anche per ripararli. Il museo degli ombrelli conta ogni anno circa 10mila visitatori sia nazionali che internazionali.

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