Tasso d’interesse

Il tasso di interesse è la misura dell’interesse che viene applicato su un prestito e quindi determina l’importo della rimborso che spetta al prestatore. Si esprime tramite una percentuale legata a un periodo di tempo e sta a indicare la percentuale della somma prestata che deve essere corrisposta come interesse alla scadenza del prestito; si può altrimenti dire che stia a indicare il costo del denaro, poiché il debitore, quando stipula un prestito, alla fine restituisce più di quello che ha chiesto.

Variazioni

Anche il tasso di interesse è soggetto a variazioni in funzione della moneta corrente di riferimento, alla durata del prestito e alla solvibilità del debitore. Il suddetto tasso è anche caratterizzato da un regime di capitalizzazione degli interessi semplice o composto. Se il prestito ha una durata maggiore rispetto all’interesse per cui viene calcolato si parla di interesse composto, perché nel calcolo dell’interesse finale rientrano anche tutti gli interessi parziali già maturati.

Nel contratto di mutuo

Nel caso dei mutui il tasso può anche essere variabile o misto. Nel primo caso vuol dire che gli interessi vengono ricalcolati secondo formule precise, e quindi subisce variazioni anche l’importo stesso della rata. Nel secondo caso, il tasso rimane fisso per un determinato periodo di tempo e poi muta in variabile; la durata del periodo a tasso fisso e la formula di quello variabile sono in ogni modo stabiliti al momento dell’attivazione del prestito. Ultimamente però le diverse esigenze commerciali hanno fatto sì che nascessero nuove forme di prestito, e di conseguenza anche nuovi modi di comporre il tasso di interesse.
L’importo finale che chi chiede un prestito andrà a restituire, compreso di tutti gli interessi, viene chiamato ‘montante’.

Tasso ufficiale di sconto

Altrimenti chiamato TUS, è il tasso disposto dalla Banca Centrale quando concede prestiti alle altre banche e rappresenta l’indicatore dell’andamento del mercato finanziario poiché è sulla base del TUS che le banche ricalcolano i tassi di interesse da applicare ai propri clienti cos’ come il tasso interbancario, ossia quello dedicato alle transazioni tra le stesse banche.

Quando il TUS aumenta si presenta quella che viene definita una ‘stretta creditizia’, cioè una tendenza che porta alla riduzione dei crediti e quindi, conseguentemente, all’aumento del costo del denaro. Quando la Banca Centrale, invece, riduce il costo del denaro, si verifica al contrario un incremento dei consumi e degli investimenti, costando il denaro stesso meno.
Dal 1999 il TUS viene sostituito dal TUR, ossia il Tasso Ufficiale di Riferimento, anch’esso determinato dalla Banca d’Italia per i rifinanziamenti interbancari. Questa sostituzione con il tasso di riferimento della Politica Monetaria viene utilizzato dalla Banca Centrale Europea per la gestione della politica monetaria.

Fino al 31 dicembre del ’98 il TUS era direttamente gestito dalla Banca d’Italia. E fino alla fine del 2003 è stata sempre la Banca d’Italia a determinare il TUR, perché potesse essere applicato agli appositi strumenti giuridici. Il tasso è stato calcolato sulla base di quello della Banca Centrale Europea, che viene applicato ai rifinanziamenti dell’Eurosistema e che rappresenta il tasso minimo per qualsiasi operazione a tasso variabile. Dal 1° gennaio del 2004, dopo un periodo di cinque anni, non è più la Banca d’Italia a determinare questo tasso. I tassi che vengono utilizzati per determinarlo sono visionabili su siti internet della Banca Centrale Europea o della Banca d’Italia.