Equo e solidale: i prodotti che fanno la differenza

di Francesca Amore

Non confondetelo con la carità. “Equo e Solidale” è un modo nuovo e sempre più diffuso di commercio intelligente, che aiuta i più bisognosi e che garantisce all’acquirente un prodotto di qualità.

Le caratteristiche

Oggigiorno, grazie anche a campagne di informazioni maggiormente sensibili a certe tematiche, il consumatore è molto più consapevole di quanto poteva esserlo in passato. Quando compriamo un articolo siamo particolarmente attenti ad alcune indicazioni quali la scadenza, la provenienza o il luogo di produzione. In questo modo possiamo tutelarci e scegliere l’articolo in base alle necessità più disparate. Perché allora non utilizzare questa stessa consapevolezza per contribuire attivamente nel processo commerciale che coinvolge la produzione di alcuni articoli? Perché non trasformarsi in consumatore “attivo” ed influire con il proprio contributo nelle moderne dinamiche commerciali a favore dei produttori più svantaggiati?

Chi sceglie di acquistare prodotti “equo e solidali” lo fa. Comperare un prodotto del commercio equo e solidale, significa aiutare i produttori dei Paesi economicamente più svantaggiati, come Asia ,Africa e America Latina, attraverso una giusta distribuzione dei guadagni. Ciò è possibile solo senza speculazione e sfruttamento. Con l’eliminazione di tutti i passaggi intermedi della catena produttiva, si riesce a dare il giusto valore a chi produce. La nascita del concetto di commercio Equo e Solidale si fa risalire ai primi anni quaranta ad opera di alcuni americani che cominciarono ad importare prodotti lavorati da comunità povere del Sud America. Il primo negozio di Commercio Equo e Solidale venne aperto nel 1958 negli Stati Uniti d’America.

In Europa si può parlare di Commercio Equo solo nei primi anni Sessanta, quando nasce la prima Organizzazione di Commercio Equo e quando nei Paesi Bassi venne istituita la Fair Trade Organisatie, ossia l’organizzazione di importazione olandese. Nel 1969, in un clima di fervente attivismo nei confronti delle ingiustizie sociali e mondiali, venne aperto il primo “Third World Shop” cioè quelle che oggi chiamiamo Botteghe del Mondo.

Durante gli anni settanta alcune organizzazioni non governative danno vita ad organizzazioni di Commercio Equo nei Paesi del Sud e cominciano a promuovere forum politici e internazionali per sensibilizzare allo slogan “Trade not Aid” (“Commercio, non aiuti”).
Gli anni ottanta possono esser considerati una svolta per il commercio Equo e Solidale che vede nel 1988 in Olanda la realizzazione del primo marchio per il Commercio Equo, il “Max Havelaar”. Il caffè venduto con questo marchio ottenne un buon riscontro di mercato e dopo qualche anno nacquero organizzazioni di certificazione Fair Trade come, nel 1997, la Fairtrade Labelling International (FLO), l’associazione mondiale di marchio che stabilisce e vigila sugli standard di commercio equo internazionale, provvedendo a certificare e verificare la produzione e il commercio in base a tali standard, e ad apporre il marchio sui prodotti.

Gli obiettivi

L’intento dei soggetti coinvolti in questo nuovo tipo di commercio si prefiggono una serie di obiettivi che comprendono la sfera sociale, economica ed ambientale. La dimensione sociale riguarda innanzitutto le condizioni lavorative di chi produce. Solitamente, nella logica economica del commercio convenzionale, si tende ad approfittare del lavoro, ad esempio sottopagando quello delle donne o sfruttando quello minorile, specialmente nei Paesi del Sud del mondo.

Il commercio equo e solidale, invece, tende a preservare i diritti di tutti i lavoratori delle zone più svantaggiate, operando attivamente per la loro tutela, troppo spesso violata. Relativamente alla sfera economica invece, il commercio Equo prevede una giusta distribuzione dei guadagni tra tutti i soggetti coinvolti nella catena produttiva, con un ‘attenzione particolare ai produttori dei paesi economicamente più svantaggiati. E’ previsto infatti che a questi ultimi non vada meno del 25% del prezzo netto del prodotto finale. Anche l’ambiente ha una parte importante nel contesto equo e solidale. Si cerca infatti, di fabbricare prodotti che abbiano una basso impatto ambientale, che provengano da colture biologiche e che siano fabbricati con materiali riciclabili.

Le parti coinvolte

La catena del commercio equo e solidale inizia dal produttore e termina al consumatore. A differenza del commercio tradizionale vengono eliminati tutta una serie di intermediari a cui va una cospicua parte di guadagno. Le parti coinvolte nel commercio Equo e Solidale sono il produttore, l’esportatore (solo nel caso in cui il produttore non sia in grado di esportare direttamente), le Organizzazioni di commercio Equo e Solidale (ovvero FTO Fair Trade Organizations), le Botteghe del Mondo ed il consumatore.

Attraverso l’eliminazione di tutti i passaggi intermedi e speculativi, si riesce a dare il giusto valore a chi produce.

  • I produttori (solitamente appartenenti ad aree del mondo economicamente svantaggiate) devono essere delle organizzazioni di produzione e commercializzazione, devono cioè essere iscritti nel registri del FLO (Fairtrade Labelling Organizations International) ossia l’Organizzazione Internazionale che certifica i prodotti equo e solidali. Il prezzo della merce è stabilito dal produttore in accordo con le organizzazioni. Il prezzo proposto dai produttori è giusto ed onesto, e permette di coprire i costi di produzione ed investire nello sviluppo locale per potersi assicurare un miglior tenore di vita ed un futuro più sicuro.

  • Gli esportatori sono sempre delle Organizzazioni, che vendono il prodotto alle Organizzazioni di commercio Equo e Solidale (le FTO) e che condividono in pieno i principi ed i criteri di questo tipo di commercio. Compiti fondamentali dell’esportatore sono innanzitutto la trasparenza delle informazioni per ciò che attiene il prodotto, i produttori ed il prezzo pagato a chi produce. Inoltre, gli esportatori possono, in caso di richiesta dai parte dei produttori, dare un pre-finanziamento che permette di sopperire ad una mancanza di capitale iniziale per l’acquisto delle materie prime necessarie alla produzione. A volte, il pre-finanziamento può consistere anche nell’anticipo del 50% del prezzo complessivo.

  • Le organizzazioni di commercio Equo e Solidale commercializzano i prodotti delle organizzazioni di produttori ed esportatori inseriti nel circuito equo e solidale. Queste organizzazioni devono essere senza fine di lucro e nell’attività di acquisto, importazione e vendita, devono aderire ai criteri di tale commercio. Alcuni di questi criteri sono individuabili nell’attività di pre-finanziamento ai produttori, nel supporto di formazione e consulenza alle organizzazioni di produttori ed esportatori, nella fornitura ai consumatori di tutto il materiale informativo sui prodotti acquistati, nella verifica che il prodotto venduto rispetti i criteri del commercio equo e solidale.

  • Le botteghe sono luoghi, sparsi in tutto il mondo, nei quali si possono acquistare i prodotti del commercio equo e solidale. Oltre alla vendita, le Botteghe del Mondo realizzano corsi, formazione e dibattiti su tematiche inerenti i rapporti e gli aspetti commerciali, economici e sociali che coinvolgono i paesi sviluppati e quelli meno sviluppati. Anche le Botteghe del Mondo devono essere associazioni o cooperative senza fine di lucro.

I prodotti

La maggior parte degli articoli equo e solidali in commercio sono prodotti alimentari e artigianali. In particolar modo per questi ultimi, la lavorazione viene gestita in primis dalle donne che, specialmente nei paesi del Terzo Mondo, non solo hanno poche opportunità di lavoro ma sono volutamente relegate ad attività di questo tipo per contribuire ad incrementare il reddito familiare. La maggior parte degli oggetti artigianali importati riguardano arredo ed accessori, tessili per la casa, articoli in ceramica e terracotta per la casa e la tavola, cartoleria e bigiotteria.

Relativamente ai prodotti alimentari invece, quelli maggiormente esportati dai paesi economicamente più svantaggiati sono il cacao ed il caffè. Quest’ultimo è stato il primo prodotto importato con il criterio equo e solidale nei primi anni settanta e oggi costituisce il 25-50% del fatturato delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale. Negli anni, a questo prodotto, si sono aggiunti riso, tè, spezie, zucchero, miele, banane, vino, succhi di frutta, noci e tanti altri.

Anche La maggior parte dei prodotti trasformati (dolci, biscotti, cioccolata etc..), cioè non derivati direttamente da una materia prima, sono elaborati nei Paesi produttori, laddove le condizioni lo consentono. Nel caso in cui le condizioni non lo consentano, la trasformazione deve essere effettuata da soggetti appartenenti al circuito Equo e Solidale. Inoltre, il commercio Equo, come già detto, è particolarmente sensibile al fattore ambientale, e in virtù di ciò, quasi sempre sono utilizzati materiali riciclabili per l’imballaggio e, quando possibile la merce è spedita via mare.

Il prezzo trasparente

Peculiarità del commercio Equo è il prezzo trasparente, che ogni prodotto venduto deve esporre in dettaglio. I consumatori quindi, hanno la consapevolezza dell’iter e dei costi dell’articolo acquistato, grazie alla scomposizione dei prezzi presenti sull’etichetta. Su quest’ultima infatti, deve essere sempre specificato il prezzo pagato ai produttori, i costi di trasporto(fino al Paese Importatore), i costi per l’Importatore (es. dazi doganali), il margine per le Botteghe del Mondo (costi di copertura, ad esempio, per il personale retribuito) e le tasse (IVA ed altre imposte).

Relativamente al costo che serve per coprire le spese delle Botteghe del Mondo, bisogna dire che queste ultime reinvestono sempre il margine restante in attività culturali, di informazione e sensibilizzazione e di sostegno a progetti da realizzare nel Sud del mondo.
Per intendere al meglio la peculiarità del prezzo trasparente è necessario fare un piccola parentesi esplicativa sulle dinamiche che regolano la commercializzazione convenzionale di un prodotto. Oggigiorno, le grandi firme, specialmente di abbigliamento, investono una grande somma di danaro nel marketing e nella pubblicità. Se è stato preventivato un budget utile per la realizzazione di un determinato prodotto (ad esempio un paio di scarpe), una bella fetta è spesa solo per la pubblicità; la restante deve coprire altri costi come, ad esempio, la distribuzione.

Per poter rientrare con le spese e guadagnare qualcosa, le imprese non posso aumentare eccessivamente il prezzo del prodotto finale perché non sarebbero più competitive sul mercato, e quindi sono costrette a tagliare alcuni costi, primo fra tutti gli intermediari. Questi ultimi hanno il proprio quartier generale nei paesi produttori di materie prime e fornitori di lavoro, che quasi sempre coincidono con i Paesi del Terzo Mondo o economicamente svantaggiati. Gli intermediari concordano con i produttori locali la consegna e il prezzo delle materie prime.

Eliminare gli intermediari e delocalizzare la produzione di scarpe in paesi svantaggiati a basso salario, è sicuramente un mossa vincente. Eliminati gli intermediari, le Imprese possono contare su mano d’opera e materie prime a bassissimo costo… Il prezzo trasparente dei prodotti equo e solidali invece, ci permette di capire che la mano d’opera e le materie prime sono pagate al prezzo giusto, senza speculazione alcuna , e che il prodotto finale avviene nel rispetto totale, sia economico che sociale, del lavoro altrui.

Le iniziative

Come già anticipato nei paragrafi precedenti, il commercio Equo sostiene un’economia giusta e solidale con i Paesi economicamente svantaggiati, tesa a ridare dignità a chi lavora come noi, senza subire lo sfruttamento economico e fisico da parte di chi è in una posizione privilegiata e quindi più forte. Sostenere e promuovere il commercio Equo e Solidale significa garantire giustizia sociale ed economica e rispetto per il lavoro delle persone e per l’ambiente che ci circonda.

Le Botteghe del Mondo e le Organizzazioni di commercio Equo e Solidale promuovono, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione, i criteri di un commercio Equo. Tra le varie iniziative ad esempio, vale la pena citare quella proposta dal Consorzio Ctm altromercato sulla Ristorazione Solidale, che ha l’obiettivo di diffondere la qualità e la garanzia dei prodotti equo e solidali nella ristorazione collettiva cioè, ad esempio, nelle Pubbliche Amministrazioni e nelle scuole. Altri tipi di iniziative consistono nel promuovere liste di nozze e cerimonie non tradizionali, attraverso oggetti del commercio Equo e solidale.

Bomboniere, confetti e materiali di confezionamento Equo, aiutano i produttori dei Paesi del Sud ad aumentare il proprio reddito e ad investire nell’economia locale; ciò consente a lungo andare di liberarsi sia dalla dipendenza economica dei paesi più ricchi sia dal commercio Equo e Solidale in modo da potersi aprire autonomamente al mercato mondiale.

I destinatari delle campagne di commercio Equo sono tutti, dalle Imprese ai consumatori. Le imprese che aderiscono o vogliono aderire a questo commercio non convenzionale, devono essere socialmente responsabili ed osservare un codice di condotta che contempla, ad esempio, l’esclusione del lavoro minorile, che garantisce condizioni di lavoro sicure, salari equi e nessuna discriminazione razziale, religiosa o di altro genere.

 
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