Discendente diretta della mountain bike, la city bike ne reinterpreta i principi di funzionalità, trasportabilità ed estrema maneggevolezza adattandoli all’ambiente urbano. Un ambiente nel quale la city bike va sostituendo le vecchie bici a ruote alte deputate agli spostamenti cittadini, che in diverse metropoli e in numerosissime città del nostro paese (segnatamente al nord) rappresentano più che un semplice mezzo di trasporto una vera e propria istituzione. Ma cosa distingue la city bike dagli altri modelli di biciclette? Quali sono i tratti comuni ravvisabili in tutti i cicli di questo tipo tra i tantissimi modelli oggi in commercio?
- I materiali, gli elementi comuni e gli optional
- I rapporti
- Ruote e freni
- Fari, catarifrangenti e campanello
- Il campanello, il sellino, gli specchietti
I materiali, gli elementi comuni e gli optional
Quale che sia il materiale con cui viene realizzato il suo telaio (che può essere in acciaio o in alluminio, e la differenza di peso tra le due soluzioni non è sensibile quanto si potrebbe credere: in linea di massima si oscilla in tutti i casi tra i 12 e i 16 kg complessivi), una city bike è sempre munita di fari e catarifrangenti, obbligatori per legge, di un portapacchi montato al di sopra della ruota posteriore, di un cambio, in genere da 18 o 21 rapporti, di una sella regolabile con una seduta abbastanza più larga (e di conseguenza più comoda) rispetto a quella di una mountain bike.
A mancare, rispetto a qualsiasi modello di bici da sterrato, sono invece le sospensioni, al posto delle quali trovano comunque spazio su una city bike dei comodi parafanghi per proteggere l’occupante dagli schizzi, soprattutto da parte della ruota posteriore, in caso di fondo bagnato o fangoso. Spesso ai parafanghi si accompagna il carter, per proteggere dallo sporco della catena. Il manubrio non è dritto come quello di una mountain bike, ma ha fogge più arcuate e tradizionali, per assecondare la guida consentendo al ciclista di tenere la schiena ben dritta.
Una delle tante scelte progettuali che, per le city bike, tradiscono un origine legata soprattutto alla comodità nei (più o meno piccoli) spostamenti cittadini, piuttosto che le performance e le esigenze di controllo intimamente connesse alla natura sportiva di una mountain bike. Un elemento non presente su tutti i modelli in commercio, pur se previsto come obbligatorio dal codice della strada, è il campanello, mentre un altro elemento di differenziazione tra le varie city bike sono il tipo di bloccaggio di sella e ruote. Elemento che, nelle due tipologie di modelli nelle quali in pratica si declina, ha i suoi pro e i suoi contro, come vedremo di seguito.
I rapporti
I rapporti sono le “marce” di una bici, e, proprio come le marce di un’auto, la loro funzione è essenzialmente quella di agevolare la spinta del veicolo a diverse inclinazioni del percorso. Le marce alte consentono in buona sostanza di spingere la bici con maggiore forza in discesa o, una volta acquisita una certa velocità, in pianura, ma eseguendo meno pedalate. Per contro, le marce basse permettono di coprire una salita con meno sforzo, applicando alla pedalata meno forza ma con un ritmo più sostenuto (un maggior numero di pedalate, più “leggere”, al minuto).
Quasi tutte le city bike montano un cambio a manopola, come quello delle mountain bike: solo pochissimi modelli impiegano infatti un cambio analogo a quello delle bici da corsa, adottando il sistema a levette ai lati del manubrio. Il cambio a manopola (un settore nel quale l’azienda giapponese Shimano detiene di fatto una posizione dominante a livello planetario), che risulta molto più pratico, funziona tramite due manopole poste ciascuna su un lato del manubrio, accanto alle manopole dell’impugnatura, e operate dal ciclista mediante i pollici.
La manopola sinistra ha tre marce principali, mentre quella a destra ne presenta 6 o 7: moltiplicando il primo numero per il secondo si ottiene la quantità di rapporti (ossia le possibili combinazioni di marce) di cui la bici è capace, 18 o 21. Visto che, come detto poco sopra, la stragrande maggioranza di city bike impiegano cambi prodotti dalla stessa azienda, non si notano differenze apprezzabili in tal senso nei vari modelli in commercio. Una scelta più accorta in merito alla componentistica e alla disposizione della catena, evidentemente soprattutto sui modelli meno economici della gamma offerta dal mercato, determina a ogni modo un utilizzo dei rapporti che risulta più preciso e fluido, privo di scatti, in ogni condizione di guida.
Ruote e freni
Le ruote di una city bike, oltre che essere quasi completamente lisce, sono molto spesso più grandi di quelle di una mountain bike. E se l’effetto, sotto il profilo meramente estetico, è quello di ricordare in questo aspetto le vecchie bici da città, lo scopo alla base di una tale scelta va ravvisato essenzialmente in questioni di natura pratica.
Una maggiore comodità del ciclista è infatti ottenuta proprio garantendogli sempre una posizione eretta del busto (contrariamente alla posizione “sportiva”, piegata in avanti, che è costretto ad assumere chi guida una mountain bike): obiettivo raggiunto disponendo in linea di massima il manubrio significativamente più in alto rispetto al sellino e adottando ruote da 26 o da 28 pollici (laddove le ruote da mountain bike sono generalmente più piccole, allo scopo di consentire una maggiore resistenza agli urti).
Il sistema frenante di una city bike è soltanto in alcuni casi a disco: in linea di massima viene preferita una soluzione a pattino, il cosiddetto V-Brake (ossia “freno a forma di V”). Una parte in gomma (il pattino, per l’appunto) aderisce a un punto del cerchio della ruota quando azionato, tramite il comando di freno sul manubrio, dal cavo di trasmissione. Per quanto il meccanismo sia piuttosto semplice, le differenze in termini prestazionali fatte registrare dalle varie city bike sul mercato sono enormi.
E questo non solo perché una maggior cura nella scelta dei materiali costruttivi consente all’impianto frenante una maggiore efficacia oltre che una migliore resistenza, ma anche in quanto alcune aziende produttrici hanno applicato a questo sistema alcune interessanti innovazioni. Determinati modelli presentano infatti un sistema di frenata modulata, che impedisce alla ruota anteriore di bloccarsi di colpo in caso di frenata improvvisa, e pertanto alla bici di ribaltarsi. Una sorta di declinazione in salsa ciclistica, a ben vedere, del principio alla base dell’ABS usato su buona parte delle automobili odierne.
Fari, catarifrangenti e campanello
Questi tre elementi della city bike, i fari, le parti catarifrangenti e il campanello, sono indicati come obbligatori del Codice della Strada, si diceva poc’anzi. L’articolo 68 del Codice e gli articoli 223/4/5 del relativo Regolamento di esecuzione prevedono infatti come “dotazioni minime della bicicletta”, ovviamente, per un uso che se ne faccia sulle strade urbane, di un freno per ogni ruota e poi di “un campanello, un fanalino anteriore a luce bianca o gialla, uno posteriore di colore rosso”.
Ma non è tutto, il Codice elenca infatti anche la quantità e la disposizione dei catarifrangenti, il cui uso diventa obbligatorio di notte al pari delle luci, e che su ciascuna bici devono essere almeno sette: due per ogni pedale, uno per ogni ruota (da fissare ai raggi) e uno posteriore (rosso, mentre gli altri devono essere di colore giallo). Il sistema di illuminazione può funzionare invece a batteria o mediante una dinamo (ovvero alimentato tramite il movimento dei pedali: la soluzione storicamente più gettonata per i cicli di ogni tipo).
Nell’uso cittadino della bici, scopo per il quale evidentemente la city bike è nata, l’obbligo di utilizzare catarifrangenti e luci dettato dal codice non risponde solo a un eccesso di premura da parte del legislatore. Per quanto la bici si riveli nelle nostre metropoli un alleato prezioso di studenti e lavoratori, rappresentando un mezzo di trasporto rapido, ecologico, salutare ed estremamente economico, occorre tener presente nel suo utilizzo una serie di regole di prudenza.
E rendere la bici ben visibile agli automobilisti, al calar del sole, di queste regole rappresenta naturalmente una tra le più basilari. Ragion per cui, all’acquisto di una city bike, conviene valutare quali di questi elementi sono già presenti in dotazione, in quanto gli altri andrebbero comunque comprati a parte. Spesso, a mancare, è il secondo catarifrangente che, come visto, deve essere presente su ciascun pedale: molte aziende si limitano a montarne uno.
Il campanello, il sellino, gli specchietti
Altro dispositivo di sicurezza, fra quelli elencati nel paragrafo precedente, a far le spese del taglio di costi in sede di produzione da parte delle aziende è quasi sempre il campanello. “Di serie”, in pratica solo su pochi modelli, con buona pace della sua obbligatorietà prevista dal Codice della Strada. Occorre perciò dotarsi nella stragrande maggioranza dei casi a parte di un campanello, ma è possibile fare al riguardo di necessità virtù: nella scelta del campanello da montare sulla propria bici si potrà infatti scegliere un modello dal suono particolarmente alto. Va ricordato infatti che lo scopo dell’accessorio è quello di farsi udire in strada soprattutto dagli automobilisti, all’interno dei veicoli.
Il sellino, come detto a seduta più comoda di quello di una mountain bike, può essere a bloccaggio rapido. In breve per regolare l’altezza della sella non occorre alcun attrezzo: una levetta posta sul retro permette di sbloccare e bloccare il sellino senza dover svitare alcun bullone. Una soluzione che rende più agevole sollevare o abbassare la sella, soprattutto quando a utilizzare la bici sono più persone di statura diversa. Un principio simile è applicato anche alle ruote, che parimenti possono essere a sbloccaggio rapido o meno.
Lo sbloccaggio rapido delle ruote, non richiedendo alcun attrezzo, rende più agevole il compito a chi ad esempio deve smontare la bici per riporla nel bagagliaio dell’auto. Il contro è rappresentato però dal fatto che, in questo modo, si agevola anche il compito del potenziale ladro. Indispensabile, pertanto, quando si lascia incustodita una bici con ruote di questo tipo, assicurare la catena non alla ruota ma al telaio. Un altro elemento di cui le city bike non sono quasi mai dotate di serie, ma che pur vanta una sua indubbia utilità nel traffico cittadino sono gli specchietti. L’attenzione, in questo caso, va riposta nell’evitare le cadute laterali della bici, vista l’estrema fragilità dell’accessorio in questione.



In carica...