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Pianoforte
di Valeria Scotti |
Lasciarsi trasportare da romantiche melodie, perdersi nelle note senza spartito di un repertorio jazz o rilassarsi su motivi classici e sempreverdi. Il pianoforte è oggi uno degli strumenti più amati e anche più complessi tra quelli acustici. In questa guida tratteremo la storia, il funzionamento, la manutenzione e numerose curiosità circa questo affascinante strumento.
Storia del pianoforte
Il pianoforte ha origini molto lontane. Un primo prototipo di tale strumento sembra sia stato il monocordo, inventato da Pitagora nel 580 a.C. Il monocordo era suonato nelle chiese greche e romane con lo scopo di accompagnare i cori sacri del tempo. Migliorato poi nelle sue caratteristiche da Guido D’Arezzo, lo strumento si arricchì presti dei tasti e di un maggior numero di corde. Altri strumenti, che spesso sono stati associati al pianoforte odierno, sono il clavicembalo e il clavicordo.
Ma è alla fine del 1700 che appare quello che diventerà il pianoforte da noi conosciuto. Denominato all’inizio fortepiano, era interamente in legno con il rivestimento dei martelletti in pelle e offriva una meccanica moderna, seppur molto semplice rispetto a quella di oggi. Padre dell’invenzione fu Bartolomeo Cristofori, un liutaio di Padova legato alla corte di Ferdinando De’ Medici. Sebbene Cristofori fu soggetto a critiche, in molti cercarono di seguire il suo esempio.
Tra questi, Gottfried Silbermann creò il suo primo modello di meccanica per pianoforte ispirandosi ai disegni del progetto proprio di Cristofori. Se il fortepiano non riscosse molto successo tra gli italiani, in Germania fu accolto positivamente da molti musicisti. Tra i più entusiasti e attenti alle novità, vi fu Wolfgang Amadeus Mozart. Ancora, nel 1758, Christian Ernst Friederici presentò per la prima volta il pianoforte "a tavolo". Il gradimento di tale invenzione fu dato dal costo e dall’ingombro minore rispetto ai pianoforti a coda. Il Romanticismo regalò al pianoforte splendore e successo.
Le case costruttrici di allora, come la Blüthner, la Bechstein e la Ibach, gareggiavano tra loro al fine di produrre uno strumento che meglio si avvicinasse all’esigenza dei pianisti. E allora crebbe il numero, la lunghezza e il diametro delle corde, oltre a presentare un intelaiatura più spessa e resistente con rinforzi di metallo. Nel 1831 vide la luce il primo telaio interamente di metallo grazie all'inglese Thomas Allen.
Caratteristiche tecniche del pianoforte
La struttura interna del pianoforte è assai complessa. Analizziamola attentamente partendo però dall’aspetto immediatamente visibile ad occhio nudo, ovvero la parte esteriore dello strumento. Questa si compone di coperchio, fondo, fasce, gambe. I pianoforti verticali posseggono, in aggiunta a tutto ciò, il cancello e la tavola armonica dove sono stese le corde. Il materiale utilizzato per questi pezzi è generalmente il legno di pioppo e abete.
All’interno del pianoforte troviamo le parti fondamentali al funzionamento e alla riproduzione del suono. In particolare:
- La meccanica comprende i martelletti, gli smorzatori e le caviglie, denominate anche piroli. I martelletti sono tasselli di legno ricoperti in feltro che percuotono le corde al fine di produrre il suono. Gli smorzatori, sempre in legno e dal rivestimento di feltro, smorzano la vibrazione delle corde. Queste ultime, ai giorni nostri quasi tutte in acciaio, sono attorcigliate ai piroli, a loro volta conficcati nel pancone. Le corde si trovano orizzontalmente o verticalmente, disposte secondo il tipo di pianoforte (pianoforte a coda o pianoforte verticale).
- La tastiera poggia su una base di legno di abete e comprende 52 tasti bianchi in osso e avorio e 38 tasti neri di ebano. Per i pianoforti meno costosi, si utilizza la galalite.
- I pedali, solitamente due, sono il pedale del forte e il pedale del piano. Sono posti in basso al centro e vengono azionati, sia contemporaneamente sia in momenti diversi, dai piedi.
La meccanica del pianoforte è stata in passato oggetto di molti studi fino alla nascita di due diverse scuole di pensiero: la visione viennese e quella inglese. Alla fine del ‘700 la meccanica viennese ebbe un gran riscontro attraverso l’opera e la creatività di Johann Andreas Stein. Questi, grazie ai suoi pianoforti, ebbe modo di farsi conoscere presto e di essere apprezzato dai più grandi musicisti dell’epoca come Mozart.
Tipi di pianoforte
Il pianoforte è tra gli strumenti musicali più antichi. Il suo funzionamento, abbastanza complesso, consta di alcuni passaggi. I tasti agiscono sulla meccanica che muove i martelletti; a loro volta questi battono una o più corde, provocando la vibrazione di esse. Nasce così il suono, amplificato poi grazie alla tavola armonica. In base al tocco che si decide di imprime ai tasti, le note possono essere suonate a volumi diversi. Diversi sono i tipi di pianoforte anche se, in particolare modo, due sono i più conosciuti:
- Pianoforte Orizzontale
Denominato anche pianoforte a coda, è utilizzato soprattutto per eventi musicali dal vivo o per gli studi classici del Conservatorio. Il pianoforte di questo tipo si poggia su tre gambe, ha una disposizione orizzontale e quindi una maggiore estensione delle corde. Inoltre il pianoforte a coda, a seconda della sua lunghezza, può essere tutta coda, mezza coda e gran concerto.
- Pianoforte Verticale
E’ il più acquistato per un uso privato e domestico. Ha un costo nettamente inferiore e dimensioni ridotte rispetto al pianoforte orizzontale.
- Pianoforte Digitale
Esiste inoltre il pianoforte digitale. Interamente elettronico, riesce a riprodurre fedelmente i suoni di un classico pianoforte. Le dimensioni ridotte, la possibilità di collegarvi cuffie e computer e il fatto di non necessitare di operazioni di accordatura lo rendono uno strumento adatto soprattutto a un pubblico giovane.
Tornando al pianoforte verticale, questo ha una ricca storia nel suo passato. Dalla sua struttura sono nati diversi tipi. Il più antico è senz’altro quello a giraffa, inventato a metà del ‘700 da un certo Domenico Del Mela. Quello a piramide fu costruito nel XVIII secolo, mentre in Inghilterra vide la luce il cabinet nella prima metà del XX secolo. A Parigi, nel 1815 nacque il pianino caratterizzato da corde incrociate in diagonale per offrire comunque un suono più ampio nonostante le piccole dimensioni dello strumento.
Accordatura e manutenzione del pianoforte
Accordare un pianoforte significa registrare le frequenze con cui vibrano le corde e curarne l’intonazione. Si potrebbe affermare che l’accordatura di tale strumento è un’arte. Questo lavoro richiede professionisti esperti dall’orecchio finissimo, grande sensibilità al suono e abilità manuale, oltre al rispetto verso lo strumento. Ogni pianoforte possiede una propria identità ed un proprio timbro. Gli accordatori sono figure professionali sempre più rare oggi. Necessitano di una buona conoscenza delle nozioni di acustica musicale e delle teorie di accordatura.
Si sconsiglia altamente di cimentarsi in questa operazione se non si conoscono le nozioni esatte e non si ha esperienza nel campo per evitare danni poi irreparabili. Si preferisce inoltre affidarsi a un’accordatura ad orecchio, più affidabile rispetto a quella eseguita con apparecchi elettronici. Solitamente si richiede un’accordatura del pianoforte almeno due volte l’anno e si preferisce che l’operazione avvenga a domicilio, per evitare problemi in un’eventuale trasporto dopo il lavoro eseguito. In caso di professionisti e quindi di un utilizzo quotidiano e ripetuto, può rendersi necessaria anche un’accordatura ogni uno/due mesi.
Così come in eventi musicali, il pianoforte necessita di essere accordato prima e dopo ogni esibizione. Anche l’usura della meccanica dello strumento e le condizioni climatiche sfavorevoli, come l’aumento della temperatura e un forte tasso di umidità, possono rendere necessari interventi più frequenti. Per questo motivo, si consiglia sempre di tenere lo strumento distanti da fonti di calore casalinghe, come i termosifoni. I pianoforti di recente acquisto e dunque con corde nuove, richiedono un assestamento nell’ambiente ove sono posizionati e quindi diverse accordature ravvicinate.
Il prezzo richiesto da un accordatore professionista per un suo intervento varia dai 50 ai 100 euro. L’assenza della necessaria e periodica manutenzione del pianoforte può arrecare gravi danni, come la perdita parziale di sonorità dello strumento. Da non sottovalutare anche la presenza di polvere che, insediandosi nelle guarnizioni della meccanica, causa un maggiore consumo di queste.
Come scegliere un pianoforte
Difficile parlare di criteri precisi e comuni a tutti nella scelta di un pianoforte. Un tipo può essere preferito ad un altro per una pura questione di gusto estetico. Anche perché, solitamente, non vi è alcun tipo di legame tra l’aspetto del mobile del pianoforte e la sua resa musicale. Certo è che, in caso di normali appartamenti, sarà difficile collocare un pianoforte a coda.
Si rende quindi necessario orientare la propria scelta verso un pianoforte verticale, dalle corde meno estese e quindi da una minor resa sonora. La resa, comunque, deve essere relazionata anche in base all’ambiente ove il pianoforte è posto. Camere dotate di moquette e tappezzeria alle pareti assorbono la potenza del suono, mentre le mura spoglie l’ amplificano, anche se in alcuni casi si può verificare lo sgradevole “effetto eco”. La meccanica non va trascurata, anzi. Preferibilmente nuova e soggetta ad accorti interventi di manutenzione, permetterà una qualità migliore del suono, così come un utilizzo più prolungato dello strumento senza paura di affaticarsi troppo. Il suono, re indiscusso per qualsiasi strumento musicale, è un elemento da non sottovalutare. Si compone di due aspetti:
- Il volume, ovvero l’intensità dell’emissione del suono. Il risultato è dato da varie componenti del pianoforte, come la lunghezza delle corde, le specifiche caratteristiche della tavola armonica e dal rivestimento in feltro dei martelletti.
- Il timbro, ovvero la “carta d’identità” del suono. Il timbro è diverso in ogni pianoforte. Ciò è dovuto alle differenze nella forma dell’onda sonora. Possiamo parlare di un timbro scuro, quasi soft o di un timbro chiaro, più vivace e squillante.
Risultano certamente più pregiati ed anche più costosi i pianoforti che presentano uniformità sia dal punto di vista del volume che del timbro. Purtroppo un punto di equilibrio tra questi due elementi non è sempre semplice da raggiungere, anche per i costruttori più esperti.
Migliori marche di pianoforte
Acquistare un pianoforte significa investire una cifra consistente per uno strumento che potrebbe accompagnarci, con le dovute cure, per molti decenni della nostra vita. Ha anche una valenza estetica dato che ci si aspetta che vada ad arricchire e ad abbellire la nostra casa, diventando così un elegante complemento d’arredo. Ve ne sono d’epoca, intarsiati, decorati o modernissimi.
Prima di effettuare un acquisto così importante, il noleggio di un pianoforte per un breve periodo di prova è consentito e consigliato per chi è indeciso sulle varie caratteristiche e sulle proprie necessità e aspettative relative allo strumento. Tra le marche più famose di pianoforti attualmente in commercio, anche se non sempre facilmente reperibili, c’è in primis lo Steinway & Sons, considerato dagli esperti del settore la Ferrari dei pianoforti. Il soprannome è dovuto alle sue ottime prestazioni teniche e al volume eccezionale del suono. Seguono poi la Yamaha, che da anni si occupa di produrre serie di pianoforti dal prezzo accessibile, circa 2.500 euro di partenza, con un’ottima qualità, Kawai, Bechstein e Pleyel, quest’ultimo famoso per essere stato il pianoforte del grande Chopin.
E poi ancora la casa austriaca Boesendorfer che recentemente ha prodotto, in collaborazione con Porsche Design, un vero gioiello per i musicisti e per gli amanti dell’arredo ultra moderno. Parliamo di un pianoforte dalle superfici in alluminio argentato brillante e laccato metallico grigio. Acquistare uno strumento usato, scelta adottata da molte persone, porta certamente a un notevole risparmio economico, ma non è detto che non si possa incorrere in sgradevoli sorprese. Ciò potrebbe avvenire a causa di una pessima conservazione dello strumento e di un’errata manutenzione del proprietario precedente. Il passare degli anni, infatti, provoca un normale invecchiamento della parte meccanica, la parte più importante del pianoforte e anche la più soggetta a usura. Troppo onerosi, e talvolta anche insufficienti per ripristinare la situazione d’origine dello strumento, sono gli interventi da parte di restauratori competenti.
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