Fabrizio de Andrè diceva: “ La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: 24 mila km di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come paradiso”.

Mentre lo scrittore vittoriano David Herbert Lawrence ne parlava in questi termini: “ Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un’altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa”.

Informazioni generali

La Sardegna è una regione autonoma a statuto speciale; il riconoscimento di questa sua specialità è stato sancito fin dal 1948 nella Costituzione, che permette alle istituzioni della regione di godere di un’ampia autonomia amministrativa e culturale.

In effetti la Sardegna è storicamente molto legata alla Corsica ed insieme hanno sviluppato una cultura particolare, con specifiche peculiarità linguistiche ed etniche. La differenza dalle altre regioni italiane dipende anche dalla sua insularità, nonostante fin da tempi antichi esistessero contatti abbastanza stretti con le regioni continentali, in particolare con la Toscana e con il Lazio.

La bellezza della regione è stata sempre decantata da scrittori e viaggiatori, che sono rimasti affascinati dalla sua flora e dalla sua fauna, uniche al mondo, dalle sue spiagge e dal suo mare cristallino, che si accostano a preziose testimonianze storiche del periodo nuragico, fenicio, punico e romano. Il termine Sardegna deriva sicuramente dal popolo che la abitava nell’antichità, i Sardi appunto. I Greci la chiamavano Hyknusa o Incussa, i Latini Sandalion. La Sardegna ha anche una bandiera ufficiale: la bandiera dei quattro mori, che è stata utilizzata fin dai tempi di Pietro I di Aragona.

Torna su

Geografia

Con i suoi di 24.090 km² di superficie, la Sardegna è la terza regione italiana per estensione e la seconda isola più grande nel Mediterraneo. Il mar Tirreno la separa circa 187 km dalle coste della penisola italiana; a sud invece il canale di Sardegna la divide dalla Tunisia con 184 km. Solo 11 km a nord invece si trova la Corsica: le due isole sono separate dalle Bocche di Bonifacio. Infine ad ovest il Mar di Sardegna la separa dalle isole Baleari e dalla penisola iberica.

La Sardegna è un vero e proprio microcosmo di montagne, colline, pianure e coste che formano un territorio selvaggio. La Sardegna ha circa 2400 km di coste di tutti i tipi: promontori, insenature profonde, calette e baie appartate, ma anche rocce a strapiombo; il mare cristallino ha lo tonalità più svariate: azzurro, turchese, verde smeraldo, blu cobalto…le coste sono articolate ad Oriente nel golfo di Orosei, a sud nel golfo di Cagliari, in quello di Oristano ad occidente ed in quello dell’Asinara a nord.

L’isola è circondata da moltissime isole minori: le più importanti sono l’isola di Tavolara, l’arcipelago della Maddalena e Caprera, l’Asinara, San Pietro e Sant’Antioco. L’87% del territorio è montuoso o collinare; le montagne sono costituite da rocce antichissime, sottoposte ad un continuo e lento processo di erosione che le porta ad avere una forma arrotondata. Le vette più alte si trovano nella parte centrale dell’isola. Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio. La pianura più ampia è il Campidano che separa i monti dell’Iglesiente dai rilievi a settentrione. I corsi d’acqua hanno per lo più carattere torrentizio e sono stati spesso sbarrati da dighe: in questo modo i bacini artificiali vengono utilizzati per l’irrigazione.

Torna su

Storia

I ritrovamenti più antichi (selci rudimentali) rinvenuti in Sardegna risalgono al Paleolitico inferiore tra i 500.000 ed i 100.000 anni fa; le trecce cominciano ad essere più abbondanti dal neolitico in poi, cioè dal 6.000 a.C.: gli uomini del neolitico conoscevano l’agricoltura e l’allevamento, la tessitura e vivevano all’aperto o in grotte naturali. Questo popolo aveva sviluppato molto l’architerrura funeraria: costruivano i dolmen e menhir oppure le domus de janas (che significa casa della fate o delle streghe). In Sardegna dono stati ritrovati più di 7.000 nuraghi, tombe megalitiche e centinaia di piccoli villaggi che sono oggi la testimonianza di una civiltà davvero misteriosa.

I nuragici, i costruttori di torri, furono un popolo di guerrieri, naviganti, pastori e contadini. La loro organizzazione sociale era caratterizzata dalla divisione in tribù e dominarono l’isola per oltre 1.000 anni, fino a quando non furono sconfitti da Cartagine e dai Romani.

Da quel momento in avanti la Sardegna rimase frammentata: nelle valli e sulle coste governavano i vincitori, nelle zone interne e più difficili da raggiungere sopravvisse la cultura nuragica. Si può quindi dire che la civiltà nuragica si sviluppò dalla prima età del bronzo, fino al II secolo d.C. convivendo contemporaneamente anche con la cultura fenicia, punica e romana. A seguito delle guerre puniche i romani si impossessarono della regione e anche se in un primo momento dovettero lottare a lungo con i sardi, successivamente si realizzo una graduale integrazione.

Con la caduta dell’impero romano la regione fu occupata dai Vandali che la trasformarono in un presidio militare fino a quando, nel 534 d.C. la conquistarono i Bizantini. A partire dall’VIII secolo i sardi si trovarono costretti ad affrontare una nuova potenza: gli Arabi. Da questo momento i Sardi decisero di organizzarsi attraverso la forma di governo dei Giudicati: ne esistevano quattro, amministrati da un giudice che deteneva il potere e amministrava il territorio.

La lotta contro gli Arabi fu possibile grazie all’appoggio di Genova e Pisa che cominciarono però da allora ad esercitare un maggiore controllo. Intorno al 1323 la Sardegna conobbe la civiltà aragonese che bloccò lo sviluppo della regione ed il processo di rinnovamento culturale, sociale ed economico che c’era stato fino a quel momento. Per riuscire ad unificare il regno di Sardegna e Corsica gli Aragonesi dovettero fronteggiare i sardi per più di un secolo. Dal 1479 al regione entrò a far parte della Corona di Castiglia. Passò poi per un breve periodo agli austriaci fino a quando non fu ceduta nel 1947 al Piemonte, diventando insieme a questa regione il punto di partenza del risorgimento italiano e dell’unità d’Italia.

Torna su

Demografia

Il territorio sardo è scarsamente abitato: la densità della popolazione è di 68 abitanti/ km² (solo la Valle d’Aosta e la Basilicata sono meno densamente popolate), su una popolazione di un milione e seicentomila abitanti; questo dato è la condizione che ha reso possibile il fatto che la regione sia, rispetto a quelle europee, caratterizzata da un’economia moderna e variegata che però sa convivere con un patrimonio naturale ancora incontaminato.

La popolazione comunque è equamente distribuita nelle varie province, tranne in quella di Cagliari dove la densità è più elevata (anche se comunque inferiore alla media nazionale). Nel corso della storia l’isola, grazie alle sue ricchezze e alla sua posizione al centro del Mediterraneo, è stata sempre una meta ambita per i conquistatori e questo favorì l’immigrazione verso questa regione: Cartaginesi e Romani deportarono sull’Isola moltissimi schiavi affinché lavorassero nelle miniere o come agricoltori.

Durante il dominio degli Aragonesi l’isola fu raggiunta da genti iberiche, poi in epoca moderna anche da pescatori provenienti da Torre del Greco e da Ponza. Mussolini poi fece emigrare qui molti veneti che dovevano dedicarsi alla bonifica dell’area attorno ad Oristano e molti minatori giunsero da diverse parti d’Italia. Infine, nel 1947, in seguito all’epurazione etnica in Istria e Dalmazia, giunsero i Giuliano-Dalmati che si stabilirono presso Alghero.

La Sardegna ha sempre avuto una tradizione di emigrazione, che si è fatta molto consistente a partire dal dopoguerra, quando i lavori per la costruzione delle opere pubbliche terminarono e moltissima gente rimase senza lavoro. Così iniziò un intenso flusso migratorio diretto soprattutto in Italia settentrionale dove si stabilirono 200.000 sardi. Coloro che non volevano rinunciare alle proprie tradizioni pastorali ed agricole si trasferirono invece in Romagna, in Toscana e nel Lazio. Circa 150.000 sardi invece si diressero in altri stati europei, in Germania, in Svizzera, in Francia ed in Belgio, oppure in epoca più recente anche in Australia e nelle Americhe. Oggi i sardi che vivono al di fuori della loro isola sono circa 500.000.

Torna su

Turismo e notizie

La Sardegna è nota in Italia e nel mondo per le sue favolose spiagge, per il mare limpidissimo, per il suo clima temperato che rende il soggiorno del turista sull’isola piacevole durante quasi tutto l’arco dell’anno. Il capoluogo della regione è Cagliari dove la spiaggia di Poetto bianca e a tratti rosata, si estende diversi km fino a Quartu, che è la terza città della Sardegna per numero di abitanti (oltre 60.000).

Cagliari è circondata da moltissimi stagni dove nidificano i fenicotteri, oltre che dal mare e conserva resti della civiltà punica ma anche medioevali. A nord Sassari ospita un importante museo archeologico eil Duomo gotico di san Nicola. Nell’interno della regione invece si trova Nuoro, interessante per i suoi musei. La città capoluogo di dimensioni minori, ma davvero notevole per bellezza è Oristano. Una città che sicuramente merita di essere visitata è anche Alghero.

Nella parte orientale si trova la bellissima costa Smeralda , di cui tutti hanno sentito parlare, poi Santa Teresa, la Gallura e a nord-ovest dell’isola Stintino e l’isola dell’Asinara posta di fronte, oggi oasi diventata Parco nazionale. Scendendo lungo la costa orientale si trovano le famose baie nel Golfo di Orosei, le spiagge di Cala Luna, Cala Mariolu e cala Sisine. Mete di fama internazionale sono: Porto rotondo, Villasimius, San Teodoro, Pula, Orosei, Stintino, la Costa Smeralda, porto Cervo, Santa Teresa, Palau, Olbia, La Maddalena, Alghero…

La Sardegna è dunque il luogo ideale per chi vuole coniugare una vacanza al sole, ma osservare anche i reperti archeologici, che è praticamente impossibile non notare: esistono infatti nell’isola più di 7.000 nuraghi, e poi tombe megalitiche, menhir…accanto a questi monumenti storici non si può non parlare di meravigliosi monumenti naturali: gli imponenti massicci granitici, le pareti a picco, valli ripide e soprattutto gli enormi faraglioni che si ergono dalle acque. Attrattive per il turista sono anche le numerose feste popolari che si tengono prevalentemente durante tutto il periodo estivo.

Torna su

Economia

Nei tempi antichi la pastorizia, l’agricoltura e l’allevamento erano le attività economiche principali, poi l’isola divenne ben presto il centro di intensi traffici commerciali. Le ricchezze erano rappresentate dall’ossidiana, dallo zinco, dal rame, dall’argento: le miniere attualmente, dopo secoli di intenso sfruttamento sono in via di estinzione e quelle regioni preferiscono oggi puntare su altre attività, soprattutto su quella turistica.

Il turismo si può dire l’attività trainante della Sardegna, all’inizio diffuso sopratutto nella zona settentrionale e ora in continuo aumento anche nelle altre aree. La costruzione di strutture turistiche esclusive in Costa Smeralda è iniziata negli anni sessanta: da subito si caratterizzò come turismo di lusso. Negli ultimi anni però si sta diversificando sempre di più .

Il settore che impiega il maggior numero di persone è il terziario con il 67,8% di occupati. L’allevamento è comunque un’attività significativa: un terzo degli ovini e dei caprini italiani viene allevato in Sardegna. L’agricoltura è legata alla produzione del vino e del carciofo (che è l’unico prodotto agricolo che esporta la Sardegna), anche se le opere di irrigazione e bonifica hanno reso possibile anche coltivazioni di ortaggi e frutta.

Torna su

 

Prodotti correlati

 

Home page

 
  Cerca tra le guide gratuite