Diventa Fan

Previdenza complementare

La previdenza complementare è una rendita aggiuntiva rispetto a quella normalmente offerta dallo Stato quando si raggiunge l’età pensionale. Chiunque può usufruirne, e può spesso rivelarsi uno strumento molto utile quando ci si accorge che la cifra della propria pensione non tale da garantire il tenore di vita desiderato o comunque troppo basso.

Previdenza complementare

Quando nasce

La previdenza complementare accessibile a tutti i lavoratori nasce nel 1992 con la Riforma Amato, che dispone la possibilità di richiedere al Tfr un finanziamento per l’ottenimento della cosiddetta “seconda pensione”. L’idea di una pensione aggiuntiva, che si affianca a quella di base garantita dallo Stato, è stata realizzata soprattutto per avvicinarsi alle esigenze delle nuove generazioni (ma anche di quelle attuali) che, in un Paese in cui il costo della vita sale sempre di più, potrebbero sentire il bisogno di un reddito maggiore rispetto a quello che le leggi odierne offrono. Nel 2007, la previdenza complementare diviene l’oggetto di un’importante riforma che le conferisce molto più credito rispetto al passato.

Le date da ricordare

La storia del sistema pensionistico italiano è costellata da una serie di date molto importanti, che sanciscono la sua evoluzione nel corso degli anni:

  • 1898
    E’ questo l’anno in cui nasce la Cassa Nazionale di Previdenza per l’Invalidità e la Vecchiaia degli operai, istituto che mira a garantire i diritti dei lavoratori in età avanzata rendendo, fra le altre cose, obbligatorie le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro.
  • 1846
    In quest’anno e nei successivi venne resa obbligatoria l’assicurazione di invalidità e vecchiaia per una larga fetta dei lavoratori non a servizio dello Stato.
  • 1933
    Il nome “Cassa Nazionale di Previdenza per l’Invalidità e la Vecchiaia” viene modificato in “Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale” (INPS).
  • 1939
    Nasce la “pensione di reversibilità”.
  • 1965
    Viene concessa la pensione obbligatoria ai lavoratori autonomi. Quattro anni dopo, la pensione sociale qui introdotta viene estesa a tutti i cittadini di età superiore o uguale a 65 anni e con basso reddito.

E’ solo in tempi recenti che è stato introdotto il concetto di integrazione della pensione pubblica con altri rendimenti pensionistici quali, ad esempio, quelli ottenibili con la previdenza complementare.

Fondo pensione

Nel 1993, il Dlgs n°124 introduce nel sistema legislativo italiano il concetto di “Fondo Pensione”, e lo suddivide in 2 categorie, ovvero “fondi aperti” e “fondi chiusi”. I fondi aperti sono fondi pensionali accessibili a qualunque categoria di lavoratori: l’unica limitazione è data dal requisito obbligatorio di non avere aderito ai fondi chiusi. Per accedervi, è necessario semplicemente rivolgersi ad un intermediario finanziario locale (banca o compagnia di assicurazione). I fondi chiusi sono invece dei fondi riservati solo ad alcune categorie di lavoratori, come ad esempio quelli appartenenti a cooperative o lavoratori autonomi e liberi professionisti; per questo motivo, sono promossi direttamente dai sindacati o dai datori di lavoro.

Quando la quota da versare di volta in volta nel fondo pensione è stata fissata in anticipo, si utilizza una tipologia di fondo denominata “a contribuzione definita”; tale opzione è l’unica che può essere stipulata dai lavoratori dipendenti e da coloro che fanno parte di cooperative. I lavoratori autonomi e i liberi professionisti hanno invece accesso ai cosiddetti fondi “a prestazione definita”: la quota da raggiungere a fine contribuzione è fissata e nota sin dall’inizio della stipula del contratto. Solo per queste ultime due categorie di lavoratori, inoltre, è possibile sottoscrivere anche un fondo a contribuzione definita. Con la legge 243/94 si è introdotta la possibilità di poter far confluire nella previdenza complementare il Tfr; questo passaggio avviene in maniera naturale salvo esplicita dichiarazione preliminare del lavoratore, che va fatta nel caso in cui egli preferisca continuare ad accumularlo. Per informazioni più specifiche sul rapporto che si instaura tra lavoratore e Tfr si rimanda alla lettura della normativa italiana a riguardo.

I rendimenti non sono garantiti

E’ importante far notare che i rendimenti dei fondi complementari, a differenza del Tfr, non sono sempre garantiti. Mentre per il Tfr l’INPS stabilisce un “Fondo di garanzia” da cui attingere in caso di bisogno per il Tfr, ciò non viene previsto per la previdenza complementare. Ciò però non significa che i fondi complementari siano del tutto inaffidabili e non soggetti ad alcun controllo: esiste, anzi, un’autorità che si interessa del controllo dei fondi pensione (sia aperti che chiusi), chiamata Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (CONVIP). Si tratta di un unico istituto sotto il cui controllo confluiscono anche i Pip stipulati dalle compagnie di assicurazione. Dei contratti privati si occupa anche l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private (ISVAP). Infine, a ulteriore garanzia di tutela per i lavoratori, la normativa dispone la separazione patrimoniale, amministrativa e contabile delle risorse finalizzate alla rendita complementare da quelle appartenenti al Fondo del lavoratore.